Opzioni scoperte: note a margine

di gremlin
Pubblicato 13 Novembre 2010 Aggiornato 16 Settembre 2014 12:55

Opzioni ScoperteInvestimenti Protetti con opzioni

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Devo lo spunto di questo post a Pietro che mi ha proposto la sua operatività in opzioni isoalfa (Intesa SP). Riporto più sotto un condensato delle sue mail (ovviamente per sua “gentile concessione”) per cogliere alcuni aspetti interessanti quali il rolling su scadenze successive e il reperimento di “finanziamenti” mediante apertura di scoperti sul lato meno rischioso della posizione.
In questo suo modo di operare vedo anche un aspetto quanto meno discutibile e che comunque io non approvo, cioè la scelta strategica di aprire scoperti at the money con conseguente disponibilità ad apportare sul conto nuovo capitale per la ricostituzione dei margini di garanzia in caso di margin call.

Questo post nè per lodare nè per criticare, solo per riflettere, confrontarsi e magari dialogare. Ecco cosa ha scritto Pietro (con alcune mie note, NdR):

“Mi è capitato spesso di essere corto di PUT proprio mentre il mercato scende. Quando scende la volatilità s’impenna e detto così sembra un aspetto negativo. Devo però dire che, sulla base dell’esperienza, l’aumento di volatilità che porta con sè, l’aumento dei premi su opzioni può essere sfruttato a proprio favore come nel caso di roll-over con contemporaneo aumento delle nuove posizioni rispetto alle vecchie (esempio: short ISP put 2,50 con titolo che quota 2,20. Facile chiudere 1 posizione ed aprirne 2 a 2,20 virtualmente perdita zero a scadenza abbastanza breve). Ovvio che ti servono margini adeguati…ma se sei esposto sia su call che su put probabilmente stai guadagnando sulle call e quindi ricavare qualche soldo per acquistare una put strike 2 o anche meno….in attesa che la bufera passi. In fin dei conti quando la borsa scende, anche vistosamente, ci sono salite improvvise di cui approfittare per diminuire le PUT aperte, l’importante è avere posizioni con strike molto vicino alla quotazione del titolo. Parlo per esperienza e ti citerò un caso specifico. Ero corto di molte put ISP strike 2,50 – 2,60-2,70 ma non oggi che quota 2,60 bensì quando quotava intorno ai 2,20 (NdR: “corto” sono vendite allo scoperto, ISP è IntesaSanPaolo che ora quota intorno a 2,50; l’autore sta dicendo che lui si scopre con put in the money). Ho fatto dei roll over aumentando il numero di posizioni aperte (se ne scadevano 4 sul mese corrente io ne aprivo 5 o 6 sul mese successivo) ma con strike 2,20 – 2,30 o 2,40 (a seconda dello strike da cui partivo). Ovviamente mi ricoprivo del numero di put in più (se da 4 passavo a 6, 2 le compravo per non aumentare il numero di posizioni a rischio). I soldi necessari per acq. le posizioni venivano fuori così:
a) ce li mettevo io oppure
b) un pò ce li mettevo io ed altri saltavano fuori dall’incasso della vendita di un numero maggiore di opzioni
c) ovviamente essendo molto esposto sulle put vendevo qualche call naked ben sapendo che a fronte di una call che poteva andare male avevo 4 o 5 o 6 put su cui avrei guadagnato. Per farla breve: ISP è passata da 2,20 a 2,50 poi è ridiscesa ed ora è a 2,60. Molte PUT sono diventate OTM e quindi sono state abbandonate (NdR: significa che Pietro ha chiuso in guadagno). Ma questo perchè non ho chiuso le operazioni in perdita. Le ho rollate sino a quando la quotazione del titolo mi ha dato ragione. In fin dei conti le quotazioni sono delle sinusoidi, o no? Una quotazione torna e ritorna molte volte l’importante è essere lì quando torna. Non so se mi son spiegato.
Perchè è importante avere delle opzioni vicine alla quotazione del titolo? Perchè se la volatilità è alta puoi chiudere chessò 2 o 3 posizioni in perdita aprendone solo una ovviamente a scadenza più lunga (Ndr: sulle scadenze più lunghe i prezzi a parità di strike sono maggiori e quindi posso coprire il costo della chiusura, cioè acquisto, di contratti in perdita con scadenza mese corrente ed aprirne di nuovi con scadenza più lontana anche in numero minore, dipende dallo strike e dalla scadenza scelta). Quando l’esposizione è elevata la riduzione del numero di posizioni aperte è utilissima non foss’altro per liberare margini. E poi prendo tempo. Quel tempo necessario per cambiare la strategia. Tieni presente che nessuno chiede l’esercizio anticipato di un’opzione se il premio che incasseresti vendendola è superiore alla differenza tra lo strike e la quotazione (esempio: sono corto di Fiat scad dic 2012 strike 11 e il titolo vale 12; la differenza a scadenza intesa come perdita è 500 euro ogni opzione posseduta. Ma se il premio quota quasi 3 chi la volesse esercitare ora dovrebbe pagare ben 1500 euro per assicurarsi un guadagno teorico sul sottostante di 500 euro e questo rende l’esercizio anticipato una possibilità solo teorica perchè fuori dalla logica del trading). Io intanto lavoro su scadenze più brevi e mi preparo acquistando call di difesa vendendo put.”

Adesso mi limito a commentare molto sinteticamente i tre punti che ho evidenziato in apertura e lascio a chi lo volesse la discussione su altri aspetti dell’operatività di Pietro.

1. Rolling su scadenze successive
E’ un modo efficace di sottrarsi alla “cattiveria” del sottostante… quando vendo scoperto se pianifico di difendermi in questo modo dovrò chiudere la posizione scoperta in perdita pagando una certa cifra (chiudere uno scoperto significa comprare e quindi tirar fuori soldi) e poi aprirò un nuovo scoperto su scadenza successiva e strike più lontano cercando di incassare la stessa cifra che ho pagato per chiudere il primo scoperto. Questo sistema di controllo del rischio si basa su una logica fatalista, del tipo “vedrai che prima o poi il mio scoperto scade out the money e io guadagno sempre”. Due sono i lati deboli di questa strategia di hedging:
– innanzitutto il “prima o poi”: e quanto durerà questo balletto? nessuno lo sa e perseverare in questo balletto significa pure stare continuamente dalla parte sbagliata (controtrend)
– se io apro uno scoperto oggi con scadenza fine mese e incasso 100 lire significa che io questo mese volevo guadagnare al massimo 100 lire, probabile che mi sarei accontentato anche di meno ma sicuramente volevo guadagnare qualche cosa a fine mese! o no? ma se il sottostante è “cattivo con me” e mi costringe a rollare sul mese successivo questo mese non solo non guadagno nulla ma contabilmente DEVO segnare una perdita, spesso rilevante. Quando apro il secondo scoperto sul mese successivo posso limitarmi a incassare quello che mi è costata la chiusura del primo scoperto e se il mese successivo le cose mi vanno bene avrò recuperato la perdita del primo mese e avrò pure guadagnato le 100 lire pianificate. Però ho impiegato due mesi a guadagnare 100 lire e non un mese, e quindi il ROI (ritorno sull’investimento) pianificato s’e DIMEZZATO. E se questo balletto durasse 12 mesi? aspetto 12 mesi per guadagnare 100 lire?
Ergo: qualunque strategia operativa DEVE essere subordinata ad una propria strategia economica.

2. Finanziamento
Anni fa quando ho iniziato a portare la mia operatività sul blog con tanto di snapshot degli eseguiti ho parlato spesso dei finanziamenti che rappresentano un’operatività peculiare dell’opzionista; si possono realizzare in mille circostanze diverse e ovviamente le modalità sono “personalizzate”. Accenno solo a due esempi classici:
– qualsiasi tipo di spread (il contratto long è finanziato parzialmente o interamente da scoperti vari)
– collar (le call scoperte finanziano le put protettive).

3. Margin call e apporto di altro denaro sul conto
Costruire una strategia di scoperti at the money che contempli la possibilità di andare in margin call lo trovo deleterio, sia per la mia strategia economica e sia per lo stress che mi causa. Io mi scopro sulle OTM così ho lo “spazio” per inserire un long protettivo (finanziato in qualche modo dal mercato) oppure per avere più tempo per valutare se è meglio fare rolling su scadenza successiva.

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