MONTE dei PASCHI: è praticamente BAIL-IN. Ma occhio al colpo di scena!
Mi ero ripromesso di non scrivere più nulla sull’argomento Monte dei Paschi di siena fino a quando non era BEN definito il piano di ricapitalizzazione della banca. Cosa che però è un “work in progress” da mesi e che continua a non trovare una sua vera quadra.
Andiamo con ordine e riprendiamo gli ultimi tasselli di quanto è avvenuto.
Lunedì scorso, Monte dei Paschi ha deciso di lanciare una offerta di scambio a coloro che detengono obbligazioni subordinate. L’offerta funziona più o meno in questo modo: La banca stessa si ricompra le obbligazioni subordinate ad un prezzo molto vantaggioso per i possessori (lo possiamo chiamare “esca”?) ma con una simpatica clausola: il corrispettivo dovrà obbligatoriamente essere investito in nuove azioni di Mps, in arrivo con il prossimo aumento di capitale.
Caro risparmiatore, esci dalla finestra ma con una catena che ti obbliga a rientrare dalla porta, saltando quindi dalla padella alla brace.
Quindi viene proposto ai possessori di bond subordinati ciò che i prospetti delle stesse obbligazioni possono già prevedere, ovvero la conversione in azioni. La cosa carina è la volontarietà dell’operazione.
Tu, obbligazionista PUOI decidere se aderire o meno.
Quindi diventa PALESE che la stragrande maggioranza dei possessori NON vuole convertire. Ma ecco la MINACCIA:
“se l’operazione di conversione di debito in azioni non dovesse avere un esito soddisfacente, Mps non riuscirebbe verosimilmente a portare a termine l’aumento di capitale”.
In altri termini, signori, in tal caso si va verso il bail-in, con quindi una conversione che diventerà FORZATA e quindi sarebbe peggiorativa.
Come avrete capito, si vuole accompagnare forzatamente il possessore di bond subordinati alla conversione e quindi, siamo onesti, si tratta di un vero e proprio BAIL IN ma con la schermatura di una conversione volontaria.
Ovvio, essendo una PROPOSTA il possessore può anche NON aderire. E se la conversione sarà un “successo”, l’impavido possessore del bond otterrà, alla scadenza, il tanto agognato rimborso. Forse.
In caso contrario, come detto, conversione dovuta al VERO bail-in.
Tutto questo per dirvi che questa è già una PROCEDURA DI BAIL-IN, se non lo avevate capito. E che quindi ormai, la saga sta arrivando all’epilogo, sicuramente più drammatico. Certo è che tutto questo poteva venire evitato se lo stato italiano, come sembrava volesse fare (anche grazie all’accondiscendenza dell’UE) fosse intervenuto in sostegno della banca, anche per evitare il coinvolgimento dei piccoli risparmiatori. Cosa in questo caso possibile in quanto la banca poteva essere considerata un “rischio sistemico” (differente trattamento rispetto ad un piccolo istituto): ma dopo tante parole, questo non è avvenuto, anche a causa dell’intervento di possibili “cavalieri bianchi ” (vedi JP Morgan) che poi si sono rivelati dei veri e propri burloni, visto che avrebbero dato il via al sostegno solo a determinate condizioni tecnicamente irrealizzabili.
Così si è perso tempo e si è …perso il treno. Quali erano le condizioni?
1) la totale conversione delle subordinate in azioni (quindi BAIL IN prima del sostegno di JP Morgan?)
2) la liquidazione dei NPL (no comment)
3) segnali forti di un successo, tra gli investitori, del futuro aumento di capitale
Ci mancava ancora che chiedessero il rating AAA e poi il pacchetto era completo.
Ma attenzione, non mettiamo fine alla provvidenza. JP Morgan ci ha presi per i fondelli, lo Stato (stavolta non voglio fargliene una colpa) ha cambiato strategia e si è chiamato fuori. Ma nulla vieta che la pratica venga ripresa in mano, anche perchè lo stato, per la questione dei Monti Bond, è già destinato a diventare azionista di MPS.
E poi, non credete che questo potrebbe essere un ECCELLENTE veicolo propagandistico anche in ottica del REFERENDUM?
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