Giovani italiani e… disoccupati! (II)

di lampo
Pubblicato 20 Ottobre 2011 Aggiornato 14 Novembre 2011 21:35

GUEST POST: approfondimento sul mondo della disoccupazione giovanile in Italia

Nella prima parte di questo post abbiamo analizzato quanto sia diffusa la disoccupazione giovanile in Europa.  Adesso vediamo quanto sia diffusa in Italia.

2. LA SITUAZIONE ITALIANA

Per fornirvi un approfondimento della situazione italiana, vi riporto (in corsivo) una sintesi di un intervento che il Direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, ha fatto recentemente a Santa Maria Ligure durante il 41° Convegno Giovani imprenditori, organizzato da Confindustria. I dati citati sono forniti principalmente dall’Eurostat ed Istat ([7]).

 A seguito della crisi, tra il 2008 e il 2010 l’occupazione è diminuita del 2,2%. 

Nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni:

*       la riduzione è stata del 13,2%, più di Francia (-2,7%) e Germania (-3,1%);

*     il tasso di disoccupazione nel 2010 è stato del 20,2%, 4% in più della media europea, 11% in più della Germania;

*     solo il 35% risultava occupato, contro il 50% dell’UE e il 57% della Germania.

 Più elevata rispetto all’UE la quota di giovani non occupati e non coinvolti in attività educative o formativeCondizione particolarmente grave per il progressivo impoverimento del capitale umano delle persone coinvolte, che riflette lo scoraggiamento rispetto alle difficoltà di occupazione. Vi ricordate nella prima parte quando parlavo dei NEET e vi evidenziavo in un grafico il confronto europeo?

I laureati nella fascia tra i 30 e i 34 anni è del 19% contro il 32% della media europea, in parte dovuto alla minore dimensione delle imprese e alla specializzazione settoriale tradizionale. Adesso vi mostro in un grafico il dettaglio di quanto affermato da Saccomanni.

Ho riportato una classifica europea dei laureati nella fascia di età sopra citata (30-34 anni), estrapolandolo dai dati Eurostat del 2010 ([8]):

Come vedete in Italia siamo veramente messi male… Ma andiamo avanti con l’intervento.

C’è una fascia di lavoratori tutelati, per lo più anziani, ed una di lavoratori precari, soprattutto giovani.  Un giovane in cerca del primo lavoro ha il 55% di probabilità di vedersi offrire un lavoro precario!

A proposito, nel sito Linkiesta trovate un bel grafico che raffronta l’Italia con l’Europa. Ma continuiamo con le parole di Saccomanni.

I salari di ingresso dei giovani sul mercato sono fermi da oltre un decennio sotto il livello degli anni Ottanta. Situazione aggravata dalle modifiche attuate al sistema pensionistico che ha pesato sui nati dopo il 1970 (ne parleremo dopo).

Il peggioramento relativo delle retribuzioni e il prolungamento dell’attività formativa ha aggravato la dipendenza dei giovani dalle famiglie di origine:

–        nel 2009 quasi il 40% dei trentenni conviveva con i genitori (erano il 16% ad inizio anni Ottanta);

–        è causa dell’ineguaglianza delle condizioni iniziali, della bassa mobilità sociale italiana, della frenata delle aspirazioni delle nuove generazioni, che contribuiscono sempre meno allo sviluppo.

 “Nel momento in cui si affacciano al mondo del lavoro, i giovani devono poter trovare un quadro meno incerto sulle prospettive future”.

Un bell’augurio, che dovrebbe renderci più attivi per dare un futuro ai nostri giovani! Adesso proviamo a confrontare le parole di Saccomanni con alcune frasi estrapolate dal  rapporto OCSE ([9a]):

“Young people leaving school in the coming years are more like to struggle to find work than previous generations”.

“I giovani che abbandoneranno la scuola nei prossimi anni, per la ricerca di un lavoro dovranno lottare di più delle precedenti generazioni”.

Risulta chiaro quindi che il livello di istruzione raggiunta è uno dei più importanti fattori che incide sulla disoccupazione giovanile, specialmente nei periodi di crisi economica come questa (sarebbe più preciso dire contrazione economica… ma solo lo scorrere del tempo ci svelerà quale sia il termine più appropriato…).Ricordo che c’è anche una stretta correlazionetra povertà e basso livello di istruzione. Ve lo dimostro, mostrandovi alcune tabelle estratte da un rapporto ISTAT sulla Povertà in Italia ([10]). In questa prima tabella vi mostro il dato, per famiglia, sulla povertà relativa.

Nota: la soglia di povertà relativa viene definita, per una famiglia di due componenti, pari alla spesa media procapite nel paese. Nel 2010 questa spesa è risultata pari a 992,46 euro mensili. 

 In quest’altra tabella vi mostro il dato, per famiglia, sulla povertà assoluta.

Nota: la soglia di povertà assoluta rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi inseriti nel paniere di povertà assoluta, ovvero l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per una determinata famiglia per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.
La soglia di povertà assoluta varia, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza.
Alla fine del rapporto, citato tra le fonti in fondo al post, troverete una tabella con il dettaglio dei vari casi.

Inoltre vi ricordo che, nella prima parte, avevamo già visto in una tabella come, durante la crisi occupazionale in corso, le persone che avevano perso il lavoro erano soprattutto quelle con un livello di istruzione basso, mentre risultava più avvantaggiato chi aveva un livello d’istruzione alto!

Quindi il livello di istruzione raggiunto è di fondamentale importanza!

Arrivati a questo punto mi sorge spontanea una domanda: cosa pensano i giovani dell’istruzione? Ci risponde il Censis ([11])

I giovani italiani in Europa sono quelli che danno una minore importanza alla scuola: il 50% non la ritiene un investimento valido, contro ad esempio il 90% dei giovani in Germania.

Da questa risposta desumo che ci ritroviamo in uno dei tre casi seguenti:

1. bisogna assolutamente e, al più presto, far cambiare ai nostri giovani l’idea che hanno sull’importanza della scuola;

2. la scuola italiana non funziona a dovere: ecco perché rispondono così;

3. entrambi i casi precedenti!

 Io propendo per la terza… anche se, ovviamente, la mia opinione non conta niente. Adesso affrontiamo un altro aspetto, ovvero la futura situazione pensionistica dei giovani italiani, tramite un altro comunicato stampa del Censis ([12]).

Il 42% dei lavoratori dipendenti 25-34 enni di oggi andrà in pensione intorno al 2050 con meno di mille euro al mese.

I dipendenti in questa fascia di età che guadagnano una cifra inferiore a mille euro sono il 31,9%: ciò significa che in molti si troveranno ad avere dalla pensione pubblica un reddito addirittura più basso di quello che avevano a inizio carriera. La previsione riguarda i più «fortunati», cioè i 4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard: poi ci sono un milione di giovani autonomi o con contratti atipici e 2 milioni di giovani che non studiano né lavorano (i NEET). 

Lincertezza del futuro: i giovani temono di più la perdita del lavoro (46,7%).

Direi che, vista la situazione descritta, hanno pienamente ragione nel loro timore! Infine, con un ultimo comunicato stampa del Censis ([11]), vediamo la situazione economica delle giovani famiglie.

Le famiglie giovani riescono sempre meno a risparmiare. L’indebolimento economico dei lavoratori più giovani è ormai un fenomeno di lungo periodo. E questa tendenza è destinata inevitabilmente a mettere a rischio la solidità patrimoniale delle famiglie italiane, erodendo la tradizionale propensione al risparmioSolo il 28% dei nuclei giovani (con persona di riferimento fino a 35 anni) riesce a risparmiare, il 42% non ha nessun patrimonio immobiliare, il 40% vive in affitto. Sono le famiglie più giovani quelle che spendono tutto il loro reddito mensile (il 58,4% contro la media del 52,5%) e che sono costrette a indebitarsi (il 5% contro la media del 3,7%). 

Aggiungiamo la ciliegina sulla torta con l’analisi di Mutui.it, il sito web di comparazione dei mutui ([12]):

I giovani sotto i 30 anni chiedono mutui, ma solo nel 5% dei casi vengono accontentati.

Questi, che abbiamo elencato, sono anche i motivi per cui i nostri giovani non riescono a mettere su famiglia e fare figli. Per chi non è d’accordo su questa affermazione… provo a fornirgli una prova statistica. Andando a rovistare nel database dell’Eurostat [(15)] ho scoperto che in merito al Tasso di fertilità della popolazione, oltre al dato complessivo, dispone anche del dato distinto per ciascun anno di età. Allora ho provato a fare un confronto fra il tasso di fertilità totale e quello parziale con età compresa fra 20 e 34 anni. Ho scelto questo intervallo perché vi rientra sia chi ha voluto mettere famiglia dopo il completamento della scuola dell’obbligo, sia quella “minoranza” che ha preferito laurearsi prima di fare il passo. Guardate il risultato in questa classifica (ordinata in ordine crescente per tasso di fertilità fra 20 e 34 anni):

 

La riprova di quello che dicevamo prima. Infatti anche se siamo piazzati piuttosto male, in Europa come tasso di fertilità complessivo (pari a 1,41) siamo terz’ultimi nella fascia indicata. Ecco la dimostrazione del fatto che i nostri giovani mettono su famiglia più tardi rispetto agli altri Paesi. Debbo dire che il risultato mi ha lasciato piuttosto perplesso, anche perché siamo il Paese in cui risiede il Vaticano, che si prodiga sempre per la famiglia, i giovani e l’aumento del tasso di fertilità. Dovremmo fare da esempio… e invece!

3. CONCLUSIONI

Potrei continuare a iosa ma preferisco fermarmi qui, altrimenti i giovani che leggono…  incominciano, ingiustificatamente, a pentirsi di esserlo (ci sono anche tanti lati positivi)! Credo, ad ogni modo, di aver fornito un quadro esauriente della criticità della situazione.

In pratica stiamo minando un’intera generazione e quindi anche il nostro futuro, oltre ad innescare un processo di erosione dei nostri risparmi. Infatti, viste le difficoltà che dovranno affrontare, gran parte di loro avrà bisogno di sostentamento finanziario da… ieri fino… alla pensione, compresa!

Anche il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha dichiarato ([16]):

Europe cannot afford that so many young people who have the potential to contribute to our societies and our economies are left behind. We need to realise the potential of all young people in Europe in order to recover from the crisis.

“L’Europa non può permettersi di fare a meno del contributo che così tanti giovani possono dare alle nostre società e alle nostre economie. Per uscire dalla crisi, dobbiamo valorizzare il potenziale costituito dai giovani europei.”

 Concludo con altre due citazioni estratte dal rapporto OCSE ([9a]). 

“Tackling youth exclusion from the labour market is a well-studied problem but with no easy solutions”.

“Il contrasto dell’esclusione dei giovani dal mercato del lavoro è un problema ben studiato ma privo di facili soluzioni.”

Permettete che mentre leggevo quest’ultima frase mi è venuto da imprecare! Vi spiego perché: due righe più sotto c’è scritto:

“… youth issues have been a recurring theme of the OECD’s reflections on employment policy over the past 50 years”.

“Le problematiche giovanili sono state un aspetto ricorrente delle riflessioni OCSE sulla politica dell’occupazione negli ultimi 50 anni”.

Probabilmente per molti governi europei, tali riflessioni… non sono state neanche lontanamente  considerate, visto che la disoccupazione giovanile ha assunto proporzioni catastrofiche!

Nella prossima parte proviamo a vedere come possiamo intervenire.

Lampo

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[7] Banca d’Italia – Saccomanni Fabrizio – La generazione esclusa: il contributo dei giovani alla crescita economica
(11 giugno 2011): http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/Saccomanni_110611.pdf
Nello stesso intervento trovate una bibliografia con la precisa appartenenza dei dati che ho citato nel post (principalmente Eurostat ed Istat).

 

[8] Eurostat – Persons with tertiary education attainment by age and sex (%): http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=edat_lfse_07&lang=en

 

[9] Ocse – OECD Employment Outlook 2011 (settembre 2011): http://www.oecd-ilibrary.org/employment/oecd-employment-outlook-2011_empl_outlook-2011-en
                [9a] pag. 12;

 

[10] Istat – La povertà in Italia – Anno 2010 (15 luglio 2011): http://www.istat.it/it/files/2011/07/povert%C3%A0_15_7_2010.pdf?title=Povert%C3%A0+in+Italia+-+15%2Flug%2F2011+-+Testo+integrale.pdf
                pag. 6 per la tabella sulla povertà relativa;
                pag. 10 per la tabella sulal povertà assoluta.

 

[11] Censis – Comunicato stampa del 21 giugno 2011Italiani imprigionati nel presente: http://www.censis.it/10?resource_50=112236

 

[12] Censis – Comunicato stampa del 6 luglio 2011Presentati i risultati del primo anno di lavoro del progetto «Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali» di Censis e Unipol: http://www.censis.it/10?resource_50=112440

 

[13] Censis – Comunicato stampa del 20 agosto 2011Giovani vulnerabili, patrimoni delle famiglie a rischio: http://www.censis.it/10?resource_50=113113

 

[14] Finanza.com – Mutui, per il 95% degli under 30 il sogno di una casa finisce prima di cominciare (30 settembre 2011): http://www.finanzaonline.com/finanzapersonale/notizia.asp?id=341449&sezione=PCASA

 

[15] Eurostat – Fertility rates by age: http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=demo_frate&lang=en

 

[16] Commissione Europea – http://ec.europa.eu/education/news/news2768_en.htm