LA GRANDE SFIDA: Italia vs Mercati
Mentre stiamo discutendo di “manine” e di contrasti all’interno della coalizione gialloverde, il rischio Italia si impenna ulteriormente e lo spread si avvicina progressivamente a quel target di 400 bp che rappresenta un vero pericolo per il sistema bancario italiano come già spiegato in questi post.
Chiusura totale dell’Europa sul bilancio 2019: la lettera che Moscovici ha consegnato a Tria denuncia la deviazione «senza precedenti nella storia del Patto di stabilità». Juncker: «I Paesi al telefono si sono raccomandati di non aggiungere flessibilità a quella già accordata». Secco monito dalla Bce: per Draghi «sfidare le regole Ue comporta un prezzo alto per tutti». Conte: «Nessun muro contro muro». Tria: le Camere possono migliorare la manovra, ma dentro i saldi. In serata incontro tra Mattarella e Moscovici. (Source)
Le innumerevoli gaffes, i sospetti di brogli, le retromarce più o meno spudorate, di certo non agevolano il clima di fiducia nei confronti del nostro paese che già adesso si trova vittima di forti deflussi di investimenti soprattutto dall’estero. Anche perché accollarsi il rischio Italia proprio ora che l’UE rigetterà il DEF e le case di rating declasseranno l’Italia. E poi viste le tensioni, l’instabilità politica non giova di certo.
Il Presidente del Consiglio per sedare gli animi si gioca la carta della convocazione di un Consiglio dei Ministri per sabato 20 ottobre. Scopo: rivedere il testo del decreto, ma Ministro dell’Interno e vicepremier leghista, Matteo Salvini lo esclude. Il Presidente del Consiglio è fermo e va avanti. Ma il Carroccio fa sapere che alla “riunione non andrà nessuno”. La tensione sale al tal punto che alcuni rumors paventano le dimissioni di Conte che necessitano della smentita di Palazzo Chigi. E quando è ormai notte Salvini fa dietrofront: “Se serve, ci sarò”. (Source)
E poi aggiungiamoci pure anche l’assenza di nuove informazioni sul deficit, sul debito o sull’economia italiana. Insomma, mi sembra che si vada sempre “a naso” senza entrare nel cuore della questione. Forse perché non si vuole finire in un ginepraio senza saperne poi uscire? Però cari amici, qui non si scherza. Stiamo parlando del nostro futuro. E il mercato (che è poi il vero oggetto di questo post), ovviamente, risponde di conseguenza. Il mercato ormai risponde a segnali puramente politici e…possiamo dirlo? Ma si diciamolo.
Il mercato sta ormai PALESEMENTE sfidando il Governo. Ma questo guanto di sfida, chi lo ha lanciato? Il Governo stesso.
“Se ci sfugge lo spread deve cambiare la manovra“. Il ministro per gli Affari Europei Paolo Savona dallo studio di Porta a Porta ha aperto alla possibilità che i numeri messi nero su bianco nella Nota di aggiornamento al Def vengano modificati nel caso in cui i mercati continuino a prendere di mira i titoli di Stato italiani. Savona ha così contraddetto i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che nei giorni scorsi avevano assicurato che non ci sarebbero stati passi indietro o “piani B” in caso di superamento dei 400 punti di spread. Tuttavia l’economista sardo si è detto “abbastanza sicuro” che “lo spread non arriverà a 400″ perché “il mercato non vuole la crisi, che interesse avrebbe? Con tutte le critiche che si sono riversate il mercato avrebbe potuto reagire e gli speculatori ne avrebbero approfittato ma il mercato si è dimostrato più cauto della politica ed anche dei titoli dei giornali”. (Source)
Se qualcuno del Governo pensa di essere più forte dei mercati, si sbaglia di grosso. La storia insegna che possiamo solo prendere grandi schiaffoni e quindi…se con lo spread a 400 dovrà cambiare qualcosa, allora perché non portarlo al target? A dargli una mano ci penserà magari Moody’s già stasera. E poi toccherà a S&P settimana prossima. E poi c’è ancora Fitch.
Vi ricordo solo che l’Italia si trova a due scalini dal livello “junk”. Politicamente e finanziariamente escluderei l’ipotesi di un “doppio salto”, molto probabile un gradino con tante minacce.
(…) Per Moody’s, S&P e Fitch l’Italia è a soli due scalini dal voto «non investimento» (o «spazzatura») e indici enormi come il Ftse Russell World Government Index (800 miliardi di dollari) o il Bloomberg/Barclays euro aggregate (2.500 miliardi) di fatto non possono più tenere l’Italia in portafoglio se due agenzie di rating la declassassero a «non investimento». Secondo Goldman Sachs, ciò innescherebbe vendite forzate di debito italiano per oltre cento miliardi di euro. E le soglie alle quali ciò può avvenire non sono davvero lontane. (…) [Source]
Il grafico dell’incoerenza momentanea: Yield 10 yr e rating
Qui parliamo dei benchmark. E poi c’è tutto il resto. Insomma, i nodi stanno venendo al pettine, il braccio di ferro è tra Governo e Mercati. La sfida è stata lanciata. Ora vediamo chi vince. C’è solo un problema. La scommessa la paghiamo noi e, credetemi, non è una cosa da poco, soprattutto perché molti (ma proprio tanti) non lo hanno ancora capito.
RISCHIO ITALIA: CDS, FtseMib e Spread a confronto
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