ITALIA: evitare la strada che porta al fallimento!
Abbiamo ottenuto un “salvagente” importante anche se condizionato. Questo salvagente si chiama ovviamente “Recovery Fund”, “SURE” e “MES”. Però è un toccasana per l’immediato ed è condizionato perché (giustamente) l’Unione Europea vuole vedere, come contropartita, un progetto, un piano, un percorso di riforme ben definito.
Nel frattempo però il nostro debito sale sempre più.
La slide in apertura non è proprio aggiornata ma è creata coi dati ufficiali. Infatti le stime ci portano ad un saldo di debito pubblico ITALIA per fine 2020 pari a circa 2.600 miliardi di euro. Dall’altra parte un PIL che frenerà in modo inesorabile, la stima viaggia sui 1.600 miliardi di euro.
Il rapporto che ne deriva è lontano da quel 132% che si è registrato a fine marzo (ed è riportato nel grafico), visto che si supererà area 160%. E nei post che vi ho presentato nei giorni passati, è evidente che questo rapporto faticherà a rientrare decentemente in breve tempo.
Adesso, come già detto, la grande sfida è legata all’utilizzo dei 209 miliardi di euro del “Recovery Fund”. Una cifra importante che l’Italia dovrebbe investire in investimenti pubblici a sostegno della crescita nel medio-lungo termine. The last chance. E non mi stanco di dirlo.
E dopo aver utilizzato (speriamo) nel miglior modo possibile il Recovery Fund, questa massa immane di debito dovrà poi anche essere ripagata, rendendo il più sostenibile possibile il fardello. E a questo proposito, permettetemi di aprire una parentesi europeista.
Molto spesso si parla del “cappio al collo” che ci ha messo l’Europa. A parte il fatto che, ripeto, trovo comprensibile il fatto che l’UE condizioni gli aiuti ad interventi strutturali, memori degli sperperi del passato, provate a ragionare, in queste condizioni, come sarebbe “semplice” fare default.
Interessi sul debito pubblico? Leggeri grazie alla BCE
Il grafico qui sopra (Source OECD) ci illustra una situazione molto chiara. Prendiamo l’anno 2010. Il rapporto debito pubblico PIL dell’Italia era pari a 119%. E già allora gli interessi pagati sul nostro debito, beneficiavano chiaramente della presenza della BCE. Oggi, anno 2020, come detto gli interessi che paghiamo sul nostro debito sono addirittura inferiori di quanto pagato 10 anni fa. Questo malgrado un debito pubblico chiaramente in aumento. Evidentissima la mano della politica monetaria, del controllo della curva dei tassi e degli acquisti programmati della BCE.
Provate a farvi questa domanda. Cosa significherebbe, oggi, uscire dall’Euro e da questa situazione “complicata” (cappio al collo) con un debito pubblico di queste dimensioni? Risposta fin troppo semplice. Significherebbe default senza ombra di dubbio. Gli interessi sul debito salirebbero inesorabilmente in modo geometrico. E voi avete idea di cosa significa nella realtà un DEFAULT? Quello che quindi dobbiamo fare è rimboccarci le maniche e sfruttare nel miglior modo possibile questa ULTIMA occasione. Ci vorranno dei sacrifici? E’ il momento che TUTTI devono fare la loro parte. Verranno lesi dei “diritti acquisiti storici”? Sarebbe anche l’ora. E le riforme dovranno arrivare sia da noi (Italia) che dall’Europa. Riforma fiscale, con una fiscalità univoca in tutti i paesi (così evitiamo situazioni scandalose come quella dei Paesi Bassi per fare un esempio), riforma politica, con un Parlamento Europeo non solo di facciata ma che legiferi. Riforma del lavoro, con un contratto uguale, sia che si lavori a Colonia che a Milano, più tutto quanto occorre per minimizzare le distanze tra i vari paesi, compresa anche progressiva mutualizzazione del debito, il tutto ovviamente parametrato per il peso economico di ogni Stato. Adesso o mai più. Dite che è impossibile? Guardate il Recovery Fund. Le situazioni di emergenza muovono fortemente le acque, anche oltre le più rosee previsioni. Tutto, quindi, può succedere.
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