Target SP500 a 8.000: la trappola degli utili societari AI nel report Goldman Sachs
Una sberla in pieno viso. Ecco cos’è stato l’ultimo venerdì per chi si era esposto sul comparto dei chip. Eppure, che succede quando meno te lo aspetti? Goldman Sachs se ne esce alzando il target dell’S&P 500 a quota 8.000 per fine anno. Roba da matti? No, pura matematica, ma di quella che rischia di farti molto male.
Parlo del report firmato del chief equity strategist Ben Snider. Ma attenzione. Goldman non sta allungando il brodo dei multipli. Il P/E stimato resta piantato a 21 volte gli utili. Lo stesso identico livello di due anni fa.
Fateci caso, perché questo dettaglio cambia la prospettiva. In ventiquattro mesi l’S&P 500 è volato del 40%, ma la valutazione teorica non si è mossa di un millimetro. Tutta questa corsa pazzesca è stata pagata, dollaro su dollaro, dalla crescita reale dei profitti. Snider lo dice chiaramente: la matematica spiega l’intero rally, senza magie contabili.
La scommessa da brivido di Ben Snider
Il punto però non è la valutazione attuale, ma la scommessa sul futuro prossimo. Per giustificare quegli 8.000 punti, l’EPS aggregato deve toccare i 340 dollari nel 2026. Parliamo di un balzo degli utili del 24% anno su anno. Una roba monstre. Nel 2027 si spingono addirittura a pronosticare 385 dollari per azione.
Opinioni o aria fritta macroeconomica? Lo scopriremo presto. Se nei prossimi due trimestri gli utili crescono davvero del 24%, il target è matematicamente inattaccabile. Ma se la crescita si ferma al 15%, il castello crolla. Non perché il mercato diventa irrazionale, ma perché le fondamenta erano più fragili del previsto.
E dove andiamo a prenderli tutti questi profitti? Esatto, sempre nella solita parrocchia. Quasi la metà dell’intera crescita degli utili del 2026 dipenderà esclusivamente dai beneficiari della Capex sull’intelligenza artificiale. Chip, cloud, data center, networking. I soliti quattro ENORMI gatti che tengono in piedi la baracca globale.
Tutti sulla stessa barca (e si balla)
Se Nvidia, TSMC, Broadcom o Intel toppano una sola guidance nelle prossime due stagioni di trimestrali, metà dell’argomento di Goldman va dritto al macero. La concentrazione del rischio è arrivata a livelli mai visti prima. Il gregge degli istituzionali si è mosso tutto insieme, occupando la stessa identica stanza.
L’ultimo sondaggio di Bank of America parlava chiaro: il 73% degli investitori istituzionali era posizionato “long semiconductors”. Avete letto bene, il settantatré percento. Venerdì scorso hanno avuto un piccolo assaggio di cosa succede quando tutti cercano di uscire contemporaneamente dalla stessa minuscola porta di sicurezza.
Goldman ci sta dicendo che questa non è la bolla del 2000 perché dietro ci sono investimenti reali e misurabili nei bilanci di Microsoft, Meta, Amazon e Google. Vero. Ma l’unica variabile capace di far saltare il banco non sono i tassi d’interesse o la geopolitica. È lo scetticismo sulla durata di questi profitti.
Il mercato non perdona chi promette miracoli e poi consegna solo una buona normalità. Tenete gli occhi aperti, perché la situazione è quantomeno “estrema”.
STAY TUNED!
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