Il Super Dollaro abbatte le materie prime
Il Dollaro USA continua ad essere il grande protagonista del mercato, complice ovviamente la politica monetaria delle banche centrali e le aspettative sugli interventi “correttivi” previsti per il mese di dicembre.
A questo fattore, assolutamente determinante per il mercato, fa compagnia la debolezza dei consumi, soprattutto asiatici, che ne frenano la crescita dei corsi. Se poi andiamo anche ad aggiungerci la speculazione, ecco che il quadro è pronto.
Stamattina tutte le commodity industriali sono in estrema difficoltà.
Guardate il rame, vero indicatore anticipatore sulla ripresa economica (dell’economia reale), o ancora il nickel o il WTI. Tutti viaggiano ad un -3% abbondante. Gli operatori fuggono dalle materie prime, complice anche una scarsa liquidità sul settore. Tutti preferiscono mettersi in posizione “flat” ed attendere le mosse della FED e della BCE.
Intanto però è chiarissima, in ambito intermarket, nelle ultime settimane la correlazione diretta tra l’andamento dell’Euro e il trend delle commodity industriali. Tanto per capire chi comanda sul mercato: il Dollaro USA.
La domanda da porsi è: come mai oggi l’Euro è così debole e ci si ritrova con il Super Dollaro USA?
In realtà non c’è nulla di nuovo. Le cose già ve le ho scritte in passato: la BCE interverrà in modo massiccio sia in ambito di acquisto BCE ma non solo. Quello che il mercato inizia a scontare è un intervento importante anche sul tasso di deposito e sul tasso REPO. Cose tra le altre cose già ampiamente spiegate ed anticipate su questo blog.
The European Central Bank may be about to push the floor for euro zone policy rates deeper into negative territory. Three policymakers have told Reuters that the debate within the ECB is now less about whether to cut its bank deposit rate and more about by how much. While the benefits may be easier to quantify than the risks, the idea has some serious flaws.
There are a host of reasons why some might want a hefty cut in the deposit rate, which is currently minus 0.2 percent. This would weaken the euro, which might generate some much-needed inflation, and depress regional borrowing costs, which might otherwise edge up in sympathy with U.S. bond yields. Charging banks more to park money with the central bank should also theoretically encourage them to lend more, while easing would send a clear signal about the ECB’s determination to hit its inflation goal. (Source)
Quindi nulla di nuovo, in realtà, quantomeno per i lettori di I&M. Ma si sa, la speculazione si alimenta di tutto quanto è rumors e variazione di sentiment. Intanto però, rileggetevi che forse, questo quadro non è poi nemmeno troppo positivo per banche ed assicurazioni…
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