Per la BCE è ora di entrare in guerra

Pubblicato 21 Febbraio 2014 Aggiornato 7 Agosto 2014 07:20

Il termine “Giapponesizzazione” sintetizza all’ennesima potenza quello che rischiamo di ritrovarci in Europa nei prossimi anni. Per carità, non vi dico nulla di nuovo soprattutto se seguite il blog di I&M da più tempo.

Perché rischiamo di fare la fine del Giappone? Tralasciando gli ultimi mesi, dove la cosiddetta Abenomics ha preso piede, e considerando invece gli ultimi 20 anni, possiamo notare con una certa chiarezza che nel paese del Sol Levante la deflazione era non solo di casa, ma era fortemente radicata nella sua struttura economica. Anche adesso, malgrado una politica monetaria iper espansiva, Tokyo fatica ad uscirne fuori. Una spirale quasi insuperabile.

Guardiamo all’Europa di oggi. Ritroviamo la stessa bassa crescita economica, se non addirittura stagnazione e recessione (è nota la natura molto promiscua di una serie di economie tenute insieme con quel contratto chiamato EURO), troviamo gli stessi tassi (praticamente quasi a zero), troviamo in certe aree un debito che non scende ma continua a salire.

Non dimenticate poi che il rischio “Giapponesizzazione” noi ce lo becchiamo in un momento di crisi economica globale. Il che peggiora il tutto. Sul fronte delle esportazioni, poi, la deflazione è una vera tragedia. Una valuta forte impedisce alle imprese di trovare clienti all’estero. Il tessuto imprenditoriale viene danneggiato, cala la produzione, aumentano i licenziamenti ed i fallimenti. E aumentano i rischi sociali.

Ora, sinceramente parlando, voi questi rischi li vedete nel sistema economico attuale? Se lo chiedete ad un tedesco forse vi dirà di no, ma se la stessa domanda la fate ad uno spagnolo, ad un greco o ad un italiano, beh, la risposta è sicuramente SI.
Chi può fare molto in quest’ambito, come strategia d’impatto, è sicuramente la BCE. Bruxelles qualcosa ha fatto in passato. Ma oggi occorre fare MOLTO di più, proprio perché ci sono paesi che sono profondamente a rischio deflazione. Come l‘Italia.

Siamo lontani dal target inflazione pari al 2% e in questo panorama l’Italia è a fortissimo rischio di deflazione interna. E per combattere la deflazione interna che occorre fare? Siamo alle solite: recuperare competitività, tagliando i costi di produzione, diminuendo i costi del lavoro (defiscalizzazione) e creando prodotti più competitivi nello scenario economico europeo e mondiale. E nello stesso tempo occorre maggiore flessibilità sui nostri conti pubblici. E su questo lato sembra che qualcosa si stia muovendo.

(AGI) – Roma, 20 feb. – Riforme in cambio di maggiore flessibilita’ del deficit. L’apertura della Ue a considerare una deroga al tetto del 3% per quei Paesi disposti ad accelerare sulla strada delle misure necessarie a far ripartire la crescita e l’occupazione e che hanno un impatto sulla riduzione del debito e’ stata ufficializzata dal presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, al termine di un’audizione alla commissione Problemi economici del Parlamento europeo.

Il presidente dell’Eurogruppo, che aveva gia’ anticipato il suo orientamento due giorni fa, al termine dell’Ecofin, ha sottolineato che l’ipotesi si riferisce alla possibilita’ di concedere piu’ tempo per raggiungere l’obiettivo del 3% fra deficit Pil, e riguarda quindi in particolare i paesi che sono al di sopra di tale limite, che per ottenere la deroga devono pero’ “dimostrare di aver gia’ fatto delle riforme”.

Ma questa è un’altra storia.

Torniamo alla BCE e alle sue manovre. Innanzitutto vorrei portare alla vostra conoscenza il Bilancio della BCE. Rispetto a quello di tante altre realtà ha avuto una contrazione notevole. Da 3.100 miliardi di € a circa 2.200.

Bilancio BCE

Un crollo che quindi da enormi spazi di sviluppo, se la BCE vorrà. Vero, non c’è pressione sul mercato della liquidità. Ma occorre vivere attimi di terrore per poter vedere il Panzer BCE all’opera? Non sarebbe meglio una manovra preventiva con la benedizione della Germania?
La liquidità in eccesso è sotto ai parametri previsti (200 miliardi €) , il tasso Eonia però, per fortuna, resta decisamente tranquillo. E nell’ stesso tempo l’inflazione è in caduta libera.

Liquidità in eccesso, Eonia, inflazione core Eurozona

Ma se guardiamo SOLO alla Germania non si interverrà mai perché da loro la deflazione NON esiste. Ma vedrete, anche loro ben presto capiranno una cosa. Che con la Cina in crisi, con un’Inflazione in calo e consumi generici in diminuzione e con un Euro così forte, anche le loro esportazioni patiranno: peccato che nel frattempo la nostra economia sarà sempre più martoriata.

Non è permesso e non è elegante chiamarla così, ma è giunta l’ora di cominciare ad entrare in guerra. Una guerra valutaria innanzitutto, portandoci al livello di BoE, BoJ, FED, e iniziare a guardare al futuro con più dinamicità, mettendo in testa agli obiettivi BCE non solo l’inflazione ma anche la crescita economica.
Senza però dimenticare che anche noi, nel nostro interno, dovremo intervenire con le riforme di cui parlava prima Dijsselbloem. Ma su questo, sinceramente parlando, ho più dubbi di quanti ne ho che la Germania accetti un QE Europeo.

MILANO (Reuters) – Per arrivare a una riduzione delle diseguaglianze nei redditi, all’Italia servono nuove riforme mirate a ridurre il dualismo del mercato del lavoro – in particolare la messa a punto di una rete di ammortizzatori sociali universali – e a migliorare l’educazione professionale e i programmi di formazione.

Lo scrive l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nell’ultimo rapporto dal titolo ‘Going for Growth’, presentato al G20 di Sydney.

L’analisi arriva per l’Italia in un momento in cui le misure per il rilancio dell’occupazione sono al centro del dibattito politico dopo la presentazione del ‘Job Act’ di Matteo Renzi, incaricato di formare il nuovo governo.

Nella proposta dell’ex sindaco di Firenze trovano largo spazio le politiche attive per il lavoro, una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali, unita a una semplificazione dell’intera normativa.

Tutto questo anche per evitare il fenomeno descritto in apertura. Se ci “giapponesizziamo”, noi italiani, siamo fottuti. Totalmente.

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Danilo DT

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