Quantitative Easing: ma quanto mi sei costato!

7 Giugno 2017 11:11

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In questo periodo sto vivendo grossi cambiamenti dal punto di vista lavorativo. Il tutto, condito con una situazione familiare un po’ complessa, mi ha impedito di scrivere articoli in modo costante nei giorni scorsi. Cercherò di “riappropriarmi” dei miei strumenti di analisi al fine di ricominciare innanzitutto a studiare i mercati, e poi a scrivere qualche post che possa essere interessante.
Torniamo a parlare di un argomento caro al sottoscritto, ovvero quantitative easing e politica monetaria. Si discute molto di come gestirà Draghi la fine del QE e cosa farà dopo. Ormai mi sono fatto un’idea. Quanto costruito da Draghi è un castello che non può essere smontato facilmente. E soprattutto non può essere smontato senza creare danni importanti al sistema economico e finanziario non solo dell’Eurozona. Senza poi dimenticare che paesi come l’Italia si ritroverebbero con qualche problemino di gestione del debito e degli interessi…

Il tapering arriverà, il rialzo dei tassi di interesse anche. Il fatto è capire quando. E sono convinto che il quando sarà molto remoto, anche perché, coerentemente con la nostra filosofia della “debt deflation”, non si dovrebbero avere importanti impennate inflattive nei prossimi anni.

Poi è palese, Draghi continuerà nei suoi discorsi moderati e criptici, dove si dirà tutto e niente proprio perché non si dovrà mai dire quanto ho scritto sopra. Ma i fatti potrebbero darmi ragione. Lo scopriremo solo vivendo.
Intanto è palese che lo sforzo fatto da Draghi non è da sottovalutare. Un investimento in QE veramente importante che è stato fatto non proprio con vera creazione di denaro permanente, ma resta comunque un esercizio i politica monetaria espansive senza precedenti in Europa. Ed i costo per ogni singolo posto di lavoro creato (non dimentichiamo che il QE aveva come obiettivo originario la crescita economica) è sicuramente importante. Guardate questo grafico.

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E’ evidente che il costo per singolo lavoratore è stato decisamente maggiore in Europa che negli USA. Motivazioni? Sicuramente un mercato del lavoro più flessibile, in un iclo economico che, rispetto agli altri, è più maturo e con un’economia che è più dinamica. In Europa abbiamo a che fare con il solito problema delle riforme strutturali. Non dimentichiamo mai, infatti, che gli USA avranno tanti difetti, ma almeno sono un vero stato. L’Eurozona sicuramente no. Quindi costi maggiori, benefici minori e problematiche non risolte importanti.
Smontare il QE in modo frettoloso sarebbe quindi, in questo contesto, un errore gravissimo che né Draghi, né chi eventualmente lo succederà, faranno con agilità. La stabilità finanziaria del mercato, innanzitutto. Poi tutto il resto, altrimenti il giochino si rompe e la finanza fa…pluff….

STAY TUNED!

Danilo DT

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