Mercati & Mercanti: dopo il Fomc che fare?
Qui il video della conferenza stampa di ieri sera.
Ieri sera Bernanke ha parlato al termine del Fomc in cui si è deciso di mantenere ancora e eccezionalmente bassi i tassi di interesse per un lungo periodo.
Ha rivisto al ribasso i target di GDP per il 2011 e 2012 e ha riconosciuto che la ripresa economica in atto è più lenta di quanto fosse prevedibile. L’inflazione è aumentata ma non in modo preoccupante. Spera che il tasso di disoccupazione dimnuisca, lo spera e basta (nessuno gli ha chiesto se il rientro delle truppe dall’Afganistan contribuirà ad aumentare la disoccupazione…).
Gli han chiesto quanto dura un “extended period”, ha risposto che non lo sa, dipende dalla ripresa economica e dall’inflazione.
Ma soprattutto ha detto, in risposta alla seconda domanda e quindi ad inizio conferenza, che il QE2 si conclude a fine giugno come programmato e che non è previsto alcun QE3 perchè la situazione attuale è diversa da quella di dodici mesi fa: allora c’era il rischio deflazione e oggi l’opposto.
Bene, questa è la risposta che i trader cercavano.
Così reagiscono i mercati
– SP500 chiude sul minimo a 1287 perdendo 12 punti dal massimo di giornata, oggi si attende apertura in gapdown e comunque a testare subito la fascia di supporto di brevissimo a 1280
– Dollar index in risalita a completare la figura di testa spalle rialzista, manca solo la conferma con breakout di 76.50
– Commodity in calo generalizzato ma contenuto, oro compreso
– Bond: Tnote per tutti, stabile a proseguire il test della resistenza di 124
Quindi complessivamente il sentiment della speculazione s’è fatto guardingo e molto composto, i book dei principali future ieri sera non hanno mai fibrillato all’impazzata, segno che i big erano già preparati a questo scenario.
Scenario
Sull’azionario si rimarrà in fase correttiva di lungo con scarse probabilità di superare nel breve il top annuale di 1371 e ora con qualche probabilità in più di correggere il bull market sotto 1249.
L’eurodollaro resta una bestia ad altissima volatilità ma senza QE3 e con la prospettiva di un aumento dell’inflazione Usa non dovrebbe indebolirsi ulteriormente: 1,46 potrebbe essere una resistenza invalicabile sul breve se non fosse per l’euro… Il cross eurusd per sua natura deve fare i conti anche con l’euro che, in caso di risoluzione momentanea dei problemi contingenti degli europiigs, potrebbe rafforzarsi parecchio e quindi infrangere 1,46. L’acuirsi invece dei suddetti problemi porterà il cross stabilmente sotto 1,40.
Le commodity sono tante, ognuna con le sue logiche fondamentali e speculative; dobbiamo comunque considerare definitivamente conclusa la fase espansiva della recente bolla. Nel complesso rispecchieranno l’andamento del dollar index con correlazione inversa.
I bond, americani e tedeschi, dovrebbero mantenere stabili i rispettivi spread almeno fino al prossimo aumento europeo ma sembra che il bund non lo sconti affatto nella sua attuale quotazione (126). Il principale market mover a breve dei bond resterà pertanto l’eventuale pronunciato ribasso dei corsi azionari.
Operativamente
No trading di posizione sull’azionario adesso, ci saranno momenti migliori per trasferire lì la propria liquidità, ci vuole pazienza.
La liquidità metterla nei bond (e non entro nel merito di quali bond) a due tre anni, ma anche con l’idea di disinvestire parzialmente per incrementare l’azionario al momento giusto.
Gli unici asset rifugio seri restano il franco svizzero e l’oro, più gestibile il primo soprattutto in caso di catastrofi.
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