LEHMAN BROTHERS: BUY! BUY! BYE! BYE!
E’ da poco passato l’11 settembre. Ancora oggi ho i brividi pensando a quel secondo aereo che in diretta televisiva si infrangeva sulla seconda struttura con conseguente crollo delle famigerato “torri gemelle”. Ma sempre in questi giorni c’è stata anche un’altra torre che viene commemorata ed è crollata cambiando in modo determinante le dinamiche finanziarie.
Era il 15 settembre 2008. Meno morti, ovviamente, ma il suo crollo fece un rumore non meno assordante. Parliamo del default più iconico degli ultimi anni, ovvero il crollo di Lehman Brothers.
Quasi per scherzo mi sono ritrovato tra le mani un report… Già… Chi non ricorda quel famoso report di Morgan Stanley su Lehman Brothers del 30 giugno 2008? Un’analisi che avviava la copertura con un bel “overweight”, ribadito poi a luglio e agosto, meno di tre settimane prima che Lehman facesse un sonoro “tonfo”. Molti investitori, seguendo quel consiglio, hanno visto i loro risparmi svanire.
Non è una storia su un singolo errore clamoroso, ma un pretesto per una riflessione più ampia sulla reale utilità della ricerca sell-side (quella prodotta dalle banche d’investimento) per il singolo investitore. Nonostante l’enorme dispendio di risorse, il valore aggiunto è spesso limitato. Il problema non è la mancanza di talento, ma la struttura stessa del sistema.
Pensateci un attimo. Cosa possiamo riscontrare?
• Conflitti di interesse: Le analisi sono talvolta “orientate” per favorire determinate attività dei clienti, non per offrire conclusioni indipendenti.
• “Consensus bias”: Le raccomandazioni tendono a raggrupparsi attorno alla media, con poca voglia di prendere posizioni contrarian. E’ più facile seguire il gregge ed inventare nulla di nuovo. A a questo punto a cosa serve la ricerca?
• Ritardo sull’andamento del mercato: Molti aggiornamenti seguono i movimenti del mercato invece di anticiparli, rendendo il commento più una cronaca che una guida. E allora bastano i giornali, i siti web, i social?
• Mancanza di personalizzazione: Le valutazioni ignorano l’orizzonte temporale e il profilo di rischio specifico di ogni investitore. E’ tutto generico e relativo, con il pericolo che poi il lettore personalizza e fa “suo” il contenuto a seconda delle proprie esigenze.
Qui ho segnalato quello che rappresenta secondo me il caso eclatante. Ma se ci pensate bene, la ricerca spesso e volentieri non crea valore, non aggiunge nulla a quanto è già noto. Anzi, per assurdo, aggiunge rumore, offusca il giudizio e ritarda l’azione.
E magari porta a conclusioni totalmente sballate. Chiedete a chi ha seguito il consiglio di MS nel report qui sotto… Cliccateci sopra…
STAY TUNED!
