Oro: la corsa da record continua? Analisi del World Gold Council

20 Agosto 2025 09:18

Se c’è un’immagine che descrive l’andamento dell’oro nel primo semestre del 2025, è quella di un razzo che ha appena superato l’atmosfera terrestre. Mentre tutti gli altri asset arrancano o, nel migliore dei casi, si muovono al passo, il metallo giallo ha sbaragliato la concorrenza, registrando un balzo del 26% in dollari e raggiungendo nuovi massimi storici in ben 26 occasioni. È una performance che, se non avessimo la pancia piena di volatilità, definiremmo semplicemente pazzesca.

Ma da dove è arrivata questa spinta? Il World Gold Council, nel suo report di metà anno, ci fornisce una serie di spiegazioni che sembrano la trama di un film che abbiamo già visto:

  • dollaro debole
  • tassi d’interesse non troppo esuberanti
  • ovviamente, un ambiente geoeconomico che definire “incerto” è un eufemismo
  • una domanda di investimento robusta, guidata da ETF e OTC, con volumi di scambio che hanno toccato il record di $329 miliardi al giorno.
  • banche centrali non hanno smesso di fare shopping, pur se a un ritmo meno forsennato rispetto ai picchi precedenti.

La fine del “dollaro-eccezionalismo”? E l’oro come “Piano B”

Una delle note più interessanti del report è l’analisi sul ruolo del dollaro USA. In un mondo dove le tensioni commerciali e le incertezze politiche sono all’ordine del giorno, il dollaro ha avuto la sua peggiore partenza d’anno dal 1973. Una cosa che fa sorridere (o piangere, a seconda di dove si è posizionati) è che persino i Treasury USA, per anni considerati il porto sicuro per eccellenza, hanno vacillato ad aprile, vedendo gli afflussi scemare tra le incertezze.

Dall’altra parte, gli ETF sull’oro hanno visto afflussi notevoli, portando il loro patrimonio totale a $383 miliardi, con un balzo del 41%. Insomma, in un momento di “fuga verso la sicurezza”, l’oro si è confermato come il bene rifugio per eccellenza, soffiando il primato a chi per secoli l’aveva detenuto.

Questo scenario si riflette nell’analisi del WGC, che attribuisce gran parte della performance dell’oro a tre driver principali:

  1. il costo opportunità (legato alla debolezza del dollaro),
  2. il rischio e l’incertezza (alimentati dalle tensioni geopolitiche)
  3. e il momentum positivo generato dai flussi di ETF.

Il bivio per il secondo semestre: normalizzazione o caos?

Guardando al futuro, il report del WGC mette in chiaro che l’oro si trova su un’altalena, con l’incertezza geoeconomica da un lato e la possibilità di una “normalizzazione” dall’altro.

• Scenario 1: Normalizzazione continuata. Se il consenso di mercato ha ragione, e l’economia si muove lateralmente con un’inflazione in aumento a causa dei dazi, l’oro potrebbe restare “rangebound” con un potenziale di crescita modesto, tra lo 0% e il 5% nel secondo semestre. Questo implicherebbe un rendimento annuo totale tra il 25% e il 30%. Non male, ma di certo non entusiasmante come il primo semestre.

Scenario 2: Deterioramento delle condizioni. Questo è lo scenario “bullish” per l’oro. Se si materializzassero rischi di stagflazione o una recessione in piena regola, con un’ulteriore debolezza del dollaro e un’accelerazione della diversificazione delle riserve da parte delle banche centrali, l’oro potrebbe spiccare un balzo ulteriore del 10%-15%. Per dare un’idea di quanto spazio ci sia ancora, il report evidenzia che le posizioni nette long sui future del COMEX e le detenzioni di ETF sono ben lontane dai massimi storici visti in crisi passate. Qui, l’immagine perfetta da inserire sarebbe il “Grafico 3” a pagina 6, che mostra chiaramente come ci sia “ancora spazio per correre” (Still room to run) per gli ETF.

• Scenario 3: Risoluzione del rischio. Questo, secondo il WGC, è lo scenario meno probabile, ma vale la pena considerarlo per completezza. Una risoluzione duratura dei conflitti geopolitici e geoeconomici, unita a una ripresa della crescita economica e a un aumento dei tassi, ridurrebbe l’attrattività dell’oro come bene rifugio. In questo caso, il prezzo potrebbe subire una correzione del 12%-17%. Un calo che, a parer loro, riporterebbe il prezzo attorno ai $3.000 l’oncia, un livello che fungerebbe da forte “supporto” per gli investitori.

In conclusione, il sarcasmo è d’obbligo

La verità, come spesso accade nel mondo della finanza, è che nessuno ha la sfera di cristallo. Il report del WGC è un’analisi impeccabile, ma si basa su scenari e modelli che, per quanto sofisticati, restano pur sempre delle ipotesi. Certo, ci dicono che l’oro ha ancora le carte in regola per difendersi e, in caso di “sfiga” economica generalizzata, per brillare ancora di più. Ci confermano che la diversificazione non è un optional, ma una necessità, specialmente in un panorama dove i porti sicuri di un tempo non sembrano più così solidi. Resta il fatto che, in un mondo dove la politica e l’economia si mescolano in un cocktail esplosivo, l’oro sembra l’unica costante di cui ci si possa, con un pizzico di speranza, fidare.

Grafico ORO by Tradingview

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Danilo DT

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