Quanto acquista la BCE?

di lampo
17 Novembre 2011 14:29

BCE: acquisti copiosi sui Titoli di Stato italiani (BTP) e non solo…


In quest’ultimo periodo, viste le turbolenze sul debito sovrano… credo che sia più che lecito chiedersi quanto effettivamente la BCE stia intervenendo in soccorso dei titoli di Stato dei Paesi periferici.

Un recente rapporto della Citigroup ([1]) riporta a tal proposito questo interessante grafico che mostra un raffronto dei titoli di Stato decennali italiani e spagnoli, con l’intervento della BCE.

E’ evidente come dopo la metà di settembre, rispetto ai due mesi precedenti, gli acquisti siano calati, giustificati dal fatto che il precedente massiccio intervento della BCE aveva raffreddato i rendimenti.

Quando però, verso gli inizi di ottobre, tali acquisti hanno raggiunto il minimo, ecco che, anche a causa della speculazione, i rendimenti dei titoli di Stato a 10 anni hanno ripreso nuovamente a impennarsi.

Interessante il comportamento nell’ultimo mese: l’intervento della BCE non ha scalfito minimamente l’impennata dei rendimenti.

Sicuramente in Spagna avrà influito il fatto che ci sono le elezioni legislative il prossimo 20 novembre.

E in Italia?

Anche noi abbiamo avuto le nostre vicissitudini politiche… che però, per il momento, anche con la fresca nomina del governo tecnico, non ha portato giovamento a livello di rendimenti dei nostri Titoli di Stato (forse gli investitori attendono i fatti).

Dimostrazione è il risultato, pubblicato sul sito del Ministero del Tesoro ([2]), dell’asta, avvenuta lo scorso 14 novembre, che riguardava i nostri BTP a 5 anni .

Rapporto di copertura: 1,47.

Rendimento lordo: 6,29%

La richiesta è stata nella media delle ultime aste… però pagata a caro prezzo!

Come ho scritto in alcuni miei commenti più volte, per adesso, il problema non è tanto il riflesso sull’aumento degli interessi che dobbiamo pagare per rifinanziare il nostro debito pubblico, quanto sul conseguente sempre più caro tasso di interesse offerto dalle banche alle aziende che chiedono finanziamenti per investire.

Ciò avrà un impatto immediato sulla nostra competitività, poi sulla produzione industriale e, in conseguenza, sulla disoccupazione e consumi. Il risultato è un meccanismo a spirale che, solo in seconda battuta, viene ulteriormente aggravato dal peggioramento della spesa per gli interessi… in un momento in cui, tra l’altro, la crescita non c’è (ho detto crescita per infondere un po’ di positività 😐 ).

Altra motivazione che ha inciso sul rialzo di rendimento dei nostri titoli di Stato è l’aumento dei margini di intermediazione da parte delle “clearing house“, ovvero  chi gestisce la “stanza di compensazione” delle opposte posizione creditorie e debitorie causate da parte dei soggetti che operano sui mercati (in questo caso dei titoli di Stato).

Il margine di intermediazione è la quota di deposito addizionale (extra deposit) che la clearing house chiede alle controparti (soggetti che operano) per garantirsi in caso di perdite. Un aumento di tale margine indica che il titolo trattato è diventato più rischioso.

La prima società è stata la londinese Lch Clearnet ([3]) che ha aumentato di circa il 75% i margini richiesti per i clienti che trattano i nostri bond governativi (dal 6,65% all’11,65%).

Poi hanno continuato altri organismi, compreso quello della nostra Cassa Compensazione e Garanzia (CC&G) a Piazza Affari.

Il risultato immediato è che, ovviamente, i nostri titoli di Stato diventano meno appetibili, rispetto a quelli che richiedono margini inferiori, visto che l’investitore deve immobilizzare più denaro, che potrebbe essere impiegato e fatto fruttare o bruciare in altre forme di investimento.

Cosa dite: ce ne siamo accorti?

[1] Citigroup Global Markets – Euro Rate Strategy (16 novembre 2011)
[2] Dipartimento del Tesoro – BTP 10 Anni Risultati Asta del 14.11.2011
[3] IlSole24Ore –  Anche la clearing house di Piazza affari alza i margini di garanzia sui Btp – L’asse Parigi-Londra sui margini per i BTp

 

Lampo

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