SHUTDOWN uguale a RICATTO: Trump Alza la Posta

1 Ottobre 2025 08:18

 

Bene, ci risiamo. Puntuale come un orologio svizzero guasto, torna a Washington uno degli spettacoli più stucchevoli e al tempo stesso dannosi della politica americana: lo shutdown del governo federale. Dalla mezzanotte di ieri, le sei del mattino in Italia, una parte della macchina amministrativa degli Stati Uniti ha semplicemente smesso di funzionare. Chi segue queste vicende con un minimo di memoria storica proverà un forte senso di déjà vu. Ma attenzione a liquidare la questione dello shutdown come il solito teatrino della politica. Questa volta, il copione è stato riscritto con un finale molto più brutale.

Non è un Shutdown, è un Ricatto

Se in passato lo shutdown era un’arma di pressione temporanea, una sorta di ripicca in attesa di un accordo, oggi l’amministrazione Trump ha deciso di trasformarlo in una vera e propria epurazione. La direttiva inviata dall’Ufficio per il Budget della Casa Bianca, guidato da Russ Vought, non parla più di “congedo non retribuito” per i dipendenti “non essenziali”, ma chiede alle agenzie federali di preparare piani per licenziamenti di massa. Per esempio, questa procedura prevede la sospensione delle attività non necessarie, tra cui la pubblicazione dei dati macro (il Bureau of Labour Statistics ha già comunicato che, nel caso, il report sul mercato del lavoro venerdì non sarà pubblicato) e la messa in congedo forzato dei relativi lavoratori.

Avete letto bene. Non una sospensione temporanea, ma la rescissione definitiva del contratto di lavoro. È un’escalation senza precedenti, un cambio di paradigma che trasforma lo stallo sul bilancio in un’arma di ricatto per ristrutturare permanentemente lo Stato. Come riportato da Politico, la mossa rompe con ogni tradizione passata e mette l’opposizione democratica di fronte a una scelta diabolica: o accettate le nostre condizioni di spesa, o sarete i responsabili della rovina di migliaia di famiglie.

Il Presidente non fa mistero della sua strategia. Fin dal suo ritorno alla Casa Bianca, l’obiettivo dichiarato è stato quello di sfoltire una burocrazia ritenuta “eccessiva e inefficiente“. Lo shutdown diventa così il grimaldello perfetto per raggiungere uno scopo che per via ordinaria ha trovato l’ostacolo dei tribunali. È quasi ammirevole nella sua cinica genialità.

Naturalmente, ogni dramma che si rispetti ha bisogno di un colpevole da dare in pasto all’opinione pubblica. E chi meglio dei Democratici? “Tutto questo è causato dai democratici. Ci hanno chiesto di fare qualcosa di totalmente irragionevole,” ha tuonato Trump. “Vogliono regalare soldi agli immigrati irregolari, persone entrate illegalmente nel nostro Paese”. È la solita, trita narrazione che polarizza il dibattito e sposta l’attenzione dal merito della questione – il bilancio dello Stato – a uno scontro ideologico.

Dall’altra parte della barricata, il leader democratico al Senato, Chuck Schumer, parla di “tentativo di intimidazione”, mostrando fiducia nel fatto che queste mosse verranno respinte in tribunale. Ma nel frattempo, l’incertezza regna sovrana e l’impatto si fa sentire. I servizi considerati non essenziali, come la manutenzione dei parchi nazionali o i centri per la prevenzione delle malattie, vengono congelati. E con essi, lo stipendio di centinaia di migliaia di lavoratori.

Cosa Significa per i Mercati?

E veniamo al punto che più ci interessa. I mercati, ovviamente, odiano l’incertezza. Wall Street ha aperto le contrattazioni con nervosismo, perché questa non è la solita schermaglia politica. Uno shutdown “tradizionale” è un evento fastidioso ma prezzato: causa qualche ritardo nei dati macroeconomici, crea un po’ di volatilità e poi rientra.

Questa volta, però, la minaccia di licenziamenti permanenti introduce un elemento di instabilità istituzionale molto più profondo. Non si tratta solo di capire quando il governo riaprirà, ma come riaprirà. Un taglio drastico e ideologico del personale federale potrebbe avere conseguenze a lungo termine sull’efficienza della macchina statale e, di riflesso, sull’economia.

In realtà, basta uno sguardo all’interessante illustrazione sopra, presa da un report di Deutsche Bank, per vedere che gli shutdown non sono motivo di collasso per l’equity USA, nemmeno quelli più lunghi, per lo meno dal momento in cui iniziano. Son considerati fattori temporanei, non in grado di impattare sugli utili aggregati. Per questo il mercato non si è preoccupato troppo dell’evolvere di questo tema e le reazioni sono al momento “tiepide”.

La questione è soprattutto politica. Sarà una vittoria totale della linea dura della Casa Bianca? O si troverà una mediazione che disinneschi la minaccia dei licenziamenti?

STAY TUNED!

Danilo DT

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