In rialzo i nuovi sussidi di disoccupazione

23 Settembre 2010 14:49

Oggi, giovedì 23 settembre 2010, il DOL ( Department of Labor ), ha pubblicato i seguenti dati relativi alla settimana conclusasi il 18 settembre:

Initial Claims (SA) a 465,000 da 453,000 =+12,000
Initial Claims (NSA) a 379,369 da 341,664 =+37,705

Rivisti a rialzo, come sempre e come al solito, i dati della settimana precedente di 3000 unità e quelli di due settimane fa di 4000 unità. Il grafico che mi piace postare è quello relativo ai dati non destagionalizzati.

 

Il grafico mostra l’andamento della serie del 2010 rispetto agli anni scorsi, settimana per settimana, delle nuove richieste. Contrariamente a quanto sperato, la serie sembra non voler tornare verso livelli compatibili con una sana crescita del numero di occupati. Nelle settimane che seguiranno, le serie storiche degli anni passati indicano un probabile incremento nel numero di nuove richieste di disoccupazione. L’auspicio è, vista la pseudo ripresa in corso, di non assistere, nel corso dell’autunno – inverno 2010, alla medesima dinamica. Sarà tuttavia difficile interpretare correttamente una situazione simile, in quanto le destagionalizzazione potrebbero essere più influenzate dai non licenziamenti che non dalle assunzioni reali. Questa incertezza peraltro emerge anche analizzando altre serie di dati correlati al mondo del lavoro. I sottoindici del lavoro degli ISM mostrano anch’essi delle anomalie se confrontati poi con i reali posti di lavoro creati o persi.

In tutti questi mesi, escluse un paio di puntatine in territorio espansivo, il sottoindice del lavoro dell’ISM non manifatturiero si è sempre mantenuto ampiamente in area recessiva. Vista la straordinaria correlazione tra il sottoindice e la variazione di posti di lavoro nel settore servizi privati ( essi rappresentano circa il 65% di tutti gli impiegati statunitensi ) è davvero difficile interpretare le indicazioni discrepanti che giungono ormai da un anno. Mentre l’ISM afferma la persistenza di uno stato recessivo nel numero di impiegati, il dipartimento del lavoro per mezzo, del suo ufficio di statistica, comunica invece una sostanziale ripresa del settore. In qualche modo una tale discrepanza andrà colmata, ma per ora l’ipotesi meno maliziosa è che uno dei due, o entrambi, i modelli di raccolta dati non siano pienamente in grado di percepire la reale situazione.

La cosa poi risulta ancor più evidente se si considera il medesimo indice ma in relazione al settore manifatturiero.

Il gap apertosi tra la le due serie di dati qui è davvero evidente. Da una parte l’indice del lavoro dell’ISM manifatturiero indica una forte espansione, dall’altro il dipartimento del lavoro mostra contrazione nel numero di occupati nel settore. Probabilmente assisteremo alla paradossale situazione già affiorata tra il 2004 e il 2007, quando l’industria statunitense ha subito un ulteriore drammatico decremento nel numero di impiegati nelle manifatture. Se guardate il grafico, in quel periodo, l’indice ISM ha fatto massimi e non si è quasi mai trovato in recessione. Parallelamente, si assisteva ad una chiara contrazione nel livello occupazionale. L’unica spiegazione che posso scovare per far coesistere questo tipo di anomalie, escludendo la manipolazione volontaria e duratura dei dati, è che per le aziende sopravvissute alla globalizzazione le cose andassero sempre meglio, e quindi comunicassero all’ISM dei buoni dati. Purtroppo, queste aziende sono risultate essere quasi la minoranza. Per molte l’unica strada percorribile è stata la delocalizzazione o la cessazione dell’attività. In questo modo, esse non sono più comparse nei report dell’ISM. In pratica, in soli tre anni di crescita, più di tre milioni di posti lavoro sono semplicemente svaniti, senza che l’ISM se ne rendesse conto. Evidentemente questo modello è in crisi.

Il medesimo ragionamento può poi essere applicato ai vari indici regionali e nazionali, ma in merito a tutto ciò è già stato scritto molto da altri, quindi non approfondirò ulteriormente.  

Ma le cose non migliorano nemmeno considerando i dati prodotti dal medesimo ufficio. Il Bureau of Labor Statistic pubblica, oltre ai dati sulla disoccupazione e sull’occupazione, i dati in merito al turnover sul lavoro. Essa stima le assunzioni, le aperture di posto di lavoro e gli allontanamenti dal lavoro. In particolare, sottraendo dalla serie “Assunzioni” la serie “Allontanamenti dal lavoro” ( non ci importa il motivo dell’allontanamento ) si ottiene come risultato un’ulteriore serie di dati storicamente molto simile alla serie costituita dalla variazione del livello complessivo di occupazione comunicata sempre dal BLS. Il grafico rende bene l’idea.

Le barre blu indicano i posti di lavoro creati o persi nel settore nonfarm, quei dati che quando vengono comunicati fanno schizzare le borse quasi sempre in su. Le barre rosse riportano invece, mese su mese, la differenza tra assunzioni e allontanamenti indicata dal turnover del lavoro. È immediato verificare come negli ultimi otto mesi, per ben sei volte i dati delle due serie hanno mostrato significativi scostamenti, sia in meglio che in peggio ( soprattutto in peggio… ). Entrambe le rilevazioni tengono in adeguata considerazione il censimento appena concluso, quindi non si capisce da dove nascano queste discrepanze all’interno dello stesso ufficio. Pur se è vero che anche in passato ci sono state talvolta isolati disaccordi sui dati ( novembre 2001, agosto 2002, marzo 2007, maggio 2008 … ) trovo alquanto singolare la frequenza e l’intensità con le quali ne sono emersi per buona parte del 2010.

Concludo il discorso con il grafico che mostra la correlazione tra la media dei nuovi sussidi di disoccupazione richiesti in un mese e la variazione nel livello generale dell’occupazione.

È davvero per me un mistero il fatto che, pur se le nuove richieste di sussidio di disoccupazione siano state nel corso del 2010 ancora un 50% più alte rispetto agli anni scorsi, su otto mesi di rilevazioni, ben cinque volte la variazione del livello occupazionale sia stata non solo positiva, ma molto positiva. 

Come al solito, staremo a vedere se tutto questo rientrerà e quale sarà la nuova normalità.

Mattacchiuz

PS: a chiunque tra i miei amici che stasera pensasse di venire a cena a casa mia, porti del vino che me l’avete finito ieri!