Intermarket: se petrolio e rame sono deboli, come fa ad essere tonica la crescita economica?

Pubblicato 13 Marzo 2014 Aggiornato 1 Febbraio 2015 10:50

Nelle scorse settimane ho parlato spesso (anche nel video TRENDS che, vi annuncio,  questo weekend avrà una veste particolare) del rally delle commodity.
Infatti è evidente un rally veramente importante del Continuous Commodity Index (acronimo CCI, il fratello “avanzato” del CRB) che ha portato l’indice da quota 499 a inizio luglio 2013 a quota 580 qualche giorno fa. Un bel 16% che però, se guardate il grafico, ha avuto il massimo dell’estensione negli ultimi DUE mesi.

Grafico Continuous Commodity Index

Tutte le materie prime sono decollate? In realtà non è affatto così. Nelle scorse giornate vi ho parlato del RAME, ed in questa sede vi parlerò di un’altra commodity fondamentale, il petrolio, pronto a scatenare i commenti (critici e costruttivi, come sempre, ed è giusto che sia così) dei nostri lettori. Ovvero il petrolio.

Grafico Petrolio WTI

La cosa che salta subito all’occhio, ovviamente, è il fatto che queste due asset class WTI e CCI), nella storia, sono sempre state fortemente correlate. Discorso identico per il rame. Ma cosa sta accadendo ora’ Per quale motivo c’è questo scollamento?

Non dimentichiamo che petrolio + rame = materie prime più correlate con la crescita e lo sviluppo economico.

E proprio li dobbiamo guardare. Protagonista, ancora, la Cina, ormai presente in tutti i nostri discorsi (che dite? E’ importante tenerla ben in considerazione?) I segni di indebolimento della domanda cinese si fanno evidenti. Il Governo in questo momento è più che altro preoccupato a dare segnali ai mercati sullo yuan, contribuendo attivamente ad una sua svalutazione (che in questi giorni diventa quasi “automatica” grazie agli speculatori “trend followers”.

Ovviamente poi gli occhi sono rivolti verso la PBOC e le sue reazioni sul mercato monetario. Recentemente la stessa ha annunciato la sua disponibilità di intervento SE le condizionieconomiche dovessero “deteriorarsi” e portare ad u n PIL prospettico inferiore al 7.5%.
Tornando poi al petrolio, di certo hanno anche contribuito i dati dell’AIE che ha venduto 5 milioni di barili di greggio. Una mossa strana che qualcuno inizia a vedere come la volontà degli USA di tenere il prezzo del petrolio sotto area 100 $/bar.

Secondo me il messaggio più chiaro è semplicemente questo. Se le due materie prime più importanti e strategiche continuano ad avere una forte debolezza, deve suonare come un segnale di ALTER molto forte sulle “generose” prospettive di crescita globale. Forse qualcuno avrà sbagliato le stime?

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Danilo DT

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