OCSE e Italia: previsioni economiche e consolidamento fiscale.
La scorsa settimana è stato pubblicato l’ultimo rapporto dell’OCSE, l’Economic Outlook (maggio 2012) che fornisce le previsioni economiche dei 34 Paesi più “industrializzati” del mondo per il prossimo biennio ([1])
L’economia globale sarà caratterizzata da una debole ripresa, “a strappi”: è prevista nel 2012 una crescita dell’1,6% (inferiore all’1,8% nel 2011), mentre nel 2013 sarà del 2,2%.
Tra le economie più importanti come dimensione, miglioreranno… Stati Uniti e Giappone! Il dettaglio in un grafico ([4]):
Una tabella riepilogativa:
Saranno le economie emergenti che contribuiranno di più alla crescita del PIL nei prossimi anni. Il seguente grafico è inequivocabile!
Non per niente, in questi ultimi anni, gli investimenti diretti esteri stanno andando prevalentemente proprio lì, come spiegato in questo post:
Investimenti diretti esteri: Italia fanalino di coda, i soldi vanno altrove.
Nell’eurozona invece l’economia non andrà bene: si attende una contrazione dello 0,1% nel 2012 ed un aumento dello 0,9% nel 2013. In pratica l’OCSE ha rivisto al ribasso (di parecchio) le proiezioni del rapporto precedente, che erano rispettivamente pari a +0,2% e +1,4%.
Per quanto riguarda l’Italia, pur riconoscendo gli sforzi di consolidamento fiscale avviati alla fine del 2011, prevedono che la recessione continuerà nei prossimi mesi, a causa dell’indebolimento delle economie europee e degli effetti a breve termine dell’aumento della pressione fiscale.
Si prevede per quest’anno un Pil in calo dell’1,7% mentre nel 2013 diminuirà dello 0,4%. Si tratta di previsioni più basse di quelle del nostro governo, approvate con il recente Documento di Economia e Finanza 2012 (pag. 2), pari a rispettivamente di -1,2% e +0,5% ([2]).
Stesso andamento per i consumi privati, stimati in calo in entrambi gli anni. Le esportazioni, sebbene positive, andranno peggio rispetto agli ultimi anni.
E’ uno dei fattori principali per cui il PIL è stato rivisto al ribasso. Il motivo l’avevamo spiegato lo scorso aprile in questo post:
PIL Italiano: siamo sicuri che crescerà?
In questa tabella il dettaglio delle previsioni ([3]):
Il pareggio di bilancio è rimandato al 2014, in linea con quanto era stato affermato dal Fondo Monetario Internazionale (ed in contrasto con quanto affermato dal nostro governo), anche se, bisogna sottolinearlo, nel 2013 ci andrà molto vicino.
Ricordo che il pareggio di bilancio (al lordo degli interessi sul debito) è uno degli aspetti più importanti per procedere al consolidamento fiscale.
Per tale scopo, come ben sapete, vengano liberate risorse essenzialmente in due modi: aumento della tassazione oppure riduzione della spesa (pubblica).
In questo grafico ([4]) è riportata la differente politica adottata nel prossimo biennio dai vari Paesi OCSE nel consolidamento fiscale, attraverso tali due strade (in blu la riduzione spesa ed in rosso l’aumento della tassazione):
Tenete conto che l’OCSE ha calcolato che all’incirca ogni punto percentuale di taglio del deficit, comporta circa un calo di mezzo punto di PIL.
Lo dico giusto per farvi capire quanto sia doloroso e difficile il processo di consolidamento fiscale: tutto al fine di raggiungere quel rapporto del 60% tra debito/pil voluto dal Fiscal Compact, in modo che l’Unione Europea possa di nuovo crescere in maniera sostenuta.
Al primo posto abbiamo la Spagna (ESP)… che pensa di ridurre il suo deficit di ben 7 punti di Pil (auguri!).
Eppure mi pareva di aver letto qualche notizia di questi ultimi giorni… gli permettevano di procedere al consolidamento fiscale in più tempo. Chissà perché?
Dalla parte opposta abbiamo la Danimarca (DNK), che invece ha il problema opposto: ha già le finanze in regola… per cui deve aumentare la spesa!
Poi, notate i due estremi tra i Paesi dell’eurozona?
La Grecia (GRC) pensa di procedere al risanamento del bilancio, tagliando il deficit di quasi 5 punti di PIL nel prossimo biennio, quasi solamente attraverso una riduzione della spesa pubblica (in blu).
L’Italia (ITA) pensa di consolidare le nostre finanze pubbliche ricorrendo quasi esclusivamente a nuova tassazione (in rosso)!
Siamo gli unici che per il prossimo biennio hanno fatto una scelta così “particolare”.
Evidentemente vuol dire che la spesa pubblica è a posto…
Voglio mostrarvi anche un altro aspetto, fortemente collegato con le previsioni economiche e il consolidamento fiscale: il costo del lavoro ([4]).
Guardate chi avrà il costo del lavoro più alto nel 2013 (in rosso). 😯
Ma non sarà mica per caso colpa delle tasse sul lavoro, che incidono particolarmente?
Permettetemi che sulle previsioni italiane ritengo ci sia qualcosa che non quadra: consolidamento fiscale con aumento della tassazione, Pil che scende già per conto suo (immaginiamo con un aumento della tassazione e con il processo di riduzione del deficit), esportazioni che sono previste così e così, costo del lavoro che sarà il meno concorrenziale (già adesso non è che siamo bene).
Capite adesso perché mi ha particolarmente colpito la parte relativa al consolidamento fiscale (e l’ho condivisa con voi)?
Purtroppo a tali previsioni si è aggiunto il recente terremoto, che ha coinvolto la pianura padano-emiliana. Considerate che l’Emilia Romagna è la quarta regione italiana a livello di incidenza sul PIL complessivo (gli ultimi dati Istat parlano di un’incidenza del 7,2%).
Non c’è dubbio però, che se le risorse stanziate (poche visto il contesto economico), se usate bene, contribuiranno a migliorare le condizioni sul lungo termine, facendo da volano all’economia, un po’ come è successo in Friuli Venezia Giulia dopo il terremoto del 1976 (speriamo che utilizzino tali risorse con la stessa efficacia e rapidità!) ed in Giappone recentemente.
A mio umile parere, per quanto riguarda l’Italia, almeno uno dei fattori elencati si comporterà molto diversamente dalle previsioni nel prossimo biennio.
Siete curiosi di sapere quale?
Non ve lo dico: lascio a voi scoprirlo! 😉
Un suggerimento, tratto dall’ultimo rapporto ICE Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane che riassume l’ultimo Rapporto annuale 2012 dell’Istat ([5]):
Il grado di apertura internazionale della nostra economia, sottolinea il Rapporto Istat, è tuttavia ancora sensibilmente inferiore a quello dei principali partner europei; questa circostanza si verifica tanto per le merci quanto, in misura ancora più ampia, per i servizi e riguarda anche gli investimenti diretti esteri, dove si mostra uno strutturale ritardo del nostro Paese soprattutto in termini di attrattività.
La crescita del sistema produttivo italiano sui mercati esteri, così come sul mercato interno, è ostacolata da fattori strutturali e di sistema; tra questi: la complessità degli assetti normativi, l’inefficienza della giustizia civile, un sistema dei trasporti e servizi logistici non in linea con quelli dei principali paesi europei nonché l’esistenza di un’area piuttosto consistente di economia sommersa.
Buona riflessione.
Lampo
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