Una storia italiana dal 1472. Ma assomiglia ad una start up.
A guardare questo grafico viene alla mente la classica start up, l’azienda che si quota, magari in un segmento di mercato innovativo, che cerca quindi del denaro per finanziarsi e poter alimentare quella scommessa, quel business innovativo che potrebbe cambiare il futuro.
Certo, la start up è di per se una scommessa in quanto, se poi l’idea risulta sbagliata, arrivare alla polverizzazione del progetto e del denaro investito è quanto mai normale. Ma le start up sono necessarie per poterci garantire un futuro, per migliorare la nostra vita. E se poi la start up “indovina” l’idea e il business, può avere davanti una crescita esponenziale.
Per farla breve: start up significa anche scommessa, ma una scommessa dove i margini di guadagno possono essere mostruosi.
Bene, torniamo al grafico.
Questo quindi assomiglia al classico grafico della start up che si quota e che poi, ahimè, rimane in crisi di liquidità in quanto il business e l’idea non funzionano. Nessuno è più disposto a finanziarla e quindi, progressivamente, non resta che un bivio: o il default oppure una qualche anima pia che decide di prendere tutti i cocci per un pugno di mosche e cerca di valorizzare quello che resta, magari modificando il business, l’efficienza e quant’altro.
Peccato però che questa Non è una start up. Questa è una banca, e nella fattispecie (alla faccia della start up) è la banca più vecchia d’Italia. Come diceva un suo vecchio slogan pubblicitario: “Una storia italiana dal 1472”. E proprio come l’Italia questa banca sta affondando.
Ovviamente sto parlando di Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS).
Grafico Monte di Paschi di Siena
In sette anni la performance (ehm…) del titolo segna una temperatura che nemmeno in Antartide si può trovare: -96.62%. Oggi MPS rimbalza a Piazza Affari dopo il crollo di ieri, pari a 21 punti percentuali, all’indomani degli stress test dove è stato segnalato un gap di capitale pari a 1,2 miliardi di euro. Merito anche della Consob che è intervenuta vietanto lo “short selling” su azioni Mps fino a lunedì 10 novembre.
Il parallelismo con la start up, quindi, ci sta SOLO ed esclusivamente per quanto riguarda il grafico. Per il resto:
1) MPS è tutto fuorchè una start up avendo 542 anni di storia (parliamo di mezzo millennio, tanto che è ritenuta la BANCA più ANTICA del mondo!) http://www.mps.it/GMPS/Storia/
2) MPS è in un business che è assolutamente consolidato
3) MPS è quotata da molto tempo
4) MPS non ha assolutamente la possibilità di recuperare il terreno perso in quanto il business è maturo e il denaro polverizzato non sarà recuperabile.
Però è anche vero che:
a) MPS è in crisi di liquidità, dovendo trovare il modo di recuperare 1.2 miliardi di Euro (e chi glielida?)
b) MPS è quindi a rischio aggregazione (e quindi distruzione di un marchio più che storico)
c) MPS non è a rischio default ma non si esclude anche una ristrutturazione (occhio alle subordinate)
Non si esclude ovviamente ulteriore volatilità. MPS deve rendere conto alla Bce quanto prima su come vuole o può risolvere questa scomoda situazione. E le ripercussioni sul prezzo saranno sicuramente importanti.
Ringraziamo comunque la politica e la mala gestione truffaldina che ha distrutto un pezzo della nostra storia. Ma non dimenticate che, alla fine, quanto è successo in MPS, è successo anche alla stessa Repubblica Italiana.
Addio a MPS. Benvenuti al CPS (Casinò dei Pacchi di Siena)
STAY TUNED!