Oro o Dollaro? Il Voto di Sfiducia delle Banche Centrali
Si dice che le banche centrali non abbiano memoria corta, ma in realtà, spesso dimostrano di essere l’ultimo baluardo ad ammettere che il re è nudo (con interventi tardivi). E in finanza, quando i “guardiani della stabilità” (parlo delle Banche Centrali ovvio) cambiano idea in modo così clamoroso, è un segnale che il vento non è solo cambiato, ma sta soffiando una vera tempesta.
Osservando il grafico di Visual Capitalist che analizza le riserve delle banche centrali, ci troviamo di fronte a un sorpasso storico: per la prima volta dal 1996, la quota di oro detenuta dalle banche centrali nelle loro riserve internazionali ha superato quella dei Titoli del Tesoro USA (Treasuries). Nel 2025, l’oro si attesta al 24% (rispetto al 13% di 50 anni fa), mentre i Treasuries scivolano al 23% (dal picco di oltre il 48% negli anni ’70).

Non è solo un cambio di percentuali; è un voto di sfiducia formale verso il pilastro della finanza globale degli ultimi 50 anni: il dollaro e il debito statunitense. Trump e politica USA bocciata. Ma secondo me come da intenzioni di Trump che vede favorevolmente un Dollaro USA più debole. Ma questa è un’altra storia. Andiamo per gradi e vediamo che succede sponda FED & Co.
Il Declino del “Safe Haven” Definitivo
Il grafico racconta una storia di due ere. Dopo la fine del Gold Standard (l’epoca in cui il dollaro era legato all’oro, come si nota dal crollo di inizio anni ’70) e con l’avvento del petrodollaro, le banche centrali sono state spinte verso i Treasuries, asset liquidi e, soprattutto, considerati privi di rischio. I tassi d’interesse in rialzo e i prezzi dell’oro in calo hanno fatto il resto.
Ma la musica è cambiata. Il testo nel grafico riassume con glaciale lucidità:
“Il debito USA e i rischi geopolitici hanno indebolito la fiducia nel dollaro USA”.
Qui sta il nocciolo della questione: il debito federale USA è schizzato alle stelle, e la credibilità fiscale degli Stati Uniti è messa in discussione come mai prima. Il World Gold Council e numerosi analisti confermano che la correlazione inversa storica tra oro e rendimenti dei Treasury si è rotta nel 2025.
BOOM come vedete certe dinamiche non sono più così “ferree”. Il mondo si evolve e le correlazioni anche. Ecco perché è NECESSARIO capire cosa sta accadendo.
Tradotto: non solo l’oro sale per conto suo (raggiungendo in questi giorni i $4.300 l’oncia), ma lo fa mentre i rendimenti dei Treasury USA restano elevati e volatili, e quindi (ecco la grande novità) comportandosi, di fatto, più come asset rischiosi che come beni rifugio.
Le Conseguenze del “Grande Spostamento”
Questo spostamento non è un capriccio, ma una strategia difensiva:
1. Sovranità e Diversificazione: Le banche centrali, in particolare quelle dei paesi emergenti (la Cina è spesso citata come principale acquirente nei recenti report), mirano a ridurre l’eccessiva dipendenza dal dollaro e dal sistema finanziario USA. L’oro conferisce credibilità e indipendenza finanziaria, fungendo da “solido piano B” in un contesto di crescente tensione geopolitica.
2. Protezione dal Rischio Fiscale: Con un deficit federale USA proiettato a cifre stratosferiche (intorno ai 1.9 trilioni di dollari) e un’ondata di debito in scadenza da rifinanziare (circa 9.2 trilioni di dollari nel 2025), il timore è che l’inflazione persistente eroda il valore reale dei Treasuries.
3. Il Supporto Strutturale per l’Oro: La domanda persistente e strutturale delle banche centrali è vista come un fattore chiave che, secondo alcune proiezioni, potrebbe spingere l’oro ben oltre i massimi attuali, con target ambiziosi (tra i $4.900/oz entro il 2026 secondo Goldman Sachs e persino i $5.000-$6.000 nei prossimi anni). La sua resilienza e il trend quasi lineare verso l’alto nel 2025 testimoniano questa nuova narrativa.
Proiezioni: Tra Oro Lucente e Treasury Opachi
Cerchiamo di tirare fuori una conclusione cinica ma chiara:
• Oro: È il de-facto bene rifugio di questo nuovo ciclo. Le banche centrali fungono da gigantesco “supporto di prezzo” di lungo termine. In un contesto di incertezza geopolitica, debolezza del dollaro e dubbi sulla sostenibilità del debito USA, l’oro fisico e gli ETF sull’oro rimangono un pilastro strategico di diversificazione. Sì, ci sarà volatilità (come il recente selloff tecnico che ha fatto scendere il prezzo sotto i $4.100), ma il trend secolare al momento resta rialzista.
• Treasuries: Non sono più l’investimento “senza rischio”. L’eccesso di offerta e la pressione fiscale li rendono altamente sensibili alle dinamiche di inflazione e ai tassi di interesse. La loro funzione nel portafoglio deve essere ricalibrata, considerandoli un asset a rischio tassi e inflazione e non più il jolly difensivo di una volta.
La fiducia, in finanza, è tutto. E in questo momento, la fiducia globale è più propensa a riporre il proprio valore in qualcosa di fisico e non soggetto alla stampante di un singolo stato.

Grafico ORO by Tradingview
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