FISCAL COMPACT: massima priorità al programma che farà morire l’Italia

Pubblicato 8 Aprile 2014 Aggiornato 7 Agosto 2014 06:57

Fiscal Compact: ormai manca poco alla fatidica data.
O meglio, il trattato è già in vigore. L’Italia subirà la prima valutazione nel 2015. Quindi praticamente domani.

Credo sia inutile ricordare che il Bel Paese partirà già subito malissimo, in quanto violerà il cosiddetto “benchmark looking” avendo un rapporto debito/PIL ben superiore al target che sarebbe stato previsto per il 2015, ovvero 124.1%. Oggi siamo al 133% circa. Ci avviciniamo ai 9 punti percentuali di differenza. E già questo sarà motivo di sanzioni.

Ma questo è solo l’inizio. Non dimentichiamo infatti che, per essere in linea col fiscal compact, occorre rientrare di circa il 3% all’anno per 20 anni (dobbiamo in prospettiva arrivare al 2035 al rapporto debito /PIL pari al 60%).

Un miracolo? No, non sarebbe sufficiente. Per assurdo per raggiungere l’obiettivo occorrerebbe per 20 anni (statisticamente impossibile!) garantire per tutti gli anni il pareggio di bilancio con una crescita del PIL pari al 3% per anno. Che volete che sia…
Vien da ridere a pensare che Bruxelles chieda con convinzione questi target pur sapendo che sono IMPOSSIBILI da raggiungere.

Ed è proprio per questo che è inaccettabile e deve essere possibile ridiscutere il fiscal compact.
Tanto per cominciare un elemento che deve essere messo subito in chiaro. L’Italia ha versato ai fondi “Salva Stati” ESM ed EFSF più prestiti bilaterali alla Grecia pari a 55 miliardi di Euro. Che rappresentano pur sempre il 4% del nostro debito. Questi ovviamente ci devono essere abbuonati.

Ma qui stiamo parlando delle briciole. E’ ovvio che dobbiamo puntare ad una rettifica totale del fiscal compact, dandoci la possibilità di rispettare un piano che sia però realizzabile e realisitico, permettendoci quel percorso di crescita e ripresa che l’austerity assoluta non può che negarci.
La cosa che ci deve rincuorare è che come l’Italia anche altri stati saranno in forte difficoltà a rispettare i parametri del fiscal compact.
Intanto guardate questo grafico. Rappresenta alcuni paesi dell’Eurozona e la loro posizione sui parametri di debito/PIL e deficit/PIL.

Eurozona e fiscal compact

Senza poi dimenticare che sono ben note le vicende potenzialmente deflattive del nostro continente. Ma forse a tutti non sono ancora le conseguenze della deflazione sul debito. Praticamente…un disastro che si aggiunge alla “MISSION IMPOSSIBLE”. Eccovi i vari potenziali scenari per Francia, Italia, Portogallo e Spagna.

E’ la fotografia perfetta di un modello di ristrutturazione delle finanze pubbliche che non può funzionare, che è utopico e soprattutto dannoso.
Dopo aver fatto le riforme promesse, il buon Matteo Renzi sa quindi che deve fare? Dico bene? Anzi, ricordateglielo anche voi… Su twitter tramite @matteorenzi.

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Danilo DT

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