Italian Style e il futuro che non c’è

28 Dicembre 2010 15:15

GUEST POST: un testo scritto dall’amico lettore Ottofranz che denuncia un rischio tutt’altro che remoto: la morte di quello stile e di quel talento che da sempre ha contraddistinto l’Italia.

Ho avuto la fortuna ed il privilegio di cavalcare in prima linea questa “Italia da bere”del fashion degli ultimi quarant’anni. Potrei dire di essere un po’ il Forrest Gump dell’abbigliamento casual in quanto quando c’era qualcosa di importante io c’ero In un modo o nell’altro ho avuto modo di conoscere ed in alcuni casi anche di collaborare con i nomi che hanno contrassegnato il casual di questi 40 anni. Essendo figlio d’arte ho reminiscenze di quando durante la guerra i tessuti acquistabili erano due e quando tra gli anni 50 e gli anni 60 cominciarono anche da noi, dopo gli insegnamenti americani, a nascere i primi negozi con capi già confezionati.

Una roba senza futuro a detta di coloro che, vendendo tessuti in pezza, definivano appunto questi scriteriati destinati a sicuro insuccesso, “confezionisti” .

Un termine che ,anche se solo fra le righe, aveva un qualcosa di dispregiativo.

Ricordo quando i Saldi non c’erano ed i mesi di gennaio e febbraio venivano definiti “Fiera del Bianco”, facendo l’occhiolino a chi dovendosi sposare aveva l’occasione giusta per pensare al corredo.

Ricordo quando i primi si accorsero che era possibile acquistare un negozio e pagarselo abbondantemente facendoci anche un discreto guadagno nel giro di poche settimane, con le “Vendite di liquidazione”

Ricordo a Torino la nascita delle prime jeanserie, i Pant House, negozi specifici per un target fino ad allora inesistente. Idee prese al balzo dai risultati della genialità di certi “Benetton” capostipiti di catene create ad hoc chiamate “My Market”,
Specifiche per il consumo di quella generazione che d’ora in avanti avrebbe tracciato il solco del successo del marketing e di tutta la sfera che ad esso si sarebbe collegata.Non poco se pensiamo alla “Febbre del sabato sera”, quindi discoteche, radio libere e tutto quello che ne è derivato.

Ricordo le resistenze dei confezionisti che definivano questi scriteriati destinati a sicuro insuccesso “jeansaioli”

Un termine che , anche solo fra le righe , aveva un qualcosa di dispregiativo.

Ricordo che essendo Torino già all’epoca in eterna “crisi”, un po’ perchè mamma Fiat aveva messo le basi per la creazione di un consumismo proletario per definizione , e per l’innata capacità del Commerciante piemontese di piangersi addosso, fin da subito invece di puntare alla qualità ed all’innovazione , mentre in altre Regioni si misero le basi per un decollo Internazionale, in Torino si misero le basi del “Resistere,resistere ,resistere,” salvo pochissimi casi.

Si sviluppò nel mio settore una politica Commerciale del 9900 lire, che mise le basi per uccidere qualsiasi ricerca il cui risultato potesse superare cifre di vendita che in analisi tecnica potremmo definire “resistenze”

Ricordo ricordo ricordo….E non posso non far dei paralleli.

Emblematico il fatto che come negli sport , prendiamone alcuni particolarmente indicativi,come lo sci acrobatico, il trial, il freee style nel motocross, un qualsiasi mediocre di oggi sarebbe stato un campione ieri.

Oggi è tutto più difficile. Non è più sufficiente la genialità.

Essa deve essere accompagnata necessariamente dalla tecnica fino all’esasperazione e da un piano finanziario iniziale praticamente fuori portata

Non si può più pensare di iniziare da uno. Si comincia da mille o non se ne parla.

E’ per questo che non rivedremo nuovi Armani , Valentino Versace ecc.

Uccisi ancora in pancia dall’avvento della nuova finanza mondiale. Anche qui un NWO. Le ultime notizie dalla Cina parlano di uno sconvolgimento ulteriore dei costi di produzione.
I fornitori concorrenti della Cina (Vietnam, Nord Africa, est europa ,Bangladesh ecc) vengono presi d’assalto dalle grosse catene che li cannibalizzano.
Nel giro di pochi anni tutti quei Brand che avevano fatto del “total look” delocalizzato il loro lato di forza finanziario, saranno fuori mercato e dovranno confrontarsi con chi arrivando direttamente al consumo con negozi di proprietà, potrà dettare legge.

Questo causerà un appiattimento del prodotto ed un divario enorme, che andando ad uccidere la proposta di mezzo vedrà anche in questo caso il formarsi di due soli mercati .Uno altissimo ed uno bassissimo.
Si rivedrà ,in modo opposto, la differenza fra il vestirsi ed il coprirsi e la massa cambierà addirittura i suoi gusti rinunciando a quella cosa tipicamente italiana che ha fatto da motore all’economia per almeno un trentennio..

Le catene avranno ancora al loro interno il genio creativo, ma non gli permetteranno di emergere in quanto figli di quel progetto “circolare” e non verticistico che ormai delinea il credo creativo di qualsiasi Azienda.

Non giudico questa evoluzione ,la prendo come un dato di fatto.

E i corsi e ricorsi storici potrebbe comunque determinare delle sorprese.

Rimane da considerare come questa evoluzione abbia un effetto assolutamente negativo sul nostro Paese, che vedeva nella voce abbigliamento e tessile una delle colonne portanti della nostra economia.

In questo momento storico, una politica accorta userebbe questa fase per aiutare a riqualificare le migliaia di laboratorietti ormai chiusi o in via di chiusura , aiutandoli con politiche fiscali e di sostegno, che creerebbero posti di lavoro in quanto nuovamente nel mercato.

Servirebbe inoltre un’educazione del consumatore ,una sorta di autarchia condivisa e non imposta, una specie di sana e cosciente istruzione al “comprare italiano” che crei la consapevolezza che acquistando un nostro prodotto salvaguarderemo anche il nostro posto di lavoro ed il futuro dei nostri figli.

Ma si può fermare la Storia?

Ottofranz

Vota questo articolo su Wikio!

Tutti I diritti riservati ©
NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

Sostieni I&M!
Clicca sul bottone ”DONAZIONE” qui sotto o a fianco nella colonna di destra!

Image Hosted by ImageShack.us

Seguici anche su Twitter! CLICCA QUI!

Vuoi provare il Vero Trading professionale? PROVALO GRATIS!