Fed e BCE nel Vortice Stagflazionistico: Quando il Dot Plot Vale più della Decisione

18 Marzo 2026 09:10

Alle 20.00 di oggi, ora italiana, Jerome Powell si siederà davanti ai microfoni per la penultima volta da presidente della Federal Reserve. La decisione sui tassi è già scritta (hold al 3,50–3,75%, quasi nessuno scommette diversamente) e il mercato lo sa perfettamente. Il CME FedWatch tool mostra oltre il 97% di probabilità che i tassi restino fermi.  Ma la vera partita si gioca altrove: nel dot plot, quell’insieme di puntini che sintetizza le aspettative dei membri del FOMC e che oggi potrebbe spostarsi da uno a zero tagli previsti per il 2026. Un centimetro sul grafico. Conseguenze enormi sui mercati.


Il punto è un altro, però. E va detto senza giri di parole.

La Fed si trova inchiodata in una trappola costruita dalle stesse mani che oggi urlano di abbassare il costo del denaro.

  • A febbraio gli Stati Uniti hanno perso 92.000 posti di lavoro
  • PIL del quarto trimestre 2025 è stato rivisto al ribasso fino allo 0,7% annualizzato.
  • L’economia rallenta.
  • L’indice core PCE di gennaio ha toccato il 3,1% su base annua, il livello più alto dall’inizio del 2024.
  • L’inflazione torna a mordere.
  • Nel mezzo, il Brent è balzato di quasi il 30% dopo lo scoppio del conflitto, con Goldman Sachs che ha avvertito come una crisi prolungata potrebbe spingere il greggio oltre i picchi del 2008, quando superò i 147 dollari al barile.
  • Stagflazione. La parola che nessun banchiere centrale vuole pronunciare e che invece aleggia su ogni desk operativo di Londra e New York.

Powell, in una mossa storica per un presidente della Fed, ha già risposto alle pressioni dell’amministrazione affermando che

“la minaccia di accuse penali è conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi in base alla nostra valutazione di ciò che servirà al pubblico, non seguendo le preferenze del presidente.”

Detto in altro modo: la Fed non si muove. Non ora. Non con il petrolio sopra i 100 dollari e l’inflazione che sale. E Trump, che ha voluto questa guerra, che ha imposto dazi, che ha messo a rischio la credibilità istituzionale della banca centrale più osservata al mondo, si ritrova a combattere contro le proprie stesse scelte. La guerra in Iran ha messo le banche centrali globali in una posizione scomoda: proprio mentre le pressioni inflazionistiche si stavano allentando, l’impennata energetica ha riacceso i rischi sui prezzi, combinandosi con il rischio di un rallentamento della crescita.

La BCE: Vent’anni di Manuale Buttati in Venti Giorni

Attraversate l’Atlantico. Domani tocca a Francoforte. La BCE che deciderà di tenere i tassi fermi al 2% è irriconoscibile rispetto a quella di tre settimane fa. L’orientamento si è ribaltato completamente: da possibili tagli, se l’inflazione fosse scesa sotto il target, a possibili rialzi, se il petrolio restasse strutturalmente sopra i 100 dollari. Se il conflitto mantenesse il Brent stabilmente attorno a quella soglia e il gas su livelli elevati, il tasso di inflazione nell’area euro potrebbe superare il 3% nel 2026.

I futures sull’Euribor con scadenza dicembre 2026 mostrano aspettative sui tassi salite dal 2% all’attuale 2,4%.
Il mercato obbligazionario l’ha già metabolizzato, a modo suo. L’11 marzo, un’asta di Bund decennali tedeschi è andata praticamente deserta: il ministero di Berlino ha dovuto offrire un rendimento totale del 2,89%, ai massimi dal 2023.  Non è un segnale rumoroso. È il mercato che dice con la precisione chirurgica dei flussi reali, che la curva europea si sta riprezzando verso l’alto in modo non ordinato.

Dove Sta l’Opportunità

Chi tiene duration lunga in portafoglio Treasury trentennali, Bund decennali con un’inflazione core al 3,1% e un petrolio sopra i 100 dollari sta giocando una partita difficile. I titoli indicizzati all’inflazione BTP Italia, TIPS americani assorbono lo shock in modo molto più elegante. Le azioni energetiche fanno il loro mestiere, come sempre nei cicli di stagflazione: Bank of America ha già alzato il target price su Eni a 21 euro a marzo, giustificandolo con la revisione al rialzo delle previsioni su petrolio e gas per il biennio 2026-2027.
Qualcuno guadagna quando tutto si complica. La domanda è solo se si è posizionati dalla parte giusta.

STAY TUNED!

Danilo DT

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