Rating, downgrading e Borsa Italiana. Cosa aspettarci dal mese di ottobre.
In questo post ieri (andatelo a rivedere) ho parlato di rating e di come potrebbe diventare un problema un eventuale downgrade dell’Italia.
Alcuni lettori mi hanno chiesto di essere più chiaro. E allora mentre che ci sono, faccio una cosa per tutti, scusandomi con quelli che mi seguono in modo più assiduo, per i quali si tratterà di un argomento già ampiamente discusso.
Ricordo quindi a tutti che a FINE OTTOBRE saremo giudicati da Moody’s che da Standard & Poor’s e le probabilità di una bocciatura sono molto elevate. Moody’s, infatti, ci aveva rimandato proprio in attesa dell’esame della finanziaria. Quindi risulta abbastanza “naturale” che possa tagliare il rating, attualmente a Baa2, portandolo a Baa3. Quindi sull’orlo del precipizio dei “junk bond” ma ancora in territorio “investment grade”. Sperando ovviamente che il giudizio si fermi a questi livelli e non sia “sotto” tale soglia.
S&P invece ci aveva appena promosso a BBB ma a questo punto non possiamo non considerare un nuovo downgrade. Perché questi benedetti rating sono così importanti? Perché poi vanno ad influire sul prezzo, sul costo delle riemissioni e sulla volatilità dei titoli stessi. Infatti molti fondi obbligazionari, per via del mandato a cui sono sottoposti, non possono detenere in portafoglio titoli al di sotto di un certo rating. E quindi, in caso di downgrade, sono costretti a vendere.
Certo, se poi finissimo nel girone dei “junk bond”, apriti cielo. Non solo fondi attivi e passivi (ETF) sarebbero costretti a vendere, ma si andrebbero a creare i presupposti per un irrigidimento di tutti i canali finanziari di rifinanziamento nei confronti di tutto il paese, governativi ma anche corporate. E’ una mossa talmente grave, l’ingresso nell’area “junk bond” che forse il DEF non è nemmeno sufficiente per meritare tanto. Certo è che, se arriva il downgrade “semplice”, significherebbe avvicinarsi pericolosamente all’area della “spazzatura” e il mercato prenderebbe paura.
E non solo il mondo obbligazionario, ma anche l’azionario, sia ben chiaro. Infatti ricordo a tutti che il nostro FTSEMIB continua ad essere un listino carico di titoli finanziari, ovvero banche ed assicurazioni che sono tutte belle cariche di BTP. Quindi, se i BTP crollano nei prezzi, che fine faranno questi titoli? E che fine farà l’indice?
Per rispondere a questa difficile domanda, posso aiutarvi con un semplice ma efficace grafico.
Guardate l’andamento dei BTP a 30 anni confrontato al trend del FTSEMIB delle banche. Notate nulla di strano e di “preveggente”?
STAY TUNED!
–

