Una storia italiana dal 1472. Ma assomiglia ad una start up.

28 Ottobre 2014 11:11

una-storia-italiana-mpsA guardare questo grafico viene alla mente la classica start up, l’azienda che si quota, magari in un segmento di mercato innovativo, che cerca quindi del denaro per finanziarsi e poter alimentare quella scommessa, quel business innovativo che potrebbe cambiare il futuro.

Certo, la start up è di per se una scommessa in quanto, se poi l’idea risulta sbagliata, arrivare alla polverizzazione del progetto e del denaro investito è quanto mai normale. Ma le start up sono necessarie per poterci garantire un futuro, per migliorare la nostra vita. E se poi la start up “indovina” l’idea e il business, può avere davanti una crescita esponenziale.
Per farla breve: start up significa anche scommessa, ma una scommessa dove i margini di guadagno possono essere mostruosi.
Bene, torniamo al grafico.

Questo quindi assomiglia al classico grafico della start up che si quota e che poi, ahimè, rimane in crisi di liquidità in quanto il business e l’idea non funzionano. Nessuno è più disposto a finanziarla e quindi, progressivamente, non resta che un bivio: o il default oppure una qualche anima pia che decide di prendere tutti i cocci per un pugno di mosche e cerca di valorizzare quello che resta, magari modificando il business, l’efficienza e quant’altro.

Peccato però che questa Non è una start up. Questa è una banca, e nella fattispecie (alla faccia della start up) è la banca più vecchia d’Italia. Come diceva un suo vecchio slogan pubblicitario: “Una storia italiana dal 1472”. E proprio come l’Italia questa banca sta affondando.
Ovviamente sto parlando di Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS).

Grafico Monte di Paschi di Siena

banca-monte-dei-paschi-grafico-2014-mps-crolloIn sette anni la performance (ehm…) del titolo segna una temperatura che nemmeno in Antartide si può trovare: -96.62%. Oggi MPS rimbalza a Piazza Affari dopo il crollo di ieri, pari a 21 punti percentuali, all’indomani degli stress test dove è stato segnalato un gap di capitale pari a 1,2 miliardi di euro. Merito anche della Consob che è intervenuta vietanto lo “short selling” su azioni Mps fino a lunedì 10 novembre.
Il parallelismo con la start up, quindi, ci sta SOLO ed esclusivamente per quanto riguarda il grafico. Per il resto:

1) MPS è tutto fuorchè una start up avendo 542 anni di storia (parliamo di mezzo millennio, tanto che è ritenuta la BANCA più ANTICA del mondo!) http://www.mps.it/GMPS/Storia/
2) MPS è in un business che è assolutamente consolidato
3) MPS è quotata da molto tempo
4) MPS non ha assolutamente la possibilità di recuperare il terreno perso in quanto il business è maturo e il denaro polverizzato non sarà recuperabile.

Però è anche vero che:

a) MPS è in crisi di liquidità, dovendo trovare il modo di recuperare 1.2 miliardi di Euro (e chi glielida?)
b) MPS è quindi a rischio aggregazione (e quindi distruzione di un marchio più che storico)
c) MPS non è a rischio default ma non si esclude anche una ristrutturazione (occhio alle subordinate)

Non si esclude ovviamente ulteriore volatilità. MPS deve rendere conto alla Bce quanto prima su come vuole o può risolvere questa scomoda situazione. E le ripercussioni sul prezzo saranno sicuramente importanti.
Ringraziamo comunque la politica e la mala gestione truffaldina che ha distrutto un pezzo della nostra storia. Ma non dimenticate che, alla fine, quanto è successo in MPS, è successo anche alla stessa Repubblica Italiana.
Addio a MPS. Benvenuti al CPS (Casinò dei Pacchi di Siena)

STAY TUNED!

Danilo DT

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