Il prezzo da pagare per la ripartenza economica

Pubblicato 23 Aprile 2014 Aggiornato 7 Agosto 2014 06:51

La Ripresa Economica globale, in particolar modo in Europa e in USA, è legata a dinamiche non sempre ordinarie. E prima o poi questo sostegno verrà meno e si presenterà il conto. Leggasi exit strategy.

Quando parliamo di un sistema economico che sta uscendo dalla crisi e sta ripartendo, sarebbe necessario anche porsi una domanda.
Ma questa ripartenza è effimera? E soprattutto, stiamo pagando un prezzo per questo scenario? E se così fosse, qual è questo prezzo da pagare?
Non voglio dilungarmi oltre, tanto tutti sapete benissimo come la penso.
Vi posto però un grafico “facile facile”, nel senso che dà la possibilità a tutti di caper una cosa.
Oggi la situazione finanziaria dell’Eurozona è sensibilmente peggiorata rispetto a come stavano le cose PRIMA della grande crisi subprime (alias default Lehman Brothers).

Courtesy from Reuters

Quindi, la cosa che occorre dire è che questa ripartenza effimera ha un prezzo, anche molto salato. Ed è il prezzo del debito pubblico. Scenario che si è visto anche negli USA, dove un apparente deleveraging del debito privato si è invece trasfomranto in una “traslazione” del debito da privato a pubblico.
Quindi, sia ben chiaro, lo scenario economico sia micro che macro è peggiorato. Ne è la prova il fatto che nessuno degli stati sopra citati si trova all’interno del quadrato verde, ovvero quello che dovrebbe rappresentare la “normalità” secondo i trattati europei.

Eventuali miglioramenti sono dovuti ad interventi di natura straordinaria che aiutano, sostengono e rilanciano l’economia ma NON in modo definitivo.
Non dimenticate che ogni situazione di stimolo (vedasi quantitative easing in USA) necessita poi, col tempo, dell’operazione di segno opposto (exit strategy).

Cosa può fare la BCE?

Cosa comporterà sui mercati finanziari? Questo sarà il grande problema dei prossimi anni.
Intanto però, in Europa, potenzialmente di cartucce da sparare la BCE ne ha ancora tante, il che potrebbe regalare ulteriore sostegno ai mercati, allo spread e alle borse.

Quindi, proprio grazie a queste cartucce, occorre ammettere che l’Europa potrebbe ancora rappresentare qualche opportunità per l’investitore. Le imprese europee sono molto più in forma di quanto non fossero prima della crisi (cosa inversa rispetto alle finanze pubbliche). Sono aumentati i soldi in cassa,  il rapporto debt-to-equity è sceso di circa 10 punti percentuali, posizionandosi al 48% medio. Ma la redditività delle imprese è ancora limitata. Sarà proprio questo l’elemento che muoverà più di tutto il mercato: gli utili aziendali.

Ma sappiate che tutto questo ha (o meglio, avrà) un prezzo.
E prima o poi l’oste presenterà con il conto. Anche se potrebbe volerci ancora un pò di tempo.

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Danilo DT

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