Mario Draghi Day: focus su Portogallo, Grecia e PMI

Pubblicato 4 Luglio 2013 Aggiornato 7 Agosto 2014 09:53

Oggi è il 4 luglio. Una giornata storica per i cittadini americani. Per noi forse è un po’ meno storica ed è da segnare sul calendario soprattutto per il fatto che oggi Wall Street è chiusa per festività e quindi l’operatività potrebbe essere limitata.
Il condizionale però è d’obbligo in quanto sui mercati aleggia l’incognita BCE e Mario Draghi. Invece è evidente (come già si sapeva) un influenza pari a zero degli eventi Egiziani.

Teoricamente le tematiche crisi Portogallo e il rischio default Grecia potrebbero avere effetti ben più devastanti, ma il mercato, già fin da ieri, dopo una fase di sconforto, ha preferito la strategia attendista. Meglio vedere che succede oggi, in attesa, negli USA, dell’importante dato sull’occupazione che uscirà domani pomeriggio.

Direttorio BCE: news su Portogallo e Grecia?

Le news in arrivo da Lisbona ed Atene potrebbero effettivamente abbattere qualsiasi mercato. Però si temporeggia, nella speranza che oggi Super Mario illumini tutti con una qualche manovra straordinaria.
Evento possibile?
No, molto difficile. Mi aspetto sicuramente parole rassicuranti, e non potrebbe essere diversamente. Forse qualche accenno al rilancio del credito per le PMI, ma non di certo prese di posizione rivoluzionarie. E tantomeno credo si annuncino acquisti di bond portoghesi. E ancor meno si anticiperà il ricorso del Portogallo all’OMT. Si rimanda tutto a più avanti, al dopo elezioni tedesche tanto per intenderci. Anche perché molto potrebbe essere rimandato al gruppo di esperti nominati dalla Commissione UE e citati proprio ieri da Barroso all’Europarlamento.
Cito il testo dell’amico Andrea Boda a cui va il mio in bocca al lupo per la nuova esperienza giornalistica.

La paura che i governi dei paesi “periferici” perdano le residue capacità di riforma sta tornando a spaventare i mercati finanziari, mentre incombe l’estate, stagione dove il basso volume di scambi favorisce le speculazioni.

È in quest’ottica di triste realismo che, con tutto l’ottimismo possibile, dobbiamo guardare all’annuncio fatto ieri dal presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso all’Europarlamento: «La Commissione Ue ha istituito il gruppo di esperti per valutare contenuti, rischi, requisiti legali e conseguenze finanziarie delle iniziative per l’emissione comune di debito nella forma del fondo di redenzione e di eurobill». (…)

L’avvitamento crisi finanziaria–crisi economica va spezzato. Gli eurobill, ovvero titoli di debito di brevissima durata (fino a 12 mesi) non sono ancora gli eurobond (obbligazioni pluriennali) ma costituirebbero una saldatura ancora più forte dell’annuncio di un potenziale “bazooka” da parte della Bce. La distensione finanziaria che ne seguirebbe non deve però portare i governi dei paesi a tirare solo dei sospiri di sollievo, sprecando ancora una volta l’opportunità, ma ad agire sfruttando il momento. Il tempo sta finendo, ce lo ha ricordato il presidente della camera Boldrini proprio ieri: «Senza risposte concrete al dramma della disoccupazione, del precariato, della caduta verticale del potere d’acquisto degli stipendi e delle pensioni, la situazione potrebbe anche repentinamente cambiare in peggio. E questo deve essere chiaro a tutti noi». (Source)

Certo è che il mix di una qualche buona news fornite BCE, più le attese per buoni dati USA sul lavoro domani, potrebbero fungere da motore per i mercati finanziari.
Fino alla prossima puntata di questa telenovela.

STAY TUNED!

DT

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