La grande voragine nei conti delle BANCHE ITALIANE
Forse non ve ne siete resi conto ma oggi è già l’ULTIMO GIORNO per poter aderire all’aumento di capitale di Monte dei Paschi.
Siamo onesti, però, chiamarlo “aumento di capitale” è un eufemismo. Meglio definirlo un’OPVS, un’offerta pubblica di vendita e di scambio. Si offre al pubblico indistinto (visto che chiunque può fare l’operazione di aumento di capitale e non ci sono particolari diritti o privilegi ai vecchi azionisti) la possibilità di diventare azionista di MPS con un’operazione “alla cieca” dove si sa la cifra che si mette ma non si sa quello che si avrà. E’ il perfetto epilogo di una storia italiana nata nel 1472 che ormai si è trasformata in tragedia.
Prossimamente avremo in mano i dati dell’aumento di capitale e dello scambio (subordinate in azioni) e capiremo se sarà necessario l’intervento di Stato.
Il mio parere già lo conoscete, secondo me è stato montato un iter in fretta e furia per poter poi giustificare a Bruxelles e Francoforte (fronte UE e BCE) che “si è fatto tutto il possibile ma si è reso necessario l’intervento pubblico”. Ovvio, questo significherebbe per MPS l’arrivo della BURDEN SHARING con conseguenze drammatiche per azionisti e obbligazionisti subordinati.
E proprio sotto questo aspetto, mi sembra giusto citarvi cosa scrive il sempre ottimo Seminerio sulla questione, così capite in modo definitivo come stanno le cose.
(…) Esisteva una via alternativa? In astratto sì, attraverso la conversione di debito delle banche in azioni delle medesime. Ricordiamo quello che dice la direttiva BRRD sul risanamento e risoluzione delle banche in dissesto: l’intervento pubblico può avvenire solo dopo aver effettuato azioni di bail-in su almeno l’8% del passivo della banca coinvolta. Nel caso di MPS, ad esempio, questo vuol dire 13 miliardi di debito potenzialmente convertibile, sia subordinato (per circa che 4,5 miliardi) che senior non garantito (per la differenza).
Questa norma è derogabile in caso di “rilevanza sistemica” della banca in dissesto. In quel caso, l’intervento del denaro pubblico può avvenire prima della soglia dell’8% del passivo, previa autorizzazione della Commissione Ue. Quanto prima? Noi penseremmo ad un 50% di soldi pubblici e 50% di burden sharing, cioè di conversione in azioni del debito subordinato. Oggi sui giornali italiani si può invece leggere di intervento del Tesoro in MPS solo dopo l’integrale conversione dei subordinati, quindi in via residuale, per circa un miliardo. Vedremo. (…) (Source)
Le strade quindi erano due e si è scelta quella “sistemica” come già detto.
Quindi spazio ai 20 miliardi stanziati dal Governo Gentiloni. Una cifra che dovrebbe essere anche più generosa di quanto necessario proprio perchè parte di tale importo servirà per “proteggere” il resto del sistema bancario italiano.
Però tale cifra, solo per la cronaca e per farvi capire la dimensione del problema, potrebbe non bastare. E ce lo ricorda Bloomberg. Il fabbisogno per rimettere un po’ in sesto il sistema bancario italiano sarebbe quantomeno pari a 52 miliardi di Euro.
Italian banks need at least 52 billion euros ($54 billion) to clean up their balance sheets, much more than the rescue package proposed Monday by the government.
The shortfall is an estimate of how much lenders would have to increase loan-loss provisions to allow for the sale of bad debt, according to data compiled by Bloomberg. It includes the 8 billion euros of provisions UniCredit SpA has said it will add before selling 18 billion euros of its worst loans and uses that ratio as a proxy for the gap at other banks. The total also includes the 5 billion euros Banca Monte dei Paschi di Siena SpA has been struggling to raise in recent months. (Source)
Il conteggio che fa Bloomberg è di quelli “realistici”, tenendo conto di quelle che dovrebbero essere le logiche coperture per gli NPL. Ma come già vi ho detto più volte, in bilancio noi italiani, gli NPL li valutiamo ancora in modo troppo positivo. Onde evitare voragini di bilancio. Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti. MPS è in crisi, Uni credito dovrà fare un altro importante sforzo, e con lei i vecchi azionisti, a fine giugno le banche italiane avevano sofferenze pari a 356 miliardi di Euro, coperti per meno della metà (165 miliardi). Ecco perchè alla lunga i 20 miliardi non bastano, ecco perchè la strada da fare è ancora lunga, ecco perchè MPS rappresenta la prima grande urgenza e ne seguiranno delle altre, ecco perchè la nazionalizzazione di MPS rischia di essere da tempo l’unica soluzione. E per altre banche ci sarà il rischio del bail-in.
No, per carità, mi fermo qui. Siamo a Natale e siamo tutti più buoni. E spero vivamente di sbagliarmi anche se, alla fine, i numeri …sono numeri.
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