SpaceX IPO da record: le verità che non ti vengono dette
Fonte immagine: NBC News
Eccoci al D-Day, o meglio X-Day. Oggi al Nasdaq suona la campana per SPCX. 135 dollari a azione. Un 1.770 miliardi di valutazione, 555,6 milioni di azioni vendute, 75 miliardi raccolti. Aramco spazzata via, record polverizzato. Musk che resta padrone con oltre l’82% dei voti grazie alle azioni a doppia classe.
Fin qui lo sanno tutti. Te lo racconta qualsiasi giornale.
Quello che non ti raccontano è chi sta davvero comprando. Non il mercato. Non la fiducia cieca in Elon. Una macchina. Sorda, obbligata, che del prezzo non sa nulla e nemmeno gliene importa.
Il bid che non guarda il cartellino
Mettiamola così. Ne ho parlato in altri post ma mettiamo ordine. A marzo Nasdaq ha riscritto le regole di casa propria. Prima una matricola aspettava tre mesi prima di entrare nel Nasdaq 100. Adesso bastano quindici giorni di contrattazioni. MSCI fa pure di corsa: dal primo giorno utile dopo la quotazione SPCX entra nei suoi indici globali, World e ACWI, tra i dieci titoli più pesanti.
Tradotto in soldi veri. Ogni fondo che replica il Nasdaq 100, ogni QQQ del pianeta, da inizio luglio dovrà vendere pezzi di Apple, Microsoft e Nvidia per fare spazio a un titolo solo. Non perché un gestore abbia deciso che vale la pena. Perché il benchmark lo ordina.
Circa 1.400 miliardi di dollari inseguono il Nasdaq 100. E il flottante di SpaceX? Risicato, tra il 2,86% e il 3,75%. Una folla di compratori obbligati che si accalca su una porticina. La “fisica del mercato” la conoscete: pressione su superficie piccola, prezzo che schizza.
Il loop che si morde la coda
Quindi è chiaro. I fondi comprano perché SpaceX è nell’indice. Il prezzo sale. Salendo, sale anche il peso nell’indice. E più pesa, più ne devono comprare per restare allineati. Moto perpetuo applicato alla finanza, che gira meraviglioso finché qualcuno non stacca la corrente.
E la corrente, prima o poi, qualcuno la stacca. Il lock-up sulle azioni di Musk e degli insider dura 366 giorni. La scarsità ha una data di scadenza scritta sul calendario. Quando quel flottante si moltiplica, la giostra gira al contrario.
C’è un dettaglio che vale più di mille analisi. L’S&P 500, l’indice più seguito al mondo, si è rifiutato di cambiare le sue regole. Niente scorciatoie, mantiene i dodici mesi di rodaggio, i requisiti di utile e di flottante. Quando l’arbitro più rispettato della sala guarda il tavolo e dice no grazie, un motivo di solito c’è.
I numeri che restano fuori dalle slide
Ricavi 2025 a 18,7 miliardi, su del 33%. Ma perdita netta di 4,9 miliardi, dopo un utile di quasi 800 milioni l’anno prima. Circa 95 volte le vendite. Morningstar la definisce senza giri di parole significativamente sopravvalutata.
Come scrivono Murray e Sammon in uno studio del 2026 ripreso da Acadian, questo giochino produce esiti pessimi per chi sta dentro gli indici: il prezzo sale prima dell’inclusione e poi scende, anche del 10%, perché il rodaggio è troppo corto. Non lo dice un gufo qualsiasi. Michael Burry ha rilanciato le critiche, il veterano George Noble ha parlato di manipolazione spudorata dell’indice.
Poi c’è il regalo al popolo. Il 30% dell’offerta riservato al retail, il triplo della norma. Te lo vendono come democratizzazione della finanza. Il punto è un altro. Quando l’istituzionale ti lascia generosamente la fetta grossa invece di tenersela, raramente è beneficenza. Il Comptroller di New York ha scritto a FTSE Russell denunciando il conflitto: Nasdaq gestisce sia la Borsa sia l’indice, e ha cambiato le regole dal lato indice per ingrassare il lato Borsa.
Diciamocelo. Tutto molto coreografico e sexy per l’investitore retail.
Se possiedi un ETF sul Nasdaq 100, da inizio luglio sei socio di SpaceX. Non l’hai scelto tu, l’ha deciso un regolamento riscritto su misura per un cliente solo. Quindi la domanda da farsi stamattina non è quanto corre SPCX oggi. È un’altra. Cosa succede al tuo QQQ tra 366 giorni, quando la scarsità finisce e la macchina che oggi compra a prezzo qualsiasi si ritrova con la dispensa piena e nessun motivo per alzare ancora la mano?
OK OK ora è presto per parlarne, godiamoci lo spettacolo. The show must go on, as usual!
STAY TUNED!
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