Il FMI apre il vaso di Pandora teutonico (e greco)
L’intervento del FMI sulla crisi Grecia non ci sorprende per nulla, anche perché è in linea con il suo comportamento passato.
Certo Alexis Tsipras continua nella sua propaganda politica, dicendo di meritare tutto il sostegno necessario a livello finanziario.
Questa è la posizione della “parte debole”, ovvero di chi deve restituire i soldi. Ma siamo sicuri che sia proprio la Grecia la parte debole?
Intanto però a scannarsi sono proprio FMI e Germania. La prima chiede, per continuare a sostenere la risibile resurrezione greca, un taglio del debito. La Germania fa orecchie da mercante e sembra contraria a qualsiasi accordo di ristrutturazione del debito prima del 2018.
Ora la palla passa all’Eurogruppo del 24 maggio anche se, a causa delle forti divergenze, si rischia il classico “nulla di fatto”. Ricordiamo che a luglio, la Grecia ha importanti scadenze (3.5 miliardi di Euro) e senza nuovi finanziamenti (previsti dal piano di sostegno pari a 5 miliardi), sarà l’ennesimo default greco.
Possibile un compromesso? Beh, forse si. Ma lo stile già lo conosciamo no? Comprare tempo allungando per l’ennesima volta le scadenza (mamma mia che ristrutturazione efficacce) tagliando ancora i tassi (e allora portiamoli coerentemente a ZERO, come i titoli tedeschi, tanto la solidità dei paesi è paritetica). Ma spiegatemi come potrà MAI risollevarsi la Grecia. Non parlo solo di economia ma di questioni umanitarie. La situazione è catastrofica per il paese e questa non rappresenta certo una via d’uscita.
Certo, una Germania più collaborativa (ricordiamo che è proprio colpa della Germania se la Grecia si è ritrovata con una situazione irreversibile, senza nulla togliere ovviamente alle responsabilità politiche di Atene) aiuterebbe non poco.
Ma la Germania è la Germania. Loro si ritengono superiori.
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Germania: vuole fare la superiore, ma proprio il suo settore finanziario è un colabrodo!
Superiori un paio di ciuffoli. Ed è proprio lo stesso FMI che sembra voler dire: “ Cari Crucchi, volete fare tanto i fighi, ma sappiate che il vostro sistema finanziario è estremamente fragile”.
Ma tu guarda, anche il FMI se n’è accorto. Ed ecco che vengono snocciolate, una alla volta, tutte quelle criticità che abbiamo raccontato ormai migliaia di volte.
Il Fondo monetario accende un faro sul sistema finanziario tedesco, critica la scarsa redditività delle banche, soprattutto delle casse di risparmio e degli istituti pubblici, e sottolinea la necessità di accelerare l’aggiustamento delle banche stesse e delle compagnie di assicurazione al periodo prolungato di tassi d’interesse bassi. (…)
In una frase si riassume molto di quanto debba essere considerata la debolezza della finanza tedesca.
(…) Per le assicurazioni del ramo vita, osserva l’Fmi, «la solvibilità viene erosa» dalla diffusione delle polizze a rendimento garantito, una particolarità del sistema tedesco e di pochi altri Paesi. (…)
Ricordate, ne parlavamo in QUESTO POST. E come vedete non stavamo “gufando” solo per il gusto di dire cose negative. Eravano semplicemente realisti.
(…) il sistema bancario tedesco ha dovuto ricevere massicce iniezioni di denaro pubblico in seguito alla crisi finanziaria e che la più grande banca del Paese, Deutsche Bank, è stata coinvolta in tutti i principali scandali della finanza globale degli ultimi anni. L’Fmi è tra l’altro favorevole al completamento dell’unione bancaria nell’eurozona, con la creazione di uno schema comune di assicurazione dei depositi, che il Governo tedesco sta cercando di bloccare. (…)
Eccola li, la nostra vecchia amica Deutsche Bank. Una banca che molto spesso abbiamo avuto nel mirino e che, come dice giustamente il FMI, è sempre stata al centro di tutti scandali. Questo NON è sufficiente per mettere definitivamente luce su quanto sia marcia quella banca? E per lo più continua ad essere grande protagonista di leva finanziaria insostenibile.

Guardate quest slides ed in particolare la seconda. I risultati della gestione dei derivati possono influenzare in modo determinante non solo la redditività del gruppo ma anche la sostenibilità dei numeri di bilancio. Insomma, DB è un hedge fund e non una banca. Ma un hedge fund decisamente aggressivo, come potrebbe essere un “relative value” nella speranza che il “risk arbitrage” venga sempre gestito positivamente e che la situazione non scappi di mano.

Ma torniamo al FMI che bacchetta anche la Germania sulla loro criticità all’operato della BCE.
(…) Le banche tedesche sono le più attive nel protestare contro la politica dei tassi d’interesse bassi della Bce, ma i bassi tassi hanno semplicemente portato alla luce una serie di inefficienze strutturali di lungo periodo, fra cui la bassa redditività, un problema particolarmente acuto per le casse di risparmio, che hanno costi molto alti. In alcune banche, inoltre, la leva finanziaria resta molto elevata e «nei grandi istituti gli sforzi di ristrutturazione devono ancora portare frutto e il taglio dei costi resta lento», due riferimenti che appaiono diretti soprattutto a Deutsche Bank. Le banche tedesche, dice l’Fmi, devono inoltre adattare più rapidamente il proprio modello di business alle nuove regole e al cambiamento tecnologico. Le Landesbanken, gli istituti a controllo regionale, un altro comparto critico del settore bancario tedesco, coinvolto in tutte le crisi finanziarie internazionali degli ultimi decenni, hanno bisogno di ridimensionarsi, aprirsi ai capitali privati e riformare la governance. (IlSole24Ore)
Ecco fatto. Le banche tedesche protestano con la Bce perché ovviamente mirano ai loro interessi e qui sopra è ben spiegato ilmotivo. Ma attenzione, prima di puntare il dito sugli istituti di credito dell’Eurozona, la Germania farebbe bene a guardarsi in casa propria e mettere un bel po’ di ordine. Perché certe realtà saranno anche “to big to fail” ma rappresentano certamente un rischio sistemico molto maggiore rispetto a certe realtà che i tedeschi criticano.
Quindi possiamo proprio permettere sempre tutto a Berlino? E soprattutto, ne ha poi così diritto?
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