La grande FRAGILITA’ del mercato
Da uno scenario “risk free” si è passati rapidamente ad un quado di simil-panic selling. I Financial Stress Index di illustrano un quadro in peggioramento ma non ancora al collasso. Ed ad aggiungere volatilità le news sulla crisi Grecia e sugli stress test in arrivo a fine mese. Tutto questo rende facilmente attaccabile un mercato strutturalmente fragile.
E’ veramente incredibile vedere come cambia il sentiment e le impressioni sui mercati finanziari. Fino a qualche giorno fa, il rischio non era assolutamente ponderato e tutto sembrava “risk free”. Oggi si torna ad aver paura persino di uno starnuto. Per carità, io da sempre vi metto in guardia su un mercato ed un’economia che metterei sotto il comun denominatore della FRAGILITA’.
Parlo di fragilità in quanto tutti, banche centrali comprese (e difatti ne fanno menzione ogni volta che aprono bocca i vari Yellen, Draghi e similari) sanno benissimo che l’economia strutturalmente ha ancora tante lacune. E la stessa finanza è costruita su un castello di sabbia chiamato FIDUCIA, creata ad arte e poi gestita ed alimentata dal sistema bancario e dai grandi investitori. In un sistema che quindi poggia le basi sul “poco o nulla” diventa facile preda delle emozioni, del sentiment e delle inversioni di tendenza. E dell’aumento repentino della volatilità in un mercato che ieri, come ho spiegato qui, ha subito un bel “temporale”.
La volatilità quindi, torna ad essere protagonista anche se in questo momento resta molto lontana dai picchi del 2008. Per l’Equity siamo tornati ai livelli del 2012, ma sempre lontani d quello che si può descrivere come PANICO.
Grafico volatilità: Azionario, obbligazionario, valutario
Stessi segnali ce li dà un altro indicatore di stress del sistema finanziario, il Bloomberg Euro Area Financial Conditions Index
Bloomberg Euro Area Financial Conditions Index

The Bloomberg Euro Area Financial Conditions Index tracks the overall level of financial stress in Euro area money, bond, and equity markets to help assess the availability and cost of credit. A positive value indicates accommodative financial conditions, while a negative value indicates tighter financial conditions relative to pre-crisis norms.
Ma se questo indice, visto nel grafico precedente, fa decisamente paura, se visto sotto questa diversa ottica (di lungo periodo) fa subito un’altra impressione.
Quindi è un mercato che al momento sta correggendo ma NON collassando. Però facciamo attenzione, potrebbe anche essere l’inizio di una fase molto difficile per i mercati, proprio a causa di quanto ho scritto in apertura a proposito della fragilità.
Tragedia Greca alle porte?
Guardate a questo proposito i bond della Grecia, paese ieri protagonista della grande correzione. Con l’aumento della volatilità (e del rendimento) c’è stato anche un inverosimile aumento dello spread tra compratori e venditori, quindi problemi di liquidità, che potrebbe mettere ulteriormente in difficoltà il debito greco, visto che il rally degli scorsi mesi potrebbe suggerire dei take profit che, ahimè, sarebbero in difficoltà proprio per un problema di mercato e di liquidità. Inoltre, in questa condizioni, per la stessa Grecia sarebbe problematico emettere dei nuovi bonds.

…e tragedia italica per gli stress test?
Ovviamente poi, a pioggia, saltano fuori tutte quelle magagne che rimanevano ignorate solo fino a qualche giorno fa. Come be sapete, domenica 26 ottobre verranno comunicati i date del famoso stress test che per molti sarà una formalità, ma ovviamente quando torna la paura si cambia parere. Ed ecco che per il noto Der Spiegel gli Stress Test saranno invece una sentenza di condanna proprio per le banche italiane.
I tedeschi forse dovrebbero cominciare anche a guardare a casa loro.
CONCLUSIONI: sono ben descritte in queste parole. Sono passati quasi sette anni dall’inizio della crisi, dal fallimento di Lehman Brothers nel 2008. Esperti anglosassoni ed europei iniziano ad avanzare una domanda terribile: visto che la liquidità non si trasferisce agli investimenti nell’economia reale, seguirà un’altra bolla finanziaria, e poi una nuova recessione?
Nessuno sembra sapere che fare. C’è un cupo presagio che emerge dalle premesse e dalle conclusioni della convention annuale del Fondo monetario internazionale tenutasi a Washington lo scorso fine settimana. I banchieri centrali e i governanti hanno lasciato il consesso con “la generale percezione che la ripresa è diventata più debole di quanto si prevedeva ed è più accidentata lungo l’intero universo delle economie avanzate ed emergenti”, per usare la sintesi di Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea. La crescita insomma non si vede e, anzi, il calo delle esportazioni e della produzione industriale della Germania ha allarmato i mercati – ora si teme la terza recessione in Europa nel giro di quattro anni – perché soprattutto la domanda interna è ferma.
Riusciranno le solite banche centrali a ridare quella fiducia in concerto coi Governi? La chiave di lettura diventa politica. Ma già la BCE ha dimostrato che certi interventi di politica monetaria potrebbero essere non sufficenti a ricreare quell’ambiente di FIDUCIA.
Stiamo all’erta. Se fino a qualche giorno fa parlavo di NUOVA ERA, oggi possiamo dire che ci siamo dentro. FINO AL COLLO.
STAY TUNED!