Gli effetti della guerra sul prezzo del petrolio
WTI e Brent continuano a scendere. Anche se poi la benzina alle pompe non reagisce di conseguenza (qui spiego perché). Intanto però per il 2015 gli analisti vedono ancora rosa a Wall Street, incuranti degli eventuali effetti destabilizzanti della guerra dei prezzi del petrolio. Il parere di Mohamed A. El Erian.
La giornata di ieri a Piazza Affari è stata condita dai timori sul petrolio. In realtà ancora oggi il mercato si sta domandando se il crollo del petrolio sia un bene o un male. Per certi versi è un bene: i consumatori potranno spendere meno alla pompa di benzina. La stessa cosa si può dire per l’Italia? In realtà no. Questo grafico che mi ha fornito l’amico Surfer su twitter (@_s_U_r_f_E_r_) ci fa vedere come è composto il prezzo della benzina alla pompa.
Detratti i costi di produzione, come vedete il peso delle imposte resta determinante e quindi un crollo del prezzo del petrolio oggi non lo sentiamo sia perché in questo momento, ai distributori, viene ancora erogato carburante che le società avevano in carico a prezzi superiori (e quindi il prezzo scende meno di quanto dovrebbe) e sia perché le imposte hanno un impatto elevatissimo sul prezzo del prodotto finito.
E se il petrolio in diminuzione potrebbe essere un elemento positivo per certi versi, potrebbe esserlo negativo per altri. Infatti molti paesi, come già detto, potrebbero trovarsi in forte difficoltà con questi prezzi, col rischio che diventerebbero addirittura destabilizzanti SE stabili su questi livelli per lungo termine. Ciò che fa paura è che gli Arabi sono ben disposti a ritrovarsi con un petrolio costante a 60 $/bar al fine di tagliare fuori, come detto ieri, nuovi metodi di estrazione.
A questo poposito ho trovato interessante l’articolo scritto da un noto personaggio Ex Pimco e ora Allianz, ovvero M. A. El Erian, il quale commenta i risvolti positivi e negativi del prezzo del petrolio al ribasso. (from BV)
The good comes from the boost that lower oil prices provide to consumers and manufacturers in oil-importing economies. It is the equivalent of a significant tax cut at an opportune time, especially for Western consumers.
Ovvio. Un abbassamento del prezzo del petrolio è positivo per i consumatori sopratutto dei paesi NON produttori, in quanto è un elemento incentivante per i consumi e diventa simile ad un “tagli odelle imposte”.
There is also a positive distributional effect within these economies, although it is marginal rather than decisive. Because energy spending constitutes a bigger part of the budget for lower-income families, lower oil prices help counter some forces that have worsened the inequality of income, wealth and opportunities.
Effetto sui redditi. Essendo il petrolio una commodity che viene utlizzata da tutti, un abbassamento del prezzo del petrolio può aiutare a rallentare le sperequazioni sociali. Piketty ne sarà sicuramente felice… Quindi petrolio più basso, rallentamento della disuguaglianza di reddito.
Yet it would be foolish to ignore the risks of lower oil prices. For one thing, they lead to immediate cuts in energy companies’ investment budgets, both in the traditional sector and among promising alternative technologies. As a result, longer-term energy potential will be undermined, both overall and in its more environmentally friendly components.
E questo è uno dei rovesci della medaglia. Meno utili nel settore, abbassamento degli investimenti anche a livello ambientale. Difatti diventeranno anche meno interessanti le soluzioni di energia alternativa. E a rimetterci nel lungo termine sarà l’ambiente.
In addition, the lower oil prices, which would normally be seen as producing “good” disinflation in oil-importing countries, could accentuate the general deflationary tendency in Europe — one that could be quite detrimental to the continent’s immediate and longer-term economic well-being. While I believe the favorable income effects help offset this threat, it would be wrong to ignore it given that Europe is already in uncharted economic terrain.
Petrolio in ribasso significa effetto deflazione. Ma non dimentichiamoci mai che l’energia è al difuori dei paniero “core”, anche se un rallentamento del prezzo del petrolio libererà risorse che ptorebbero essere spese altrove.
A third risk relates to certain segments of the financial markets. Look for the plunge in oil prices to be disruptive for the commodities markets as a whole, and for securities issued by energy companies and oil-exporting countries. Given the weight of investments in these securities in certain emerging-market and high-yield indexes, the result could mean generalized pressure to sell in these asset classes.
Eccolo qui, il rischio destabilizzante sui mercati. Quali potrebbero essere gli effetti su tante società petrolifere? Come andranno le previsioni degli utili per il 2015? Come impatteranno tali previsioni sui mercati? E i paesi emergenti, di gran lunga i maggiori esportatori di petrolio, riusciranno a reggere? Venezuela e Nigeria sono praticamente saltati con questi prezzi, la Russia è in difficoltà come anche l’Algeria, più molti altri (vedi Iran). Insomma, c’è un rovescio della medaglia che occorre tenere in considerazione.
[…] Will the additional domestic downturn lead Putin to change course on Ukraine as a way of lifting Western sanctions and alleviating overall pressures on the economy? Or will the internal pressure push him to extend his regional adventures?
Should Putin take the second course, the West may impose more economic sanctions, including on the energy and financial sectors, and Russia would probably follow with counter-sanctions on energy supplies to Europe. This could push Europe into recession — which would negate much of the good impact that lower oil prices have had on the global economy.
Il problema quindi rischia di essere non di poco conto. E noi italiani ne potremmo pagare le conseguenze. La Russia, ad esempio, paese produttore ed esportatore di petrolio e gas, potrebbe rispondere alle sanzioni, tagliando le forniture proprio verso l’Europa, preferendo i canali asiatici. Insomma, il rischio è che si arrivi ad una nuova guerra dell’energia, sia per questioni di prezzi che di forniture. E pensare che tutto questo NOn rischi di essere destabilizzante è secondo me profondamente sbagliato.
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