IL NUOVO DISORDINE GLOBALE (dalla globalizzazione alla frammentazione)
Oggi facciamo un viaggio, ma non un bel giro in barca a vela verso acque tranquille, quanto un’immersione nelle torbide e caotiche correnti della nuova geopolitica dei mercati. Se pensavate che la globalizzazione fosse un processo lineare, pacifico e soprattutto eterno, beh, è tempo di svegliarsi dal sonno della ragione – o forse, dell’illusione.
L’articolo che vi proponiamo qui sotto, partorito dalla mente lucida del Professor Pozzi, non è un semplice pezzo di opinione; è un vero e proprio manuale di sopravvivenza per chiunque abbia un portafoglio o un’azienda da gestire in questa nuova era. E non stiamo parlando di teoria, ma della dura e cruda realtà che si sta materializzando sotto i nostri occhi, influenzando ogni singola decisione d’investimento.
Il punto non è discutere se l’ordine mondiale stia cambiando, ma quanto profondamente stia già influenzando il vostro conto economico. Le borse europee, proprio in queste ore, stanno danzando nervosamente, con l’indice FTSE MIB che si muove in un contesto di rinnovata volatilità, spesso innescata da dichiarazioni o mosse geopolitiche che vanno oltre la semplice dinamica macroeconomica (come il recente nervosismo generato, ad esempio, dagli “attacchi” retorici sulla Cina, come riportato anche da Teleborsa). La geopolitica non è più un “rischio da monitorare”, ma il driver principale del rischio sistemico.
Vi lascio il testo da leggere con gli approfondimenti del caso.
Per trent’anni abbiamo creduto che la globalizzazione avesse reso il mondo più prevedibile. Oggi scopriamo che era un’illusione.
𝗜𝗟 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗢 𝗗𝗜𝗦𝗢𝗥𝗗𝗜𝗡𝗘 𝗚𝗟𝗢𝗕𝗔𝗟𝗘: 𝗙𝗥𝗔𝗠𝗠𝗘𝗡𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘, 𝗣𝗢𝗧𝗘𝗥𝗘 𝗘 𝗖𝗢𝗥𝗦𝗔 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗗𝗨𝗧𝗧𝗜𝗩𝗜𝗧𝗔̀
Per comprendere più profondamente le faglie che attraversano l’economia mondiale, penso concretamente preziose alcune riflessioni emerse in un recentissimo dialogo di Mario Draghi con Bloomberg, alla conferenza Citadel – Future of Global Markets: il mondo non sta semplicemente cambiando, si sta riorganizzando attorno a nuovi centri di potere e l’ordine costruito sul libero scambio e sulla leadership americana è ormai superato.
L’analisi delle conseguenze è tanto sobria quanto radicale:
1) 𝗚𝗹𝗶 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗨𝗻𝗶𝘁𝗶 𝗲 𝗹𝗮 𝗖𝗶𝗻𝗮 non possono più ignorarsi, ma non sanno ancora convivere.
2) 𝗟’𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗺𝗮𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗲𝘇𝘇𝗼, frenata da frammentazione e lentezza decisionale.
3) 𝗟𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀ – non la crescita di breve periodo – diventa la 𝘃𝗲𝗿𝗮 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝘀𝗼𝘃𝗿𝗮𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗲.
Nel mio nuovo articolo, intreccio le riflessioni dell’ex Presidente della BCE con le trasformazioni geopolitiche e finanziarie in atto.
Ne emerge un cambio di paradigma economico di cui è necessario tenere conto perché:
– 𝗹𝗮 𝗹𝗶𝗾𝘂𝗶𝗱𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗶𝗻𝗳𝗶𝗻𝗶𝘁𝗮, può evaporare rapidamente;
– 𝗹’𝗶𝗻𝗳𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻’𝗮𝗻𝗼𝗺𝗮𝗹𝗶𝗮 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼𝗿𝗮𝗻𝗲𝗮, ma una componente strutturale del nuovo regime;
– 𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗲𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗽𝗶𝘂̀: serve disciplina fiscale e visione industriale;
– e 𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗮𝗿𝗮̀ 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲 tra chi saprà diffondere innovazione e chi la subirà.
Per chi gestisce imprese o strategie d’investimento di medio-lungo termine, questo non è solo un dibattito accademico. È la mappa di un mondo in cui il rischio sistemico e la volatilità geopolitica diventano variabili permanenti. Dove 𝗶 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘀𝗶 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝘂𝗹𝗹’𝗮𝗿𝗯𝗶𝘁𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼, 𝗺𝗮 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗶𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗶-𝗣𝗮𝗲𝘀𝗲.
Un testo denso, ma necessario: perché 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗱𝗶𝘀𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗴𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗶 𝗰𝗿𝗲𝗲𝗿𝗮̀ 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 nei prossimi dieci anni.