Giapponesizzazione USA: il rischio deflazione permane
Tasso inflazione ai minimi. Quantitative easing non sufficiente, ci sarà un QEIII?
Questi mercati sono drammaticamente interessanti, proprio perché si stanno scoprendo dei nuovi scenari, forse imprevedibili, ma drammaticamente interessanti.
Continuo ad usare drammaticamente interessanti in quanto “drammaticamente” perché tutto quanto sta accadendo non può essere visto in chiave molto positiva. Interessanti perché stanno capitando una serie di eventi che si vanno ad “incastrare” in un quadro macro nuovo ma, purtroppo, realistico.
Alla faccia del quantitative easing, che doveva creare inflazione buona, i dati usciti ultimamente negli USA ci portano ad uno scenario veramente incredibile, dove non solo non si è generata inflazione, ma addirittura siamo con il CPI ai minimi.
Abbiamo in passato parlato più volte dell’importanza della velocità di circolazione della moneta. Riprendetevi questo post, credo sia importante per capire cosa sta cercando di fare la FED. Il quantitative easing al momento non ha creato l’inflazione sperata al 2%, anzi, il denaro continua a non circolare. Guardate il grafico qui sotto
“In the short run, disinflationary forces in Western economies, especially the U.S., appear too powerful to be overwhelmed by the recent loosening of monetary policy,” dicono gli analisti USA, ed il grafico qui sopra vi illustra l’andamento dell’inflazione da quando è scoppiata la bolla immobiliare USA. Ma attenzione, il grafico USA è paragonato con il grafico dell’inflazione ai tempi della crisi giapponese (beh, parlare di giapponesizzazione non è certo una novità) e malgrado l’energetico impatto della Fed che sta facendo il possibile, lo scenario sta diventando purtroppo molto simile a quello deflattivo del Giappone di 15 anni fa.
The latest figures, released this week, showed that overall inflation in consumer prices was 1.2 percent in the 12 months through October, while the core inflation rate — excluding food and energy — rose just 0.6 percent. The previous low for that index, of 0.7 percent, came in the 12 months through February 1961, when the economy was in recession. (NYT)
Quindi al momento permane il rischio deflazione e le mosse di quantitative easing non stanno dando gli effetti sperati. Certo è che se nei prossimi mesi la FED non raggiungerà il target 2% CPI, si tuonerà per un ulteriore quantitative easing, ovvero il terzo capitolo di una saga che sembra non avere fine. Ma già oggi negli USA c’è chi è già fortemente contrario al QE II (e si farà il possibile per mettere il bastone tra le ruote di Bernanke) non oso immaginare il Tea Party & Co cosa combinerà se tra 6 mesi verrà annunciato il QE III.
Intanto leggetevi l’ultimo articolo di John Mauldin con oggetto proprio la deflazione. E incrociamo le dita.
Viviamo alla giornata, anche se il barometro segna sempre brutto tempo…

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DT
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