ITALIAN DREAM: quando la verità viene distorta
I dati sul tasso disoccupazione sono in miglioramento ma altri elementi, come il tasso di occupazione, sono in peggioramento. Ecco perché l’Italia che dovrebbe ripartire, non riparte. E il PIL Italia delude.
Lo so che mi attirerò le ire di coloro che vogliono ”vedere positivo” perché sono con questa mentalità si può ripartire. Verissimo, l’ottimismo è il profumo della vita (Tonino Guerra dixit) ma è anche benzina per i consumi.
Le notizie uscite ieri sull’occupazione sono state presentate proprio come una “manna dal cielo” nel periodo pre-natalizio, notizie che confermano l’inversione di tendenza dell’economia italiana.
Abbiamo messo la freccia, questa è la volta buona, l’Italia finalmente riparte.
Anzi forse no.
Se non lo avete ancora capito, io non ce l’ho con la ripresa, io non voglio essere il menagramo di turno, io sono favorevolissimo alla ripartenza e sarei il primo a sostenerla e ci mancherebbe. MA non mi sta bene essere perso per i fondelli. Perché poi alla fine questa è la verità: la propaganda ci innaffia di bugie e ci vuole affogare di false convinzioni.
Mi sta persino bene un ottimismo eccessivo, ma non mi sta bene una lettura della realtà volutamente distorta.
OK, il tasso di disoccupazione italiano è sceso ai minimi da tre anni, ed arriva all’ 11.5%.
Grafico tasso disoccupazione Italia
Festeggiamo? Forse anche no perché il dato è palesemente drogato. Ma ce lo dice la stessa ISTAT che ha comunicato i dati. Ecco perché parlo di voluta distorsione dei dati.
Dopo la crescita registrata tra giugno e agosto (+0,5%) e il calo di settembre (-0,2%), a ottobre 2015 la stima degli occupati diminuisce ancora dello 0,2% (-39 mila). Il calo è determinato dagli indipendenti mentre i dipendenti restano sostanzialmente invariati. Il tasso di occupazione diminuisce di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3%. (…) Dopo la crescita di settembre (+0,5%), la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta ancora nell’ultimo mese dello 0,2% (+32 mila persone inattive). Diminuisce il numero di inattivi maschi e di età inferiore a 50 anni. Il tasso di inattività, è pari al 36,2%, in aumento di 0,1 punti percentuali. Su base annua l’inattività aumenta dell’1,4% (+196 mila persone inattive) e il tasso di inattività di 0,6 punti percentuali. (ISTAT)
Questa è la tabella che conta.
La sintesi del mondo occupazionale in Italia
E poi interessante la “qualità” dei lavoratori. E’ normale che scendano di brutto i lavoratori della fascia media mentre invece crescono gli ultra cinquntenni?
Occupazione per fasce di età
Quindi, cantare vittoria mi sembra fuori luogo. Dire che i dati sono migliorati non è nemmeno corretto perché se da una parte abbiamo dei valori in miglioramento, come appunto il tasso di disoccupazione, dall’altro abbiamo una diminuzione degli occupati ed un peggioramento della qualità anagrafica dei lavoratori.
Mi verrebbe da dire: zero a zero e palla in centro, anche se in queste condizioni di ripresa (modica) in Eurozona è lecito aspettarsi molto di più. La verità è che l’Italia ha problematiche strutturali che la zavorrano e che non permettono il salto di qualità. E di certo “sognarlo” non ci porterà ad ottenerlo.
E il PIL? Non bene direi…
E se stavate ancora sognando e l’occupazione vi ha solo “scalfito” il sonno, eccovi un dato che non fa di certo piacere. Il terzo trimestre ha portato un dato sul PIL a +0.2% reale. Allora visto che voglio essere concreto, facciamo due conti. IL Governo ha un obiettivo di crescita del PIL Italia nel 2015 pari allo 0.9%. Manca un trimestre e quindi, per poter raggiungere questo obiettivo ci dobbiamo trovare con una crescita negli ultimi 3 mesi dell’anno quasi a livelli “cinesi”, ovvero pari all’1% (che su base annua significherebbe un 4%!
Nel terzo trimestre del 2015 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010 e destagionalizzato, è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% nei confronti del terzo trimestre del 2014. La stima preliminare diffusa il 13 novembre 2015 scorso aveva rilevato la stessa variazione congiunturale e una crescita tendenziale dello 0,9%. Il terzo trimestre del 2015 ha avuto quattro giornate lavorative in più del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre del 2014. La variazione acquisita per il 2015 è pari a +0,6%. (ISTAT)
Non vorrei dire ma forse il governo non ce la fa a mantenere la promessa. Non prendiamocela troppo con loro. Ma almeno fossero più trasparenti e realisti…anche se poi, se non erro, quest’anno i nostri cugini più deboli (Grecia esclusa per ovvie ragioni) cresceranno giusto di qualcosa in più. Da quanto mi risulta l’Irlanda dovrebbe fare, a livello di PIL, un qualcosa come un +6%, la Spagna un +2.7%, e il Portogallo un +1.5%.
Detto questo…fate voi…
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