VENEZUELA: arriva il salvataggio dalla Cina
I due paesi che rappresentano il caso limite sono certamente, in questo momento, Venezuela e Grecia.
Due storie molto diverse, due economie molto distanti, ma due nazioni che, per un motivo o per l’altro, sono decisamente vicine al default.
Sulla Grecia tanto si è detto e tanto si dirà ancora. Oggi il post sui burloni di Atene risulta forse un po’ critico ed acido. Ma che vi devo dire se non quello che penso?
Sul Venezuela, invece, si dice poco ma in realtà molte cose sarebbero da dire.
Tanto per cominciare è noto che, per colpa del crollo del prezzo del petrolio, il paese è a rischio bancarotta. Il dramma però è ancora più visibile nel sociale.
Ormai il bolivar è carta straccia e la valuta forte, il Dollaro USA, è diventata introvabile. Ma attenzione, la carenza di dollari sta diventando un elemento drammatico proprio per le prime necessità del paese, visto che Maduro & Co hanno delle LORO priorità. Innanzitutto pagare i debiti internazionali.
Curva totale CDS: confronto tra Grecia e Venezuela

(…) Il calo del prezzo del petrolio e la perenne mancanza di valuta forte nelle casse del Paese stanno obbligando Caracas a una scelta dolorosa, che scotta sulla pelle della popolazione: mettere le risorse a servizio del debito prima che a supporto delle necessità alimentari della gente. Il governo venezuelano ha spiegato all’industria alimentare che sta contingentando le spese di dollari per l’import di cibo in modo da poter rimborsare i finanziamenti, hanno spiegato a Reuters due fonti con diretta conoscenza della materia.
Il presidente Maduro controlla i biglietti verdi in circolazione e deve rimborsare 8,4 miliardi di bond entro la fine dell’anno a creditori stranieri. Le restrizioni sulla valuta Usa, il lasciapassare per il commercio internazionale, hanno già provocato mancanze di beni alimentari di prima necessità a cominciare dalla carne e dall’olio. (…) In tutto questo, l’attività dell’industria alimentare rischia la paralisi. L’import dal Brasile, uno dei principali fornitori di materie prime alimentari, è crollato del 48% a gennaio su un anno prima. Nello stesso mese, il maggior porto commerciale del Paese – Puerto Cabello – ha ridotto di un quarto la sua attività. (Rep)
Sono segnali di un paese ormai allo sbando e alla soglia non solo del fallimento (non sarebbe la prima volta che accade) ma del collasso sociale.
Ma ecco che, proprio quando meno te lo aspetti, arriva il cavaliere bianco. Un salvatore che ovviamente è disposto ad aiutare Caracas a condizione di poter mettere le mani sull’unico bene tangibile che il Venezuela può offrire, un bene che ha perso la metà del suo valore ma che un giorno tornerà sicuramente in auge. Stiamo parlando ovviamente del petrolio.
(Reuters) – China is poised to lend Venezuela around $10 billion in coming months, half as part of a long-standing bilateral financing deal and the other half for development of oil fields, a senior official at state oil company PDVSA said on Thursday.
The first $5 billion loan, part of the Joint Chinese-Venezuelan Fund, is due to be signed this month and will be destined for wide-ranging projects in the OPEC country, said the official, who asked not to be identified.
The other $5 billion loan is set to be clinched in June and will likely stipulate contracting Chinese companies to boost production in PDVSA’s mature oil fields, the source said.
La Cina quindi presterà al Venezuela 10 miliardi di USD. Ossigeno per le casse del paese, una cifra che come avete letto, è sufficiente per colmare le esigenze impellenti di Maduro. Quindi Venezuela al momento salvo. Ma a livello politico, siamo sicuri che questo accordo sia poi così neutrale negli equilibri globali.
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