Fare trading con che cosa?
Chi fa trading da tempo si è mai chiesto perchè usa certi strumenti e non altri? e certi sottostanti e non altri? sicuramente sì perchè altrimenti non farebbe trading da tempo…
Il trader bravo è bravo perchè guadagna regolarmente con una tecnica efficace, un buon controllo dei propri comportamenti e perchè ha saputo scegliere fra decine centinaia migliaia di strumenti/sottostanti quello giusto, cioè quello che gli assicura le migliori performance a parità di tecnica e di autodisciplina. In altre parole il bravo trader ha anche stabilito dei CRITERI DI SCELTA dello strumento/sottostante, si è visionato una bella quantità di roba potenzialmente utile per fare trading, ne ha scartata subito una valanga sulla carta perchè mancante dei requisiti essenziali, ne ha messa alla prova un tot e poi ha finalmente deciso con cosa operare (evviva…).
E’ vero o no che i bravi trader si comportano così?
Chi guadagna con regolarità da anni e non ha seguito questo approccio razionale significa che il suo intuito è tale da potersi considerare un piccolo grande genio e quindi va dove lo porta il suo sesto senso e non ha bisogno di tenersi aggiornato nè tanto meno continuare a leggere.
Chi invece perde con regolarità o pensa di essere in “pari o in leggero guadagno” senza aver mai tenuto una contabilità scritta delle sue performance e fosse interessato a guadagnare con conti alla mano, dovrebbe cominciare a valutare criticamente e oggettivamente il suo modus operandi. Ci riuscirà?
Criteri di scelta dello strumento
1. Rispondendo NO a queste domande lo strumento è da scartare.
Il vostro broker/banca ce l’ha quello che vorreste?
E’ quotato su mercato regolamentato?
Il suo mercato è liquido? ci sono tanti scambi? i market maker si comportano bene anche nei fast market?
Il book presenta uno spread bid/ask stretto?
A titolo di esempio: fra gli strumenti normalmente offerti dai broker nostrani i certificati, le small cap e le stock option italiche sono tutti strumenti poco efficenti, quindi da non prendere in considerazione.
2. Derivati o non derivati?
Maggiore è il rischio e maggiore sarà la vostra perdita ma talvolta si guadagna anche e bene. Questa è la regola generale. Qui la scelta è innanzitutto soggettiva e in seconda battuta dipende dall’offerta di prodotti del vostro broker: se lui non vi dà i future quotati al CME o tutti i titoli del Nasdaq e voi siete convinti che su questi mercati ci sia il sottostante giusto, cambiate broker senza esitazione.
3. Derivati
Fondamentalmente sono tre: covered warrant, future e opzioni. Il primo, nella variante vaniglia, è una bruttissima copia delle opzioni e quindi va scartato.
Delle opzioni qui non parlo perchè è da anni che ne parlo.
Resta il future.
Per me (ripeto: “per me”) il future ideale deve:
– essere trattato dalle ore 08.00 alle 22.00 (povero fib…)
– avere grande liquidità (già detto)
– avere bassa volatilità storica rispetto ad altri future
– marginare il meno possibile
– essere sottostante di opzioni
– essere trattato da un broker che offre piattaforme e un servizio accettabile (e qui il discorso si farebbe lungo e raccapricciante)
– disporre in internet di siti affidabili per aggiornarsi e confrontarsi su quel future
– avere un “manovratore” (il trader!) che sappia cos’è la marginazione e che sappia implementare tecniche di controllo del rischio; va da sè che ha anche esperienza di legnate.
Un future non vale assolutamente l’altro. Per i derivati quello che conta in primis è il sottostante e poi le caratteristiche (tecnicalità) dello strumento; talvolta le tecnicalità sono talmente sfavorevoli da da dover rinunciare al sottostante.
Se non sapete implementare tecniche di controllo del rischio allora non dovete scegliere i derivati.
Lo stoploss è una tecnica accettabile e quasi insostituibile nel caso dei future. I future che meglio rispondono a queste caratteristiche sono quelli con sottostante BOBL, BUND, AUDUSD e GBPUSD. Quindi scarto a priori gli azionari. Chi continua a fare azionario ha mai provato coi suddetti quattro? se NO, se non avesse mai provato, si chieda perchè e se vuole ne discutiamo; se invece avesse provato e poi è tornato all’azionario sarebbe interessante avere le sue osservazioni.
4. Azioni e ETF
Ferme restando le limitazioni e i criteri anzidetti qui la discriminante è una sola: POSSO TRADARE AL RIBASSO?
Quando penso che milionate di piccoli trader in tutto il mondo continuano a speculare con le azioni SOLO al rialzo mi scoppia la testa, ma perchè? qual’è la logica? perchè devo andare in auto con tre marce quando ne posso usare cinque? perchè non devo poter fare trading in su e in giù?
Per fortuna ci sono alcuni etf short molto liquidi ma qui, con gli etf, si apre un’altra questione: l’algoritmo di benchmark nella pancia dell’ETF replica in modo efficiente il mercato? siccome ci sono molti ETF sia long che short che non funzionano bene, soprattutto quelli introdotti per primi e a leva, occorre sempre confrontare la performance dello strumento con quella del suo benchmark.
Criteri di scelta del sottostante
Tutti i derivati e ETF hanno un sottostante; le azioni sono strumento e sottostante in un blocco unico per cui non parlo.
Gli ETF che rispondono ai requisiti tecnici prima elencati hanno sottostante azionario o valutario, e non dico di più.
Coi derivati i criteri di scelta che suggerisco sono pochi:
– volatilità “limitata”, ovvero nei momenti di fast market la variazione di volatilità rispetto ad altri sottostanti deve essere inferiore
– sottostante che abbia “comportamenti” (variazioni di prezzo) il più possibile agganciati a “fattori fondamentali”
Qui la rosa dei derivati si stringe ai soli future sui governativi USA e tedeschi.
….e anche la scelta razionale di uno strumento/sottostante è un modo per distinguerci dai giocatori d’azzardo e dai trader della speranza…
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