Le grandi dritte: investire in Tunisia

di gremlin
15 Febbraio 2011 17:36

(racconto tratto da: “Autobiografia di un Opzionista”, per gentile concessione della Gazzetta della Cupola©)

Tempo fa incontrai un gran lavoratore, metalmeccanico padano 45enne da 30mila netti/anno che ha lo sconto dipendenti sui fucili da caccia e che arrotonda al nero come idraulico in un’impresa edile di neri supervisionati da un tizio di giù che spesso torna in famiglia a Tauro Gioiosa. Voleva sapere se ha fatto bene a destinare il tfr a un fondo che investe metà su obbligazioni sicure nordeuropee e metà sulle azioni italopadane, ma solo quelle solide.
Gli ho detto di no; lui ha ribattuto seccato che invece aveva fatto bene perchè basta con l’inps che dà le pensioni anche a quelli che non hanno mai lavorato.

Mi chiedeva poi, avendo un gruzzoletto sotto il materasso, se fosse una buona idea diversificare in paesi emergenti. La sua immaginazione era stata colpita da un servizio di RAI NEWS sulla Confindustria siciliana che da tempo promuove la cooperazione col governo tunisino per incentivare la delocalizzazione italo-insulare visto che la conformazione geo-morfo-politica del Maghreb e dintorni consente ai partner europei l’esentasse a babbo morto, stipendi da 200eurimese al lordo di assenze per malattia maternità infortunio e guerra civile, no inps. Ha sentito poi le interviste a bravi imprenditori padani e non, che da tempo hanno chiuso felicemente qui in Italia la loro missione sociale e che poi hanno trasferito là il loro fervore produttivo a beneficio della manodopera autoctona disoccupata.

Siccome la Tunisia dovrebbe anche realizzare un nuovo porto per accogliere navi di stazza impressionante con probabili investimenti marsigliesi e siculi (i calabresi non possono contribuire per incompetenza territoriale) e con questa grande opera promuovere commerci moderni high profit, ad esempio cobalto 50 e armi griffate Beretta & OtoMelara by Finmeccanica, il lungimirante metalmeccanico ha visto nella Tunisia un nuovo paese emergente per investire.
Volevo dirgli ancora di no perchè nemmeno la cooperazione craxiana era riuscita a rinverdire il deserto. Invece mi sono limitato a segnalargli una società sottovalutata poco trattata poco performante e penalizzata temporaneamente per il calo dei consumi interni di aranciata, la SOCIETE FRIGORIFIQUE ET BRASSERIE DE TUNIS che potrebbe pure trarre giovamento (o detrimento) dall’aumento della commodity “orange juice” e poi gli ho detto anche di un etf armonizzato, emesso da gente che di finanza se ne intende come gli irlandesi, che si chiama “Powershares Middle East North Africa” (isin IE00B3BPCJ75).
“…e con questo etf Lei contribuirà a sostenere anche il popolo egiziano” ho aggiunto.

Mi ha risposto che gli imprenditori mediterranei sono mille volte meglio degli speculatori di borsa che pagano solo il 12,5% di tasse; mi ha portato l’esempio degli utili conseguiti dalla multinazionale Mubarak & Sons, degli aiuti allo sviluppo italico che Gheddafi ha dato a Fiat e alla banca padana Unicredit e del miracoloso risanamento dei conti Fininvest ottenuto da un Uomo d’Affair che definirlo genio della finanza e della politica sarebbe riduttivo, nemmeno Re Mida aveva le Sue capacità e poi era un codardo, mai avrebbe osato dare del coglione ai suoi sudditi.

Se ne è andato dandomi una lezione di etica finanziaria che non dimenticherò.
Spero di avergli ricambiato la cortesia.