ORSI e TORI a confronto: a caccia di BUY OPPORTUNITY
Tralasciando gli ultimi fatti di borsa delle ultime ore, avrete avuto modo di percepire comunque un forte aumento della volatilità.
E come è giusto che sia (altrimenti non ci sarebbe mercato!) molti sono i “trend follower” anche nel sentiment, che vedono tutto nero, e poi ci sono invece coloro che oggi sono una voce un po’ “fuori dal coro” e cercano di lanciare segnali di speranza. Sono quelli che vedono l’attuale fase di mercato come una buy opportunity.
Eccovi qui di seguito alcuni pareri di analisti che vedono “rosa” in questo quadro di mercato molto cupo:
“Non si può isolare una sola sessione di mercato da una più ampia tendenza cui stiamo assistendo da quando Cina ha deciso di svalutare la sua moneta – spiega l’analista francese Ludivine de Quincerot, componente del comitato investimenti della Rothschild & Cie Gestion – La decisione di Pechino ha probabilmente fatto credere agli investitori internazionali che il rallentamento dell’economia cinese potesse essere ben più forte delle previsioni. Il risultato è stato una fuga massiccia dei capitali dai Paesi emergenti come la Cina con una volatilità esplosiva che ha travolto anche Europa e Stati Uniti nonostante il fatto che in Occidente le basi dell’economia siano solide e le prospettive di crescita siano rimaste inalterate”.
Quindi per questo analista, la Cina è un mondo a parte e si sono solo mossi i capitali, in fuga dalla Cina e dai paesi emergenti, mentre le prospettive per le economie “sviluppate non sono cambiate. Quindi non esiste “effetto contagio”? E se la Cina passa da un PIL a +7% a +4% con un crollo dei consumi e dell’import i mercati ne dovrebbero rimanere indifferenti?
“C’è qualcosa che non quadra – dichiara Michele de Michelis, responsabile investimenti della Frame asset management di Lugano – Una correzione al ribasso del listino cinese era nelle attese. Tuttavia non è stato accompagnato da movimenti su beni rifugio come oro o franco svizzero e soprattutto non giustifica l’impatto forte sui mercati europei che dovrebbero invece beneficiare del ribasso del prezzo del petrolio. Mi auguro che le vendite sui mercati asiatici siano sono l’effetto di motivazioni tecniche di investimento. Se non è così, allora il rischio è che dietro le vendite possano celarsi altre questioni. E’ già accaduto nel 2008 (l’anno del crac della banca americana Lehman Brothers, ndr) quando poi si è alzato il velo sulle difficoltà finanziarie delle banche”.
Qui la questione di fa più delicata. Innanzitutto non siamo ancora dirottati sui “beni rifugio” come l’oro perché non è successo ancora nulla di veramente sistemico da far temere “la fine della finanza”. Si tratta al momento di “migrazione di capitali” e quindi AL MOMENTO non siamo al collasso, come spiegavo ieri. Però…qui si inizia a toccare un tasto dolente. 2008. Preferisconon commentare perché ho già detto ieri nel mio post su LCTM…
Non resta che chiedersi chi pagherà alla fine il conto del crollo dei mercati finanziari. Difficile dirlo perché la partita è ancora in atto. Di certo se la prospettiva reale è di una crescita mondiale in rallentamento, sarà più difficile per i Paesi occidentali pagare il debito in uno scenario di deflazione.
Discorso molto valido anche per il nostro paese. Ma nessuno in questo momento ne parla. Ci si concentra su altre tematiche ma se il mondo frena e di conseguenza anche l’Italia, con una fase deflattiva alle porte, come renderà più “sostenibile” il nostro debito?
“Esistono effetti leva di cui non è conosciamo bene l’impatto complessivo come l’andamento delle materie prime, l’ampiezza del rallentamento dell’economia di Pechino e la revisione delle stime di crescita di Stati Uniti e Cina. Ma è presto per rimettere in causa lo scenario mondiale” conclude de Quincerot che invita a mantenere la calma.
Bene bravo BIS. L’imponderabile e l’incalcolabile. Leva finanziaria, margin debt, reale stato di salute del gigante cinese. Quante sono le incognite e quanti i numeri che ci vengono propinati e che noi continuiamo a “prendere per buoni”?
Non abbiamo i mezzi per poter monitorare tutto e quando magari crediamo di avere tutto sotto controllo ecco che succede un qualcosa che cambia le carte in tavola. Cosa? Impossibile dirlo ora. Ma di certo potrebbe essere una conseguenza di queste giornate di alti e bassi che stiamo vivendo. E in tutto questo contesto di grande complessità, c’’è ancora chi crede che la FED alzerà i tassi.
Sono in tanti gli esperti pronti a scommettere che, dopo nove anni, la Fed alzerà i tassi per favorire la ripresa dei prezzi. Se così dovesse essere, per i Paesi emergenti si prospetta un impatto rilevante sulle valute e prospettive economiche. (Source)
Sarebbe un suicidio. E proprio a proposito di paesi emergenti, non scordatevi questo grafico, ovvero il forte legame che c’è tra sostenibilità dei paesi emergenti (qui l’indice sul mercato obbligazionario degli stessi) ed il trend delle materie prime.
Da questo grafico si può ragionare anche di deflazione, rallentamento globale, frenata economica dei paesi core, insomma dopo tanti anni di corsa, ci aspetta una bella frenata, senza mani dimenticare, infine, questo altro grafico. Economia REALE e mondo della FINANZA a confronto. Anche se quando si tratta di commodity, la speculazione regna anche sovrana.
Quindi cari lettori, la situazione è molto complessa ma anche molto preoccupante. Se devo concludere questo post con un giudizio secco, preferisco attenermi a quanto visto ieri.
Non sarà di certo sufficiente la mossa della PboC per cambiare la tendenza ai mercati finanziari.
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