ITALIA: per OCSE è fanalino di coda (tanto per cambiare)

28 Agosto 2018 08:09

Ormai dobbiamo proprio farci riconoscere ovunque. Se siamo nel mirino dei giornali di tutta Europa per una serie di questioni di tipo politico e non solo (ahime) è anche grazie allo spirito populista che imperversa nei salotti politici italiani. Voglia di rivalsa, voglia di cambiamento, voglia di qualcosa di buono, voglia di cosa forse nemmeno lo si sa. Ma intanto bisogna cambiare, bisogna disfare tutto in stile Gino Bartali (“Tutto sbagliato, tutto da rifare”) e quindi diamo un calcio al passato e ricostruiamo il futuro. Costi quel che costi.
Ecco.
Forse agli italiani però non è ancora molto chiaro quale sia il “price to pay”, il prezzo da pagare. E devo essere onesto, non lo so nemmeno io, e forse lo sa proprio nessuno. Ma di certo il prezzo potrebbe essere molto alto. E se conviene o meno questo “investimento”, beh, non chiedetelo a me.
Intanto però, sempre perché vogliamo farci notare, ecco che esce un report targato OECD. (The Organisation for Economic Co-operation and Development)
Il report si intitola “OECD GDP growth picks up marginally in second quarter of 2018”,  e si focalizza molto rapidamente su quella che dovrebbe essere la crescita economica e del PIL nei paesi OCSE.

(…) Growth of real gross domestic product (GDP) in the OECD area picked up marginally, to 0.6%, in the second quarter of 2018, compared with 0.5% in the previous quarter, according to provisional estimates. (…) Among the Major Seven economies, GDP growth accelerated strongly in the United States, (…) Japan, (…), in Germany, …) in France, (…) while it slowed marginally in Italy (to 0.2%, from 0.3%).(…) [Source

Credo sia chiaro, tutti in miglioramento, tranne un paese, ovvero l’Italia e questo grafico lo testimonia perfettamente. Siamo l’unico stato con il rombo sopra la pila. Segno che le cose andranno meno bene del previsto.
Non penso basti aggrapparsi alla resilienza epica del popolo italico. La differenza la fa la crescita e il GAP dagli altri stati non fa che aumentare. Ricordate questo grafico? Bene, facendo la somma delle parti significa che il suddetto GAP non potrà che aumentare. Amen. Questo è un prezzo che stiamo continuando a pagare, frutto di una malagestione politica che è durata quarant’anni ed ha distrutto tutto il distruggibile. Ora il quadro è drammatico, siamo sommersi dal debito pubblico, e non ci resta che reagire con la protesta. Ma non si va molto in là se non si ragiona anche con la testa.

Una cosa è vivere di sogni, un’altra è sognare un’Italia diversa. Nel secondo caso ci vuole la concretezza. E forse questo, oggi, ancora manca.

STAY TUNED!

Danilo DT

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