SOFFERENZE: nuovo record a 198 miliardi. E scusate se è poco.
Ci sta sicuramente il fatto che, grazie ad una situazione congiunturale favorevole, l’Italia sia riuscita ad alzare la testa ed a migliorare la sua situazione. Le riforme partite con Governo Renzi hanno sicuramente contribuito a migliorare molti dati e diverse statistiche, ma da qui a dire che siamo in ripresa ce ne vuole.
E chiedo scusa anche al Matteo “Nazionale” che sicuramente mi battezzerà come GUFO. In realtà io sarei il primo ad essere felice per una reale ripresa italiana. Ma deve essere strutturale e non momentanea.
Il dato che esce da Unimpresa (secondo la fotografia scattata dal Centro studi di Unimpresa, basato su dati della Banca d’Italia). deve quantomeno far meditare il premier.
Negli ultimi 12 mesi infatti le sofferenze bancarie sono arrivate a quota 198 miliardi – la rilevazione parte da agosto 2014 e arriva agosto 2015 – segnando un incremento pari al 15%.
Quasi 26 miliardi di euro in più nell’arco di un anno. La fetta maggiore di prestiti che non vengono rimborsati regolarmente agli istituti di credito è quella delle imprese (142 miliardi), mentre le “rate non pagate” dalle famiglie (a partire dalla grossa fetta dei mutui per la casa problematici o inesigibili) valgono più di 36 miliardi, così come quelle delle imprese familiari sono vicine a 16 miliardi. Superano invece il tetto dei 4 miliardi le sofferenze della pubblica amministrazione, delle assicurazioni e di altre istituzioni finanziarie. (Source)
Facciamo la somma delle parti e scopriamo che le sofferenze corrispondono al 12% dei prestiti bancari. Se poi dobbiamo dirla tutta, allora sappiate che nel 2010 le stesse valevano circa 78 miliardi ed in 5 anni sono raddoppiate.
Quindi, come potete vedere, non si tratta di essere gufi, ma semplicemente realisti. O forse sarebbe meglio darci tutti insieme una bella pacca sulla spalla, illudendoci che tutto sta migliorando e che a breve ripartirà un nuovo miracolo economico italiano?
Molto meglio ragionare sui problemi e possibilmente risolverli.
E’ quindi chiaro che il sistema bancario è ancora decisamente malato. Il 12% di NPL è molto elevato. Una soluzione potrebbe essere quella di “dividere” i crediti buoni da quelli cattivi, il tutto con la costituzione della famosa “bad bank”. Questa nuova realtà alleggerirebbe i bilanci delle banche e libererebbe nuove energie che potrebbero essere utilizzate a favore dell’economia reale. Anche perché la BCE, con il suo QE, non sta certo riuscendo nell’intento di “ossigenare” l’economia. Ha sicuramente contribuito ad abbattere i tassi, e questo va benissimo (soprattutto per le imprese già sane che oggi possono avere denaro dalle banche a tassi quasi promozionali), però non solo non ha contribuito a far circolare il denaro (ne è la prova un’inflazione molto bassa) ma anche non ha contribuito in modo determinante al “salto di qualità “ del credito.
Ne ha beneficiato la finanza, quello si. Ma è un’altra storia.
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