Tribuna politica: solo tanto fumo ma nessuna risposta chiave

Come conciliare fiscal compact e crescita economica?
In data 15 gennaio, ovvero un mese fa, iniziavano a scannarsi in tribune elettorali di diverso genere i tre leaders candidati al ruolo di Premier.
Monti, Bersani, Berlusconi.
Nel frattempo è successo un po’ di tutto. Chi prima si amava, ora viene odiato e viceversa, chi prima era appoggiato ora è fortemente contrastato…Il favoloso teatrino della casta politica italiana dove capita tutto il contrario di tutto. Ormai siamo alla barzelletta!
Definire promesse da marinaio le esternazioni dei politici di questi giorni, credo sia un eufemismo ed una dura offesa nei confronti di chi vive buona parte della vita in mare.
Tutti tagliano imposte, regalano soldi, rimborsano capitali. E poi una volta in cabina di regia, quello che sanno fare è aumentaore sempre ed inesorabilmente l’accoppiata tasse-debito pubblico.
Il sistema Italia è marcio, marcio fino al midollo, ed è palese che trovare soluzioni sia veramente difficilissimo. Anzi, siamo sinceri, è impossibile.
In quel 15 gennaio io scrissi un post, intitolato “Monti-Bersani- Berlusconi: quale è la vostra posizione sul FISCAL COMPACT? “. La domanda che poi era il leitmotiv del post era chiarissima ed inclusa nel titolo. FISCAL COMPACT, come gestirlo?
Tutti vogliono spingere l’economia al rialzo, la crescita come priorità è sulla bocca di tutti. E alla fine, pensandoci bene, mi scopro me medesimo un eccezionale e potenziale valido Premier. Pensavo …magari avrei potuto abolire anche l’IRPEF, una tassa fastidiosa che, se cancellata, darebbe un grande sprint ai consumi, al risparmio e farebbe ripartire l’economia.
Ovviamente la mia è una provocazione, ci mancherebbe. Però come ho scritto nel post sopra citato, TUTTI stanno continuando a fare i conti senza l’oste. Mi sta bene tagliare le tasse (necessario), rilanciare l’economia e la produttività (necessario) e stimolare la crescita economica e la competitività delle nostre aziende (necessario), PERO’ c’è anche un altro rovescio della medaglia. Si chiama appunto FISCAL COMPACT.
Dove sta il problema? Che oggi, 14 febbraio, giorno di San Valentino, NESSUNO ha ancora detto in campagna elettorale come conciliare FISCAL COMPACT e CRESCITA ECONOMICA.
E proprio come scrivevo in quel post, ho deciso di fare una promessa, a chi mi risponde in modo serio e coerente, non solo darò il mio voto, ma farò anche una sonante campagna elettorale “a gratis.” Perché se lo merita e perché con una risposta a questa questione avremo risolto BEN OLTRE il 50% dei problemi dell’Italia.
Ma non preoccupatevi, credo che dovrò continuare a restare nella neutralità, perché all’orizzonte non si intravedono grosse risposte sulla questione. Tutti ci girano attorno ma di concreto nulla.
Intanto, per chiarirvi un po’ le idee sull’importanza della questione, vi propongo questa veloce lettura.
Con la preghiera di diffondere questo post, perché LA GENTE DEVE SAPERE che ci stanno prendendo TUTTI per i fondelli.
La chiave di tutto è il connubio tra fiscal compact e crescita economica.
Basta vendere fumo. VOGLIAMO risposte!
Quali margini di manovra ha l’Italia in relazione ai vincoli posti sia dai trattati europei, sia dal mercato internazionale che rifinanzia il nostro debito? L’impegno assunto dal Governo italiano (2011) di arrivare al pareggio di bilancio entro il 2013 ha comportato la riduzione di circa 35-40 miliardi di spesa in deficit in pochissimo tempo, con una formula mista di aumento delle tasse e tagli alla spesa. La prevalenza del drenaggio fiscale ha tolto denari per i consumi (-4% nel 2012) alle famiglie e mandato il mercato interno in recessione grave, -2,1% del Pil nel 2012 e -1% proiettato nel 2013. Tale vincolo, pur irrazionale, non potrà essere modificato da un futuro Governo, perché rende credibile la promessa al mercato di ripagare il debito nel futuro mostrando che non lo aumenterà con cumuli di deficit annui.
Ciò impedirà di stimolare la ripresa attraverso investimenti pubblici in deficit. Ma un altro vincolo è peggiore. L’Italia ha siglato l’eurotrattato Fiscal compact che impone la riduzione di un ventesimo all’anno del volume assoluto del debito pubblico, fino al raggiungimento di un rapporto del 60% tra debito e Pil, a partire dal 2014-15. Nessuno capisce come l’Italia potrà ridurre di circa 40 miliardi all’anno il proprio debito. Inoltre, non si capisce perché mai dovrebbe farlo nel momento in cui blocca l’aumento del debito stesso, via pareggio di bilancio, cosa che ne implica una riduzione implicita del 2%, cioè del tasso di inflazione nominale annuo, equivalente a 40 miliardi che quindi non servirebbe spendere veramente.
La conferma di tale vincolo renderebbe l’Italia un inferno: quasi 90 miliardi all’anno per pagare gli interessi sul debito e altri 40 per ridurne un’aliquota. In prospettiva la cifra scenderebbe, ma per quasi un decennio resterebbe attorno ai 100 miliardi. Sostenibili? Improbabile sia con il metodo di tagliare tanta spesa pubblica e tasse, sia con quello di aumentare ancora le tasse stesse.
In conclusione, qualunque Governo esca dalle elezioni, anche considerando lo scenario migliore di ripresa della domanda globale e dell’Eurozona, non potrà stimolare e/o stabilizzare l’economia italiana se non sarà capace:
(a) di attutire i vincoli esterni;
b) di ridurre il debito vendendo patrimonio pubblico e non con denari fiscali.
Tra le due azioni, l’operazione “patrimonio contro debito” sarebbe quella più risolutiva e motivo solido di credibilità per alleggerire la pressione del Fiscal compact sull’Italia. Che di questo non si parli in campagna elettorale è sorprendente e preoccupante. (Source)
STAY TUNED!
DT