The NEW normal (ovvero quando lo straordinario diventa ordinario)
Proprio ieri abbiamo parlato della Yellen e del suo discorso al Senato. Qualche ora fa ha parlato alla Camera ripetendo fedelmente le stesse cose dette il giorno prima (e ci mancherebbe). Ha ridimensionato un pochino i toni sul rischio bolla sui mercati finanziari (avrà ricevuto qualche telefonata?) ed ha detto:
«La mia valutazione generale è che le minacce alla stabilità finanziaria sono a un livello moderato, e non molto alto. L’aumento della leva finanziaria non è ad ampio raggio».
Successivamente si è confermata l’operativita NON conclusa della FED in ambito di politica monetaria espansiva, visto che la ripresa non è ancora completa, ma se il mercato del lavoro dovesse stupire, allora si accelererà l’exit strategy con possibili rialzi dei tassi addirittura in tempi più brevi del previsto.

E la cosa è stata poi confermata anche da R. Fisher della FED di Dallas il quale ha detto:
“Ridurre il reinvestimento dei proventi da titoli in scadenza sarebbe già un buon primo passo per iniziare più dolcemente quella che è l’exit strategy, inserendo poi l’inevitabile secondo livello: ovvero il rialzo dei tassi che sarà inevitabile all’inizio del prossimo anno e comunque quando sarà necessario, con l’obiettivo di normalizzare la politica monetaria” (R: Fisher tradotto da DT)
Fed Funds Rate, Taylor Rule e exit strategy
Si è anche chiesto di legare la politica monetaria ad una formula matematica, al fine di aumentarne la trasparenza, usando ad esempio la Taylor Rule. Proposta ovviamente bocciata in quanto occorre elasticità ed una formula matematica è tutto fuorchè elastica.
Comunque sia, il grande problema che si sta riscoprendo è quello della exit strategy.
Infatti fino ad oggi, come ho già anticipato è stato quasi “facile” il compito della FED. Quantitative easing significa comprare assets e dare fiato all’economia. Ma attenzione, la storia insegna (anche recentemente, vero Dott. Greenspan?) che lasciare il mercato in balia di un eccesso di liquidità per troppo tempo, porta sempre ai dei fenomeni speculativi poi non controllabili (in quanto la percezione del rischio tende ad azzerarsi) ed inevitabilmente arrivano bolle e successivamente terremoti sui mercati. Pensateci un attimo:
2000 = bolla hi-tech
2007 = bolla immobiliare
2014 = nuova bolla in arrivo?
Questo alla FED lo sanno. Ed ecco perché la Yellen INIZIA a lanciare messaggi in codice. Prima la bastonata in Senato (Nasdaq sopravvalutato) e poi la carota alla Camera. Due discorsi che alla fine si compensano ma che hanno un obiettivo. Lanciare un messaggio ai mercati.
Voi, lo avete recepito?

Comunque sia la Exit Strategy fa paura in quanto comporta, per forza di cose, una limitazione della benzina necessaria per fare girare le dinamiche di mercato attuali. Quello che fa la FED oggi, è cercare di dare al mercato il massimo delle informazioni sulle tempistiche rassicurando comunque e sempre, proprio perché la Yellen vorrebbe un’uscita il più dolce possibile perché teme terremoti.
Però ha anche fretta di uscire (exit strategy) dalla politica monetaria espansiva (ecco perché si lanciano messaggi sui tassi) perché si temono, come detto, bolle speculative e poi (anche qui) volatilità.
Insomma, pizzicati tra incudine e martello.
Il sogno? Il sogno a cui la FED mira è probabilmente quello che in molti definiscono il “New Normal”, ovvero uno scenario che doveva essere straordinario che invece diventa ordinario, con una FED che alza i tassi ma in modo molto lieve e progressivo, attuando un’uscita dolce e molto lunga nella tempistica, accettando anche un’economia meno virtuosa ma più stabile (El Erian parla di “stagnazione secolare”)
Il problema è che questo progetto non è di sicuro successo. E come sempre solo il tempo ci dirà come andranno le cose.
Intanto, lo ribadisco, ennesima prova che la FED, oggi, è schiava di se stessa.
STAY TUNED!
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