Grecia ed Italia: una dieta a base di spaghetti e feta

Grecia che vuole uscire dall’Euro (leggete qui importanti precisazioni sulla possibilità di farlo) ed Italia che invece non fornisce garanzie. L’Eurodilemma diventa sempre più complesso.
Nel post di chiusura de pomeriggio di ieri abbiamo parlato senza mezzi termini (anche perchè di gente che spara parole a vanvera ce n’è già troppa) di recessione, in Italia come in Europa. E se noi non stiamo bene, anche chi si pavoneggia tanto alla fine non gode di ottima salute. Ovviamente mi riferisco agli amici teutonici ed ai galletti d’Oltralpe. Mentre il Sud Africe entra di diritto, come già detto in passato, nel BRIC e creando i BRICS (Brasile+Russia+India+Cina+Sud Africa)

Fa quindi “piacere” vedere che alla fine siamo tutti sulla stessa barca. Certo, se avessimo un’altra credibilità ed un’altra reputazione politica, sarebbe tutto molto diverso. Tanto per cominciare lo spread bund BTP. A parte la considerazione statistica, la gente non sa che a causa dell’allargamento di questo indicatore, oggi in area 440 bp, noi siamo costretti a rifinanziarci (Italia) a tassi “folli” se paragonati agli altri stati dell’Eurozona. Infatti un punto percentuali in più verrebbe a costarci circa 20 miliardi di Euro in 3 anni. Signori, 20 miliardi!!! Senza dimenticare che proprio sul debito noi paghiamo all’anno una cifra pari già a 90 miliardi di interessi. Ma queste cose pochi se le ricordano.
E dove li prendiamo questi soldi? Non certo dalla tipografia sottocasa bensì dalle tasche degli italiani. Senza poi dimenticare che per aumentare le tasse e tagliare le spese, occorrerebbe avre un paese virtuoso. Peccato che, come dal grafico sopra (grazie a Ob1KnoB che lo ha postato!) l’Italia non sia proprio un paese virtuoso. E allora? E allora siamo border line e ci va nulla a farci deragliare. Anche perché oggi, non dimentichiamolo, abbiamo un debito pubblico pari a quasi 2000 miliardi, un rapporto debito /PIL del 120% e una pressione fiscale che è ai top nei paesi industrializzati: 44.5%, che obbligatoriamente salirà ancora…
Ma di questo ho già detto: austerity che toccheremo con mano nei prossimi anni.

Mentre scrivo, ancora non ho avuto modo di prendere atto delle misure concrete che il Governo ha preso nella serata. (NDR ultim’ora: ECCO IL MAXI EMENDAMENTO!)
Ahimè… i primi segnali in arrivo sono come sempre negativi. Parole, progetti e inevitabili rimandi. Come sempre. Ma questo il mercato non lo vuole. VUOLE FATTI CONCRETI.
E lo vogliono perché si cerca un Euro che si stabilizzi. E l’Italia è cruciale in qeusto ruolo. Un Euro stabile (udite udite) con o senza la Grecia.
Così parlarono il duetto Merkozy, il che suona come un sinistro presagio. Ma come, la Grecia non può uscire dall’Eurozona. Purtroppo è vero solo a metà. Il Trattato di Lisbona non prevede un iter sul piano di uscita (nota bene, questo TRATTATO è recente, entrato in vigore il 01/12/2009). L’unica cosa che potrebbe succedere (e questa è una risposta avuta da alcuni soggetti di primissimo livello, molto preparati sull’argomento) sarebbe la teorica e totale uscita dall’Unione Europea, previa comunicazione al Consiglio e a seguito di un negoziato ben definito tra le parti.
Invece il trattato di Lisbona non parla di possibilità di uscire solo dall’Euro restando nell’Unione Europea, come non parla di procedure di “espulsione”.
Ennesima riprova di quanto sia zoppa questa unione.
Però poi, Atene, una volta uscita dall’Eurozona, avrà un bel po’ di conseguenze negative. Tanto per cominciare una svalutazione colossale, e poi la perdita di tutti quei fondi già stanziati per lo sviluppo, da qui fino al 2013, pari a circa 21 miliardi di Euro.
Ricordate quanto avevo scritto in passato? UBS aveva fatto dei conti in merito. L’uscita dall’Euro costerebbe al cittadino greco solo il primo anno una cifra pari a circa 12.000 € (notare, stipendio medio greco oggi pari a 20.000 €), con danni negli esercizi successivi sui 4.000 € all’anno.
Ma questo i greci, evidentemente o non lo sanno o lo ignorano. Resta però il fatto che l’uscita porterebbe al fallimento del sistema bancario, al crollo del comemrcio , ad una argentinizzazione (scusate il termine) della Grecia.
Se questa è la corretta via, allora vuol dire che ho sbagliato qualche conto.
STAY TUNED!
DT
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