Grecia: operazione bancomat

14 Settembre 2010 15:28

Sul tema del rischio default greco si è già detto molto in passato e per chi ancora non conosce il nostro parere sulla vicenda, consiglio di cliccare su “crisi Grecia”.
Andiamo ai fatti. Ieri ad Atene è arrivata una nuova bella. Ad elargire il finanziamento, la nostra (perché ne facciamo parte) UE che ha staccato un assegno da 6.5 miliardi di Euro. Tutto come previsto, come è prevista la cifra a cui arriveremo in questa mega “operazione bancomat” a favore dello stato ellenico. Ben 110 miliardi in tre anni.

Papandreou, premier greco, continua a dare al mercato notizie entusiastiche e tranquillizzanti sullo stato dell’economia greca:

“ Grossi progressi per il risanamento, abbiamo ridotto il deficit in modo considerevole raggiungeremo gli obiettivi prefissati. Il popolo ha capito e ora appoggia una politica molto dolorosa ma necessaria”.

Ma le cose stanno veramente così?
Io i miei dubbi li ho tutti. Lasciamo da parte le proteste di ieri di diverse classi di lavoratori, scesi in piazza per l’ennesima volta per le promesse non mantenute dal governo (ma non c’era feeling? Il popolo non aveva capito?)
Lasciamo perdere quindi le proteste recenti dei camionisti. Come lasciamo perdere l’ovvia e naturale volontà di spargere fiducia sul mercato, proprio per evitare sell off del debito e crolli di fiducia che poterebbero la Grecia nel limbo e ad una crisi devastante.
La domanda che dobbiamo porci, alla fine della fiera è la seguente.

Ma la Grecia onorerà il suo debito?
E’ fuori luogo parlare di default?

Ormai tutto sembra chiaro: il default è dietro l’angolo

 

Come ho già spiegato in passato, la Grecia è messa in una posizione tale che diventa veramente difficile poter pensare ad un miglioramento importante, ma così importante da “salvare” il paese dal default.
Ovvio, spero di sbagliarmi, ma ormai l’ipotesi default per la Grecia non è assolutamente da scartare.
Ma attenzione, occorre mettere bene i puntini sulle “i” proprio per evitare di generare paure infondate o di fare mala informazione.
Con il termine “default” in questo caso, non si intende “fallimento alla Lehman Brothers”, ma una forma di ristrutturazione del debito, una specie di default controllato, molto probabilmente dietro la regia della stessa Unione Europea o ancor meglio dal Fondo Monetario Internazionale che dal’alto continua a vigilare, preoccupato, la situazione dello stato ellenico, che potrebbe consistere nell’abbattimento parziale del valore nominale dei bonds, un allungamento della scadenza e/o in un aggiustamento della cedola.
Quindi, comunque vada, il rischio di ritrovarsi con un capitale inferiore a quello investito è più che una semplice ipotesi.



Cosa occorrerebbe? Un miracolo può bastare…

 

Certo, per ovviare a queste drammatiche ipotesi basterebbe raggiungere certi obiettivi che, ahimè, suonano un po’ di utopico: l’attuale deficit pari al 14% del Pil dovrebbe scendere al 5% o meno ancora. Ma portare il rapporto debito-Pil al 60% prescritto dal trattato di Maastricht vorrebbe dire ridurre il deficit di bilancio annuale ad appena il 3% del Pil, cioè all’obiettivo che i ministri finanziari dell’eurozona hanno fissato per Atene entro il 2012. Far crollare il deficit annuale del 10% del Pil implica o un enorme taglio alla spesa pubblica o un aumento drammatico del prelievo fiscale. O, presumibilmente, entrambe le cose. A parte le difficoltà politiche di tale manovra, c’è da considerare l’effetto perverso che ne deriverebbe sulla domanda interna aggregata, e quindi su produzione e occupazione. Il tasso di disoccupazione greco è già al 10% e il suo Pil cadrà già, si prevede, di oltre il 4% spingendo fra breve la disoccupazione ancora più in alto.

Qui si tratta dunque di aritmetica. E purtroppo, si sa, la matematica non è un’opinione.

Un uscita dall’Euro? Sarebbe la sua salvezza…

 

Certo, se la Grecia non fosse con l’Euro, tutto sarebbe diverso. Ci sarebbe una bella svalutazione, si farebbe leva fiscale, si aumenterebbero le esportazioni, aumenterebbero i consumi locali a scapito di quelli importati… Tutte cose viste già in Italia nel periodo pre-Euro.
Ma tutto questo, purtroppo, non è più possibile.
Con la svalutazione, il mercato avrebbe fatto la sua parte, invece col regime del cambio fisso, tutto è diverso. A proposito… qualcuno di voi si ricorda, con il default Argentina, come funzionava il cross peso-dollaro USA?

Quindi ecco perché parlo di “operazione bancomat”, queste sono cifre che possono rattoppare l’emorragia attuale, ma il futuro resta tutto una scommessa.

Il caso “Norvegia” e il suo fondo sovrano

 

Chiudo con questa cosa che sicuramente avrete letto. Se da una parte i valori dei CDS sulla Grecia sono ai massimi, e i prezzi dei bond sono ovviamente scesi, veniamo a conoscenza del fatto che il Fondo Sovrano più grande al mondo, quello della Norvegia, ha in portafoglio dei bonds greci su cui accusa una minusvalenza del 30%. Malgrado questo viene rinnovata la fiducia alla Grecia ed i bonds non saranno venduti (alcune indiscrezioni parlano però di percentuali risibili sul portafoglio, circa 150 milioni di euro, circa lo 0.1%). Un atto di fiducia? Beh, secondo me il fondo sovrano ha più che altro una funzione di “stabilizzatore di mercato” e magari inizierà a vendere pian piano, col tempo (immaginatevi l’effetto alla notizia “Il fondo norvegese vuole liquidare le sue posizioni in bond Greci”). Il gestore dice: “ l’alto rendimento dei bonds compensa i rischi di rinegoziazione”. Vista la percentuale sul portafoglio, è un ragionamento aggressivo ma che ci può anche stare.
Vedremo a chi il tempo darà ragione.

STAY TUNED!

DT

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