WALL STREET: il ritorno LONG degli small traders
Ormai è evidente che i mercati resteranno ancora in balia del Coronavirus per un bel po’. L’unico precedente è quello dell’influenza spagnola del 1917-1918. Allora il dow jones stornò del 40 % in 6 mesi; oggi siamo già a -32 %. (Guest post)
Cari amici, in quest’ultima settimana, l’emergenza coronavirus ha varcato i nostri confini nazionali ed ha investito buona parte dell’Europa occidentale. Anche gli Usa, che si credevano immuni, hanno dovuto prender atto che il virus non conosce confini e barriere. D’altronde in un mondo ed in un’economia ormai ampiamente globalizzata è del tutto impensabile che vi sia qualcuno che ne possa rimanere indenne. La pandemia sanitaria ha, di fatto, già bloccato l’attività di molti settori produttivi. E’ quindi ormai certo che vivremo, soprattutto, in Italia, una pesante recessione, inimmaginabile solo due mesi orsono. Devo dire, con sollievo, che tutte le autorità politiche e monetarie né hanno già preso ampiamente atto. In settimana, prima la FED e poi la BCE hanno, infatti, varato misure iper espansive, al fine d’assicurare ampia liquidità al sistema, che già mostrava molte sofferenze. L’area Euro ha inoltre sospeso il patto di stabilità, autorizzando i singoli governi, a spendere quanto necessario per fronteggiare l’emergenza sanitaria ed economica ormai incombente sull’intera Europa. Spuntata, pertanto, anzi del tutto disattivata, l’arma di maggior polemica dei cosiddetti “sovranisti “. Costoro, com’è possibile leggere in molti social, vorrebbero infatti approfittare della situazione, e riportare indietro, di qualche secolo, le lancette della storia. Rimarranno, credo, ancora una volta delusi. Anzi al termine di tale incresciosa vicenda rischiano di perdere il loro maggior esponente, ossia l’improbabile Presidente Usa, Donald Trump. Non parliamo poi dei “ sovranisti “ nostrani, che credono di vivere ancora ai tempi dell’antica Roma. Vorrebbero uscire dall’euro e tornare alla lira, e forse riproporre i regimi chiusi e fascistoidi del secolo scorso. Evidentemente la lezione di 75 anni orsono non gli è ancora bastata. Mi dispiace per loro, ma non sarà certamente questo il nostro futuro. Credo, anzi, che l’epocale vicenda che stiamo vivendo, possa far fare all’umanità un altro passo in avanti, soprattutto in termini di maggior rispetto dell’ambiente, e di una maggiore solidarietà tra i popoli. Insomma dobbiamo aver molta fiducia, sia nella possibilità di superare l’emergenza sanitaria in corso, che in una successiva rapida ripresa della nostra economia.
Ciò detto, andiamo ad esaminare cosa ci indica, dopo quest’ultima terribile settimana, lo scenario intermarket. Il dollaro Usa, è divenuto il solo e vero bene rifugio. Rimbalza infatti di un ulteriore 4,12 % e raggiunge quota 102,81. Le commodities, invece, continuano a flettere, – 2,33 % in termini reali. Su quest’ultime pesa sia il pericolo di recessione che la guerra sui prezzi del petrolio tra Russia ed Arabia Saudita. Nell’ultimo mese il CRB index, l’indice globale delle commodities, ha perso ben il 29 %. Il settore obbligazionario, invece, risulta pesantemente influenzato dai pesanti interventi delle banche centrali. I rendimenti del bond decennale americano, cedono infatti 10 bps, e retrocedono a quota 0,88 %. Il bond Usa a 2 anni, cede invece ben 19 bps, e retrocede a quota 0,32 %. L’inclinazione della yield curve americana si amplia pertanto a ben 56 bps, e ciò ci fa sperare che l’ormai probabile recessione sarà contingente e di breve durata. Il mercato azionario, appare, al momento, del tutto correlato all’economia reale, in pesante caduta. I listini azionari Usa, in quest’ultima ottava, cedono infatti ben il 15 %, e nell’ultimo mese il calo è già superiore al 30 %.
Tanto premesso, passo ad esaminare gli ultimi dati del COT REPORT settimanale, pubblicati venerdì sera dalla CFTC (Commodity Futures Trading Commission), concernenti i valori aggregati dei Futures e delle Options su tutti gli indici azionari USA, che risultano essere i seguenti:
Commercial Traders : – 14.548
Large Traders : + 12.790
Small Traders : + 1.758
Cambia, pertanto, nuovamente l’assetto del mercato dei derivati azionari Usa. Rispetto alla scorsa ottava, le variazioni, nelle posizioni dei vari operatori, sono state pari a 5.182 contratti. In particolare, gli Small Traders, in totale balia degli eventi, acquistano l’intero lotto dei 5.182 contratti long, ed inopinatamente invertono la loro posizione, da Net Short a Net Long. Non si smentiscono mai, ed anche in questa occasione si confermano un ottimo indicatore contrarian. I Large Traders, invece, cedono 986 contratti long, ma non invertono la loro precedente posizione, che resta ancora Net Long. Anche in questa occasione i Fondi d’Investimento non sono stati tempestivi, ed hanno fatto pagare ai loro clienti un prezzo molto salato. I Commercial Traders, infine, capiscono che l’incresciosa situazione provocata dal coronavirus non si risolverà in breve tempo, cedono infatti, anch’essi, 4.196 contratti long, e consolidano la loro abituale posizione di copertura, Net Short. Le movimentazioni di quest’ultima settimana, seppur esigue, sono, a mio avviso, alquanto significative ed importanti. Ci dicono, infatti, che questa volta non assisteremo ad una rapida inversione a V, come accaduto, invece, alla fine del 2018. D’altronde, in questo caso, l’evento scatenante, il driver, non è un fattore d’ordine economico, bensi un virus di natura biologica. Le sorti dell’economia e dei mercati sono pertanto appesi alle possibilità di contenimento, e si spera presto, di cura dello stesso. Gli indici azionari hanno, peraltro, già perso repentinamente circa 1/3 del proprio valore. Se il virus investirà con forza anche gli Stati Uniti è molto probabile che lo storno continui e si accentui. Insomma siamo di fronte ad una situazione del tutto nuova e peculiare. L’unico precedente è quello dell’influenza spagnola del 1917-1918. In quel caso il Dow Jones stornò, in 6 mesi, del 40 %. Oggi siamo già a -32 %. Dovremmo pertanto attenderci un ulteriore storno dell’8 % nei prossimi 5 mesi. Un’analogia incerta, ma plausibile, che c’induce a non modificare il nostro atteggiamento operativo, già da alcune settimane alquanto attendista e prudente.
View prudente, che cercherò di tradare con il mio originale trading system, fondato sull’analisi del Cot Report, nonchè sulla valorizzazione dell’effetto “LONG TERM MOMENTUM“, descritto negli studi dei due professori Usa, Jegadeesh e Titman, ed illustrato nel mio sito https://longtermmomentum.wordpress.com/. In questo inizio, davvero terribile, dell’anno 2020, il mio portafoglio, denominato “ AZIONI ITALIA – LTM “, registra un guadagno dello 0,73 %. Nel contempo, il nostro benchmark di riferimento, il Ftse All Share, ha subito una perdita del 33 %. Conseguita pertanto, sino ad ora, una sovra-performance del 33,73 %. Un risultato che conferma la bontà del mio approccio operativo, nonché la necessità di avere un metodo ed una strategia negli investimenti. Non a caso, nei precedenti 7 anni il mio trading system ha conseguito una sovra-performance media annua dell’ 8,7 %, e presenta un’equity line in progresso del 150 %. In coerenza con quanto sopra espresso, questa settimana non muto l’assetto del mio portafoglio, costituito dal 40 % di posizioni long, e dal 60 % di posizioni short, ossia da una posizione Net Short alquanto circoscritta, pari al 20 % del mio portafoglio. Chi desiderasse approfondire e ricevere maggiori informazioni sul mio trading system e sulla composizione del portafoglio “ AZIONI ITALIA – LTM “ può, se vuole, consultare direttamente il mio sito.
Vi ringrazio per la vostra stima e fiducia, ed auguro a TUTTI gli amici di intermarketandmore buon trading.
LUKAS

