Quotazione petrolio al ribasso aumenta rischio di deflazione

6 Novembre 2014 09:40

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Oltre alla Russia, ci sono altri paesi finanziariamente deboli che sono a rischio default a causa del crollo del petrolio. In primis Venezuela ed Ecuador. E l’inflazione (non CORE) continua a scendere mettendo in difficoltà i policy maker di tutto il mondo

Ieri vi ho parlato della quotazione petrolio e degli effetti dello stesso su molti paesi, buona parte di questi sono paesi emergenti.
Se la Russia non se la cava bene, possiamo dire che c’è anche chi se la cava peggio.
L’indiziato numero uno resta sempre lui, il paese guidato dal fantomatico Maduro, successore di Chavez, e non proprio un capo di stato memorabile…il Venezuela.
Visto che già noi dobbiamo guardarci dalla nostra classe politica, lasciamo perdere e passiamo oltre e restiamo attinenti all’argomento “mercati finanziari”.

Il crollo del prezzo del petrolio di Martedì ha scatenato un forte calo in obbligazioni in dollari dei paesi emergenti che dipendono dalle esportazioni di petrolio. Come vi ho già spiegato questi paesi sono fortemente dipendenti dalle quotazioni dell’oro nero e quindi un repentino, inatteso e violento calo dei prezzo petrolio comporta un aggravio della situazione del bilancio pubblico.
I paesi che più hanno subito danni dal crollo del greggio sono stati due paesi sudamericani dalle finanze già molto deboli: Venezuela ed Ecuador. Infatti il loro mercato obbligazionario è letteralmente collassato in quanto ormai gli investitori li danno praticamente in default.
Se vogliamo calcolare lo spread tra i bond dell’Ecuador ed i govies USA, oggi è a 523 bp. Ma il record è sempre del Venezuela. Oggi tale spread ha raggiunto ben quota 1558 bp.
Se poi guardiamo il CDS il risultato non cambia.

CDS Venezuela e rendimento titoli 10YR

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Visti gli elevati costi di produzione e le deboli finanze pubbliche, possiamo dire che i tre paesi più vulnerabili sono appunto Venezuela, Ecuador e Russia.

Forse l’Ecuador ha un peso pari a zero sugli equilibri globali, il Venezuela qualcosa in più conta… ma…la Russia? Quest’ultima dubito possa finire male, visto che nella peggiore delle ipotesi potrebbe ottenere aiuto da qualche “vicino di casa”.
Ma di certo un petrolio a questo condizioni può creare forti squilibri ai paesi emergenti che già stanno subendo un rallentamento economico a causa della frenata economica globale.

Gli effetti sull’inflazione

Ovviamente il petrolio fa parte di quell’elenco di prodotti che non vengono contemplati nel calcolo dell’inflazione core.

L’inflazione core è la misura dell’aumento medio dei prezzi (e della diminuzione del potere d’acquisto della moneta) che non tiene conto dei beni che presentano una forte volatilità di prezzo: in particolare quelli dell’energia e quelli alimentari. La definizione è utile per cogliere in modo più approfondito le dinamiche dei prezzi e mettere in atto le contromisure necessarie a limitarne la crescita entro gli obiettivi prefissati dalle autorità monetarie e dai Governi. (Source)

Vero, non fa parte del paniere dell’inflazione che più conta (fondamentale la variazione dei salari) ma non possiamo negare che un petrolio in forte discesa aumenta l’ansia dei  policy maker negli Usa, in Giappone e in Europa, tutti alle prese con la necessità si sfuggire alla deflazione.

Certo, noi italiani siamo ben felici di pagare meno il petrolio che dobbiamo importare. Ma qui bisogna cercare di evitare uno scenario che poi tende ad avvitarsi su se stesso, appunto quello deflattivo.

Andando a sbirciare le ultime aspettative sull’inflazione non possiamo che inorridire.

INFLAZIONE: le aspettative del mercato

previsione-inflazione-germania-usa-uk-fed

Ciome potete vedere, per tutti quantomeno è disinflazione.E proprio a questo proposito oggi la BCE dovrà dire qualcosa. Sarà la solita filastrocca raccontata da Draghi? Lo scopriremo presto. Intanto a breve in uscita un post di Stardust_M sul Meeting BCE di oggi pomeriggio.

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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