La BCE taglia i tassi, ma la distanza dalla dinamicità della FED è sempre abissale

Tutto come previsto (anche se avevo letto di diverse case d’affari che avevano cambiato parere).. La BCE taglia i tassi portandoli al minimo storico. Il tasso BCE (REPO) scende infatti di 25bp passando quindi da 0.75 a 0.50%.
Una piccola vittoria di Mario Draghi che voleva il taglio tassi, mentre i tedeschi, che come ho scritto QUI avevano buoni motivi per cercare di evitare il taglio, sono stati “tagliati fuori “loro.
Resta di certo il fatto che questo taglio non andrà sicuramente a rivoluzionare il percorso di recessione. Sarà uno stimolo, soprattutto psicologico, che sottolinea l’impegno della BCE nel combattere con le sue (poche) armi il difficile momento economico.

Interessante il comportamento di Piazza Affari. Appena arrivato l’annuncio, subito balzo rialzista e scoppia l’euforia. Ma poi è arrivato il discorso di Draghi:
I governi «non vanifichino i risultati raggiunti» con le misure di consolidamento fiscale ha però poi avvertito Draghi, ricordando come il consolidamento sia «recessivo sia nel breve che nel medio termine». «Purtroppo – ha ammesso – in Europa molti consolidamenti sono stati compiuti in condizioni di emergenza, e quindi nel modo più semplice, alzando ulteriormente le tasse, che sono già troppo alte». (…)Sì, si può dire che siamo frustrati» dal persistere della recessione e dalla disoccupazione record, ha detto poi Draghi rispondendo a una domanda sull’appello di Papa Francesco per il lavoro.

«Vediamo miglioramenti sui mercati finanziari e siamo dell’idea che sono l’unico e necessario canale per trasmettere le nostre decisioni di politica monetaria» all’economia reale. «D’altra parte – ha ironizzato il presidente della Bce – non è che possiamo buttare i soldi dall’elicottero. Per questo do così tanti dettagli sugli indicatori. Questo dimostra con quanta attenzione stiamo seguendo la situazione per riuscire a capire come questi impulsi vengono trasmessi all’economia reale e si trasformano in più crescita e occupazione».. (…)La Banca centrale è pronta in ogni caso a nuovi interventi sui tassi e anche alla possibilità di applicare tassi negativi ai prestiti alle banche. «Siamo tecnicamente pronti» ha detto anche se «ci sono alcune questioni con cui dobbiamo fare i conti prima di agire». (Source)
Un Draghi molto prudente e (tra le righe) preoccupato sull’andamento dell’economia. Non bisogna abbassare la guardia perché ci vuole un attimo a far scappare di mano la situazione. Interessante però anche notare una cosa che distingue FED dalla BCE.
Quest’ultima ammette chiaramente che il taglio dei tassi non si traduce in una vera disponibilità di credito per l’economia reale (cosa che invece sarebbe necessaria all’ennesima potenza).
La FED invece, applica una politica molto più energica, con acquisti di bond, pompando effettivamente liquidità che arriva all’economia. Basta guardare quello che è successo negli ultimi anni all’economia USA per rendersene conto.
Senza poi dimenticare che la FED non è intenzionata (per il momento) a mollare il tiro, anzi…
Bernanke annuncia proprio ieri al FOMC che potrà alzare la posta, aumentare gli acquisti di bond sui mercati ben oltre gli 85 miliardi mensili. Priorità è far scendere almeno al 6,5% il tasso di disoccupazione.
Ma questa operatività, ben nota col termine di QE o quantitative easing, la BCE non può farla.
Senza poi dimenticare che NESSUNO ne può garantire l’efficacia…anzi…
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DT