Cina: guerra a inflazione, internet e agli USA

19 Novembre 2010 12:00

 

La Cina resta sempre un paese al centro dei nostri pensieri. Non perché siamo particolarmente filo-cinesi, ma perché siamo consapevoli del fatto che la Cina sarà il futuro. E sottovalutare questo dato di fatto potrebbe essere un grave errore.
Andiamo ai fatti.

La forte crescita economica e soprattutto il forte afflusso di capitali dall’estero (grazie in primis alla politica monetaria USA del quantitative easing) ha generato nell’Ex Celeste Impero il rischio inflazione, rischio che è diventata vera PAURA. L’indice dei prezzi al consumo ha raggiunto i massimi degli ultimi anni.

Grafico Indici prezzi al consumo CINA

Questo dato va a sommarsi a tanti altri problemini che si sono generati anche a causa della (troppo?) rapida crescita economica, compresa la tanto temuta bolla immobiliare che al momento non ha ancora fatto grossi danni.
E il premier cinese (Wen Jiabao) ha chiaramente detto che il suo impegno è indirizzato a tenere sotto controllo la situazione.
Nel frattempo però la Cina frena.
Guardate questo grafico.

Crescita Cina: Export, import e borsa



Sia l’export che l’import sono in frenata. Proprio perché lo stato sta iniziando a “controllare” i consumi. Prese di posizioni fortissime che in un’economia occidentale non sarebbero certo accettate, ma in Cina, oggi, tutto è possibile.

Per esempio, lo sapevate che hanno frenato considerevolmente l’import di petrolio proprio per bloccarne il consumo? E che dire dei beni alimentari? Pechino sa che l’aumento dei prezzi è legato soprattutto all’aumento della liquidità interna, un aumento medio degli stipendi del 30% e alla più semplice concessione del credito bancario e ha deciso di mettere dei tetti massimi ai prezzi, situazione che però ha anche un rovescio della medaglia (leggasi approvvigionamenti eccessivi, mercato nero, carenze di beni). Ed è ancora qui che vuole intervenire il premier. Però sempre tutelando gli interessi della Cina e non certo quelli USA o del mondo. Quindi scordiamoci pure manovre straordinarie di rivalutazione. La Cina farà i suoi interessi. E in merito agli interventi, i cinesi hanno una finanza pubblica che ha ancora tante cartucce da sparare. Mentre noi, vecchia economia, non abbiamo nel nostro zainetto che fumo, avendo deficit pesanti e tassi di interesse ormai a zero.

Tensioni tra USA e Cina

La tensione tra le due super potenze continua ad essere elevata.
Oltre alla solita storia (rinfacciarsi il quantitative easing e la mancata rivalutazione dello yuan) ora c’è un’ultima perla.
E ve la regalo in un link italiano.

L’8 aprile 2010, per diciotto minuti, una quota del 15 per cento dell’imponente traffico internet mondiale, e in particolare statunitense (incluse comunicazioni da e per i siti dell’Esercito, della Marina, del corpo dei Marines, dell’Aeronautica, dell’ufficio del Segretario della Difesa, del Senato e della Nasa), potrebbe essere stato registrato e decriptato dalla Cina. Con conseguenze che potrebbero rivelarsi drammatiche per la privacy e la sicurezza. (…)In quei diciotto lunghi minuti infatti i dati internet ad alta sensibilità statunitensi e di molti altri Paesi sono passati erroneamente attraverso i server cinesi, dopo che China Telecom aveva inviato informazioni di routing sbagliate: una mole di traffico impressionante, compresi i delicati dati delle agenzie governative, ha seguito il percorso errato a causa della modifica del routing su internet, approdando sui server cinesi. Il fenomeno in questione è il cosiddetto “IP hijacking” e si verifica quando il router impone una rotta diversa, indicando come percorso migliore un nodo differente da quello abituale. (…)Secondo Dmitri Alperovitch, vice presidente della società McAfee, il dolo è quasi certo e si tratterebbe di «uno dei più grandi attacchi di hijacking, o forse il più grande in assoluto, che si siano mai visti», nonostante il gigante delle telecomunicazioni cinese neghi qualsiasi hijack del traffico web. «Potrebbe accadere ancora – spiega Alperovitch -, dovunque e in qualsiasi momento». E poi conclude: «Cosa è successo al traffico della rete mentre era in Cina? Nessuno lo saprà mai. (Source: Corriere)

Facciamo molta attenzione. Guerra commerciale, guerra valutaria, e ora guerra mediatica?
Io sono il primo a dire che il futuro parra attraverso alla rete, essendo blogger da tanti anni. Ora, non oso immaginare le conseguenze che potrebbero derivare da una guerra web-mediatica.
Mi fermo qui, perché non voglio azzardate teorie troppo pessimistiche.

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DT

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