Grecia: esperimento fallito?
Sono sempre più convinto che l’evoluzione della crisi greca avvenuta in questi ultimi anni sia stato una specie di esperimento. Lo scopo è stabilire quale sia il limite delle politiche di austerity da imporre ad uno stato sovrano, prima che la situazione degeneri in una insormontabile recessione e conseguente perdita di controllo del Paese da parte della classe dirigente (rivolte civili, mancato rispetto delle norme, ecc.).
Purtroppo, si sono alcuni elementi che suggeriscono come tale limite sia stato superato.
1) Fino a quando la Grecia manterrà una maggioranza adeguata a far passare le misure di austerity?
Ricordo che mercoledì 7 novembre prossimo la Grecia (il Parlamento) è chiamato a votare il nuovo pacchetto di misure di austerità (tagli pari a circa 11,5 miliardi di euro) “concordate” con la Troika, al fine di ottenere (il 12 novembre?) la terza tranche di aiuti, di circa 31,5 miliardi, indispensabile al Paese per evitare il fallimento e finanziarsi fino alla prossima primavera.
Nel frattempo però aumentano le divergenze all’interno della coalizione di governo, i conservatori di Nuova democrazia, i socialisti del Pasok e il Partito della sinistra democratica, diventando sempre più marcate. Infatti sta avvenendo una defezione di molti deputati, rendendo sempre più difficoltoso il passaggio di tali misure in Parlamento: in particolare all’interno del Pasok e della Sinistra democratica ([1]).
Il momento è difficile, come sottolineato ([2]) dallo stesso, ministro delle finanze greco Stournaras, che avverte (citando fonti provenienti dalla stessa Commissione Europea) come il 12 novembre sia l’ultima chance per ottenere la tranche di aiuti. Se si perde tale treno ci saranno conseguenze incalcolabili sul fabbisogno finanziario della Grecia (in pratica è quasi automatico un default sul proprio debito).
2) Livelli di povertà diffusa.
Il 2 novembre scorso, l’ente statistico nazionale greco ELSTAT ([3]), ha rilasciato un report che descrive come in Grecia la povertà sia ampiamente diffusa, quasi “cronica”.
– il 21% della popolazione è a rischio di povertà, un esercito di 3.403.000 persone: si tratta di un livello stabile (attualmente la soglia di povertà è pari a € 6.591,00) visto che negli ultimi 16 anni (1994-2011) tale percentuale è rimasta compresa tra il 19,5% e il 23% della popolazione;
– i più colpiti sono i bambini
con età compresa fra 0 e 17 anni (povertà infantile), il cui dato si attesta al 23,7% della popolazione (in tale fascia di età), e gli anziani, con età superiore ai 65 anni, il cui dato è equivalente al 23,6% della popolazione (2,3% in più del 2010);
– il dettaglio della popolazione a rischio di povertà:
– uomini disoccupati (48,4%);
– nuclei familiari monoparentali con almeno un figlio a carico (43,2%);
– altri non economicamente attive (ad eccezione di pensionati (30,0%);
– famiglie con un adulto di età compresa tra 65 anni o più (29,7%);
– famiglie singole con un membro femminile (25,8%);
– i bambini di età compresa tra 0-17 anni (23,7%);
– anche chi lavora è soggetto a rischio povertà
: il 10,4% fra gli occupati a tempo pieno e il 21,4% tra quelli a tempo parziale;
– anche chi possiede la casa di proprietà: il 20,3% contro il 25,9% di chi vive in affitto.
L’istituto di statistica precisa che la rilevazione non include gruppi di popolazione che si presumono poveri, come i senza tetto, molti migranti economici clandestini, rom, ecc.
Scusate… mi sono dimenticato di dirvi che tali dati si riferiscono all’anno 2011. Non prevedo un miglioramento nel 2012.
3) Bilanci delle famiglie sempre più ridotti.
Lo stesso istituto di statistica ha pubblicato un rapporto/indagine sul bilancio delle famiglie greche nel 2010 ([4]).
Un breve riassunto:
– la spesa media mensile delle famiglie è pari a € 1.956,42: si è ridotta del 5,3% rispetto al 2009 (-9,3% tenendo conto dell’inflazione);
– le spese maggiori sono: prodotti alimentari (18%), trasporti (13,5%), abitazione (11,7%) mentre la voce minore è l’istruzione (3,3%);
– nel periodo 2009-2010 si è assistito ad un netto cambiamento nelle abitudini di spesa, riducendo le voci abbigliamento, calzature, alberghi, bar, ristoranti, comunicazione, tempo libero e cultura, a favore dei beni alimentari, abitazioni, bevande alcoliche e tabacco;
– andando nel dettaglio delle spese alimentari si nota una riduzione delle spese comprimibili (zucchero, marmellata, miele e dolciumi, uova e prodotti caseari, carne, pesce, bevande analcoliche e succhi di frutta, caffè, tè, cacao) a fronte di un aumento marginale dei beni indispensabili (olii e grassi, ortaggi, frutta, farina e pane, cereali).
4) Previsioni del FMI poco attendibili.
Com’è noto il Fondo Monetario Internazionale è un componente della Troika.
Quindi è suo interesse fornire previsioni attendibili sull’andamento dell’economia greca, in modo che il Paese sia in grado di risollevarsi grazie agli aiuti internazionali e alle (molto) sofferte politiche di austerity.
I fatti purtroppo danno delineano una realtà ben diversa, come ben spiegato qualche giorno fa da FTAlphaville ([5]).
Se andiamo a confrontare le previsioni del FMI rilasciate soltanto due anni fa (novembre 2010), con quelle attuali (ottobre 2012) riscontriamo delle differenze allucinanti:
Piuttosto chiaro come le previsioni economiche siano sempre difficili da fare… anche in così poca distanza di tempo (soltanto due anni) e, sopratutto, con i potenti mezzi a disposizioni di organismi internazionali quali il FMI…
5) Una nuova ristrutturazione all’orizzonte?
Bloomberg spiega chiaramente che la Grecia non ha bisogno di un riacquisto del suo debito… ma di una ristrutturazione ([6]).
In pratica sembra che le ultime idee in discussione per aiutare la Grecia sia di ridurre i tassi di interesse delle emissioni del suo debito pubblico ed un riacquisto del suo debito.
Ma anche tali misure non sarebbero sufficienti ad arrestare la spirale economica e politica negativa in cui si è infilato il Paese, semplicemente perché più di 9 miliardi di tagli e varie misure entreranno in vigore il prossimo anno, aggravando ulteriormente la recessione (ricordo che la Grecia è in recessione da 5 anni).
Anche il riacquisto del debito greco (misura caldeggiata dalla Germania) non aiuterebbe il Paese (come dimostrato da uno studio sulla crisi economica latino-americana del 1980): l’adozione di tale misura, tende a far rialzare il prezzo dei titoli rimanenti in circolazione, rendendo di fatto invariato il valore di mercato del debito greco.
Ecco quindi necessario attuare tutte le misure idonee a rendere sostenibile il debito greco, compresa l’opzione di una sua nuova ristrutturazione.
6) Ma i sacrifici li stanno facendo tutti?
Non entro nel merito di quanto accaduto con la pubblicazione della cosiddetta lista Lagarde, che contiene i nomi di 2059 greci che hanno i conti in svizzera presso la banca elvetica HSBC, tra cui anche esponenti politici dell’attuale governo greco. Sicuramente avrete approfondito l’argomento sui mass-media in questi giorni.
Volevo citare un recente studio ([7]), che analizzando tra il 2003 e il 2010 i dati grezzi di una decina delle più grandi banche greche (circa l’8% del mercato bancario), ha stimato l’evasione fiscale ed in particolare quali siano le categorie che evadono di più in Grecia.
Ebbene: è venuto fuori quanto noi in Italia conosciamo molto bene.
Il lavoro autonomo è il settore che permette più di evadere: dottori, ingegneri, insegnanti privati, commercialisti, consulenti finanziari e avvocati. Oltre alle aziende che sono collegate/appoggiate dal potere politico.
7) Derive politiche
In Grecia, spesso a causa delle difficoltà dovute al quadro appena descritto, una sempre maggior parte della popolazione (si stima il 15%) sta appoggiando la nuova formazione nazionalista Lega Popolare – Aurora Dorata, o brevemente Alba Dorata.
Il partito afferma la superiorità culturale della nazione greca, sostiene che gli immigrati irregolari e i rom dovrebbero essere mandati al confino; si oppone al marxismo, alla globalizzazione e al multiculturalismo ([8]).
Come ben sa chi mi legge, non mi interesso di politica, per cui non esprimo alcun giudizio su tale deriva.
Per chi volesse lascio solo un video (in inglese) trasmesso dalla BBC ([9]) di approfondimento (in nota trovate anche un articolo in italiano della Stampa che ha ripreso l’articolo della BBC).
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=BB5CbMMHVBg[/youtube]
Nel video, Ilias Panagiotaros, uno dei 18 parlamentari di Alba Dorata eletti lo scorso giugno, afferma chiaramente che in Grecia la guerra civile c’è già. “Sarà un nuovo tipo guerra civile: da una parte i nazionalisti come noi, e i greci che vogliono che il nostro paese ritorni come prima e dall’altra gli immigrati illegali, gli anarchici e tutti quelli che hanno distrutto Atene”.
Non so perché ma mi ricorda qualcosa già avvenuto in un lontano passato.
Conclusione
Qualsiasi decisione prendano nelle prossime settimane il FMI, la BCE ed il governo greco, la situazione attuale della Grecia evidenzia un chiaro fallimento delle politiche di austerità da loro imposte. Sia dal punto di vista sociale che politico.
E pensare che la Grecia antica era la culla della civiltà occidentale, della filosofia, della democrazia, ecc.
Buona riflessione.
Lampo


