Italia, Anno 2011, Economia: la Resa dei Conti

4 Gennaio 2012 14:33

Guest Post: come è andato l’anno passato?

In questo periodo di festività capita per varie ragioni di avere modo di sentire anche da altri come sono andati gli affari, che prospettive ci sono, quali aspettative uno ha per l’anno 2012 appena partito, ecc. Devo ammetterlo, un tempo mai avrei pensato che le faccende in generale potessero diventare così gravi e, quel che è peggio, così tenacemente tenute nascoste dai media.

Oggi fare le cassandre è troppo facile ma qui si tratta di resocontare (scusate il neologismo personale) un anno, il 2011, che ha visto la situazione dell’economia reale dell’Italia in drammatica, anzi tragica evoluzione negativa .

A questo proposito mi sono andato a cercare un mio post, pubblicato un anno fa circa dove, a corredo di alcuni miei commenti sul vertice USA-Cina appena svoltosi, citavo alcuni casi di situazioni aziendali in vari luoghi d’Italia che allora erano sulla strada del deterioramento economico se qualcosa di positivo non fosse intervenuto.

Nulla di speciale ma un significativo elenco di cosa stava allora bollendo in pentola e su cui si potevano fare delle considerazioni/previsioni su cosa stava accadendo all’industria manifatturiera in Italia.

Il post datato 25/01/2011 è:

G2: USA-CHINA. Come è andata?

Per coloro che non se lo vogliono leggere riporto, di seguito, la parte utile per le finalità di questo post, consistente nella breve descrizione a fine 2010 di 4 casi aziendali emblematici, fra i tanti:

1° caso

Azienda di componentistica di qualità per il settore dell’arredamento cucine. Azienda che un anno fa andava ancora abbastanza bene, grazie alla tenuta dell’export in Sudamerica. Nel 2010 è accaduto che i 2 maggiori clienti brasiliani, dopo 2 decenni di reciproci profittevoli rapporti commerciali, sono stati tentati dalla produzione cinese, in grado di offrire a un prezzo del 65% inferiore lo stesso articolo. Persi questi 2 clienti, prima di fallire e perdere tutto quanto faticosamente costruito in 40 anni di duro lavoro, ha avviato la cessazione dell’attività. Questo imprenditore ce l’ha fatta a chiudere pagando tutto e tutti, mandando a casa però tutti i suoi 65 ormai ex dipendenti.

2° caso

Azienda del settore della ventilazione industriale. Questa da alcuni anni aveva avviato una succursale in Cina. I prezzi internazionali, determinati ormai dai produttori cinesi, avevano messo completamente fuori mercato, quanto a prezzo di vendita, quelli della fabbrica ubicata in Italia, dove fino 1 anno fa era allocato l’ufficio progettazione, nonché la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti. Dopo 2 anni di rilevanti perdite dell’unità produttiva italiana, coperti con i dividendi inviati dall’azienda cinese, il titolare ha dovuto chiudere la produzione della fabbrica italiana, mantenendo solo un’attività di magazzino e distribuzione di prodotti Made in China/Marchio Italiano. Risultato 100 su 120 dipendenti mandati a casa.

3°caso

Azienda produttrice di sofisticati macchinari per l’edilizia, leader internazionale fino poco tempo fa nel suo specifico settore. Fino 2 anni fa i prodotti della ditta non erano troppo minacciati dalla produzione cinese, sì più economica ma di livello tecnologico ancora troppo inferiore. Nel 2010 questa società si è trovata improvvisamente a competere sul mercato internazionale con 2 produttori cinesi che, con grande sorpresa, si sono presentati sul mercato con una cospicua nuova serie di macchine simili come concezione e prestazioni. Nel 2010 c’è stato un sensibile calo di ordini e soprattutto un notevole calo dei margini, per aver dovuto ridurre i prezzi ai clienti. Per il momento la ditta ha mantenuto i livelli occupazionali ma per la prima volta, dopo 60 anni di attività, il risultato di bilancio 2010 sarà pesantemente negativo, ovvero in perdita. Visto poi che le commesse sono in drammatico calo, dovrà cominciare presto a fare cassa integrazione, per intanto. Insomma, anche per questa azienda modello è iniziato il calvario, che speriamo non raggiunga le estreme conseguenze.

4° caso

Azienda produttrice di componenti per grandi impianti industriali e infrastrutturali. Anche qui, da un po’, la pressione sui prezzi costringe a limitare il più possibile le lavorazioni in Italia e ad acquistare la componentistica semifinita o già finita dalla Cina, a prezzi 40-50% inferiori. In questo modo, per il momento, questa azienda sta mantenendo ancora una discreta redditività ma, pur avendo incrementato nel 2010 il fatturato del 25%, ha ridotto i dipendenti passando da 200 a 180 circa, non rinnovando contratti a termine o diminuendo i lavoratori interinali.

Ebbene volete sapere cosa è successo nel 2011?

Per quanto riguarda il 1°caso non c’è tanto da dire. L’ex imprenditore si è liberato dei fastidi che aveva prima di chiudere l’attività produttiva ed ora si dedica all’azienda vinicola che si era acquistato nei tempi floridi con discreto profitto ma niente di che. Però mi ha citato il caso di un’altra azienda, ex concorrente ormai, più grande della sua, che ha chiuso del tutto la produzione in Italia, in occasione della ferie estive e si è trasferita all’estero, lasciando a casa 140 dipendenti.

Relativamente al caso 2, l’imprenditore non aveva grossi lamenti da esternare, se non che il mercato dell’area Italia aveva subito una contrazione del fatturato del 30%, soprattutto per il pessimo 2° semestre 2011. Complessivamente però l’azienda cinese aveva incrementato le vendite del 25%.

Il caso 3 invece si sta evolvendo in modo più che preoccupante. Senza fare riferimenti a risultati di bilancio 2011 definitivi, le news sono a dir poco allarmanti. Fatturato in calo, prospettive di mercato ancora peggio e sistema creditizio sul “chi va là”. L’azienda dovrà ristrutturarsi con drastiche riduzioni di personale ma se non interverranno fatti straordinari personalmente temo che non ce la farà. Riacquistare competitività in Italia è una mission impossibile in queste condizioni. Per una delocalizzazione ormai il tempo è passato e non ci sono le risorse economiche e manageriali interne per farlo. Eppure fino 3-4 anni fa trattavasi di un’azienda leader mondiale, florida e in ottima salute finanziaria. Qui sono a grande rischio 500 dipendenti.

Il caso 4 è il più emblematico. In realtà nel 2010 l’azienda non aveva prodotto profitto, pur in presenza diun aumento del fatturato ma i prezzi di mercato erano scesi a tal punto, da compromettere la redditività dell’impresa. Cosa è successo nel 2011? L’azienda ha continuato ad acquisire commesse in perdita e, anche a causa dell’evoluzione dei cambi fra valute sfavorevoli, alla fine ha ceduto. A fine anno 2011 l’azienda ha portato i libri in tribunale e 180 dipendenti sono rimasti senza lavoro. Eppure era un’azienda uscita indenne dalla crisi del 2008-2009, di cui ovviamente quasi nessuno ricorda il dramma vissuto dal sistema produttivo industriale di quel periodo.

Se poi si vuole andare avanti su questa linea si può aggiungere qualche nuovo caso fresco, fresco, senza fare riferimento a nomi ma fra i più eclatanti dalle mie parti.

Caso a

Azienda del settore metalmeccanico termotecnico. Azienda che ha già collocato all’estero una buona parte della produzione ma che ci teneva ad avere ancora una base produttiva in Italia. A fine 2011 una parte delle linee produttive sono state trasferite, determinando 60 dipendenti su 150 in esubero, per il momento. Entro il 2012 lo stabilimento italiano sarà dedicato a magazzino per il mercato Italia e alle attività di promozione vendite e marketing di gruppo. Altri 50 dipendenti a casa, poi si vedrà.

Caso b

Questo accumuna 2 aziende degli impianti per la siderurgia. Fino a metà anno 2011 l’andamento erta stato buono ma il portafoglio ordini si stava assotigliando. Nei restati 6 mesi non sono state acquisite commesse significative. Con l’esaurimento delle ultime commesse, senza nuovi improbabili ordinativi, si dovranno avviare procedure di cassa integrazione e quasi sicuramente anche di drastiche riduzione del personale. In tutto sono coinvolti 350 dipendenti.

Caso c

Azienda del settore terziario metalmeccanico. Super tecnologica quanto a dotazione di macchinari. L’essere un’azienda sempre all’avanguardia nelle tecnologie produttive era il grande vanto dell’imprenditore titolare dell’azienda. In tempi di crisi di competitività, anche questo in Italia non basta più da tempo ormai. Risultato: anche lui, oberato dai debiti diventati insostenibili, ha dovuto portare i libri in tribunale e 33 dipendenti sono rimasti a casa senza occupazione, di punto in bianco.

E mi fermo qua, altrimenti annoio i lettori. Tanto ripeterei le stesse cose.

Leggo invece che Il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella per chi non lo sapesse, non sa ancora che i consumi natalizi sono stati in drammatico calo. Anzi è infastidito dalle chiacchiere che girano senza una base dati certa che si avrà solo a febbraio prossimo. Già, questi qua che stanno nei loro comodi uffici romani non ci tengono a capire le cose per tempo, magari in anticipo.

Peggio di lui i politici ovviamente, che fanno ancora baruffa per cercare di dividere meglio, secondo loro, la torta che, ogni giorno in più, diventa più piccola. Non meglio i professori, che sono convinti che per risanare l’Italia necessitano i sacrifici. Sacrifici che però non saranno vani, visto che l’ha detto anche il nostro presidente Napolitano. Basta che in qualche modo alla finanza disastrata sia data qualche boccata d’ossigeno aggiuntiva per tirare avanti ancora un po’.

Di capire che invece è la produzione di beni e servizi utili che stimola l’economia sembra proprio che non interessi a nessuno di quelli che governano in qualche modo l’Italia.

Tragico errore che, guarda caso, in Cina si cerca di non commettere mai, tantomeno in tempi di crisi.

Buon 2012 a tutti lo stesso.

Gaolin

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