2. Condor e struzzo: strategie di trading con e senza opzioni a confronto
Se le opzioni ti scocciano sai perfettamente cosa farne, altrimenti qui sotto trovi altri spunti di riflessione, anche sugli orchi e sulle mosche tse tse. Seconda puntata.
Profilo di rischio
La puntata precedente si chiudeva con un grafico, penso incomprensibile al 99,9 periodico percento della popolazione di investitori e trader privati; solo chi si dedica da tempo al controllo del rischio ne ha colto il senso d’acchito. Presentare un grafico del genere al curioso inesperto ha l’unico obiettivo di dimostrare che con le opzioni si può tracciare un profilo di rischio del trade, il che significa definire a TAVOLINO i diversi risultati di perdita o guadagno al variare del sottostante. E per ora mi fermo al sottostante perchè grafici di questo tipo, volgarmente definiti payoff, possono essere costruiti sempre a tavolino basandosi sulle variazioni del tempo residuo a scadenza o sulla volatilità attesa. Del condor ne parlerò a proposito dei posizionamenti neutri rispetto al trend sottostante ma utilizzo subito questo profilo per metterlo a confronto col profilo di rischio che il 99,9 periodico percento degli investitori e trader privati si cucca, et voila:
Rischio binario
Nel grafico sopra si vede il profilo di chi apre posizioni long su asset e future, cioè il solito vecchio e culturalmente consolidato approccio binario al mercato: compro perché spero che salga, vendo perché spero che scenda (strategia direzionale). Non ci sono scappatoie. In questo caso il profilo di rischio ha un rapporto 1:1 e matematicamente questa relazione è rappresentata da una retta che va da zero a infinito. Significa che il mio guadagno, se vado long stock, può essere infinito mentre la mia perdita massima tecnicamente non è infinita perché termina quando mi sono fatto risucchiare tutto il capitale investito. Bella consolazione che la perdita non è infinita… Se invece sono short considerazioni invertite.
Ergo: chi investe o fa trading di breve non possiede un sistema INCORPORATO nello strumento che ne possa limitare le perdite in AUTOMATICO; solo passando stop loss giornalieri si può limitare la perdita o se è un fondista telefona al promotore o va in banca ma poi viene convinto che è una nube passeggera oppure lo dirottano su un obbligazionario e la perdita aumenta ecc ecc. Bella seccatura lo stop loss sull’azionario, meglio tenersi la perdita, magari passa. E pensare che la stragrande maggioranza si comporta proprio così, adotta la tecnica dello “stoploss virtuale ma sofferto”:
– accetta la perdita come espiazione del suo peccato di avidità,
– la elabora come un lutto e
– spera nella resurrezione dei prezzi.
Meglio vivere con la speranza che si tratti solo di un malessere passeggero o di un brutto sogno. E chi l’avrebbe mai detto che anche gli struzzi mettono il becco in borsa? Dubbio amletico: meglio struzzo o condor?
Rischio pianificato
E qui la scappatoia al trading binario c’è e si chiama strategia neutra, cioè si guadagna quando il sottostante staziona entro una determinata fascia di prezzo. E il grafico del condor lo evidenzia: si nota che entro una determinata fascia di prezzo del sottostante mi trovo in profit area, che il pareggio lo raggiungo ai due prezzi che delimitano l’area, che oltre i prezzi di pareggio comincio a perdere, che la perdita raggiunge un massimo e che questa PERDITA MASSIMA GIA’ LA CONOSCO A TAVOLINO ed è intrinseca nella posizione che ho aperto perchè ho incorporato uno stoploss indiretto e automatico.
Mentre chi si mette long con gli asset è in grado di pianificare la sua perdita massima solo se fissa preventivamente il livello di prezzo a cui vuol chiudere la posizione. Ma non basta perchè se il mercato ti va veramente contro e tu vuoi mantener fede alla pianificazione data devi agire, devi superare la sindrome dello struzzo e dare l’ordine di vendita. Quindi non basta aver pianificato, devi anche sperare che al momento fatidico tu ci sei, sei in piena foma psicofisica, devi sopravvivere alle malattie e al malocchio perché altrimenti non sei in grado di passare alcuno stop loss. E poi devi sperare che a bocce in movimento non ti venga qualche ripensamento. Consolidare una perdita per il 99,9 periodico per cento degli investitori (questa volta escludo i trader) è una ferita che si procura alla propria autostima, roba da masochisti. E il ripensamento è un comportamento subdolo che metti in atto per non provare sensi di colpa, per non ammettere il proprio errore e per scacciare la paura di vivere da subito in uno stato di frustrazione e depressione. E’ subdolo perchè relega il problema nell’inconscio e non ti permette di apprendere dai propri errori. Quindi l’errore di perdere soldi in borsa lo ripeterai, è sicuro.
Orchi e mosche tse tse
Nella puntata precedente ho affermato “Mai pensare che psicologia individuale e risultati dell’investimento siano scollegati”, ora il concetto di “stoploss virtuale ma sofferto” rafforzato dalla sindrome dello struzzo dovrebbe aver meglio chiarito il mio pensiero. In sintesi: se ho PAURA di fare stoploss significa che lascio correre le perdite e quindi il risultato del mio trading è influenzato dagli orchi che popolano la mia mente.
Io per combattere i miei orchi uso l’analisi transazionale che mi aiuta a ragionare con la testa e non con la pancia.
L’investitore che magari ora è un po’ risentito perché si sente messo a nudo, senza alibi per fare lo struzzo, dovrebbe passare al contrattacco dicendo cose apparentemente belle e logiche del tipo: “Sì, ma con le tue opzioni del ….. perdi ugualmente e quindi piantala di scassarmi la …… e poi i tuoi stoploss sai dove te li devi mettere? io faccio media, alla faccia tua!”. Parole sagge.
Senonchè, intimorito da questo profluvio di cogente realismo, oserei tornare al concetto della malattia: se non faccio allevamenti in casa di mosche tse tse non dovrei pigliare la malattia del sonno e quindi, avendo pianificato un profilo di rischio, posso contemporaneamente sempre a tavolino ABBOZZARE un piano di aggiustamento della posizione in caso di necessità, ad esempio allargando la fascia di prezzo che mi lascia in guadagno, e poi a posizione aperta e a mercato bastardo che mi vuol fregare ma io ben sveglio e preparato perché ho lavorato a tavolino, sul livello di allerta pianificato mi studio la situazione di mercato, valuto i prezzi delle opzioni (volatilità) e il tempo residuo alla scadenza (theta) e poi magari intervengo a protezione chiudendo o aggiungendo contratti. Questo per dire che se sono sveglio mi restano ancora delle chance per cancellare la perdita che si sta materializzando sulla posizione di apertura.
Tutto questo per dire che con le opzioni posso farmi una struttura iniziale e modificarla in corso d’opera per andare in guadagno o ridurre la perdita pianificata. Il tutto nell’arco di un mese massimo. E se si va in perdita l’importante è capire cosa si è sbagliato. Il processo di comprensione e razionalizzazione degli errori perfeziona il metodo e il sistema di regole che ci si deve dare per fare trading vincenti.
QUANDO SI PERDE E’ PERCHE’ SI SBAGLIA E NON PERCHE’ IL MERCATO E’ MANIPOLATO IMPREVEDIBILE CATTIVO
Questo è l’atteggiamento mentale corretto che tutti, e soprattutto gli investitori, dovrebbero avere. Da qui a guadagnare in borsa con regolarità la strada è lunga e sgarruppata, ma almeno la direzione giusta l’abbiamo individuata.
Secondo me il condor vola alto e lo struzzo corre corre ma poi si insabbia…
(2 – continua)
